BASH(1) General Commands Manual BASH(1)

bash - GNU Bourne-Again SHell

bash [opzioni] [stringa_di_comando | file]

Bash is Copyright (C) 1989-2020 by the Free Software Foundation, Inc.

Bash è un interprete di linguaggio di comandi sh-compatibile che esegue i comandi letti dallo standard input o da un file. Bash inoltre incorpora utili caratteristiche delle shell Korn e C (ksh e csh).

Bash è progettata per essere un'implementazione conforme alla parte Shell and Utilities della IEEE POSIX specification (IEEE Standard 1003.1). Bash può essere configurata per essere conforme allo standard POSIX in modo predefinito.

Tutte le opzioni monocarattere della shell documentate nella descrizione del comando incorporato set, compreso -o, possono essere usate come opzioni quando la shell è invocata. In aggiunta, quando è invocata, bash interpreta le seguenti opzioni:
-c
Se è presente l'opzione -c, i comandi sono letti dal primo argomento non di opzione stringa_di_comando.Se vi sono argomenti dopo la stringa_di_comando, essi sono assegnati ai parametri posizionali, partendo da $0, e i rimanenti argomenti vengono assegnati ai parametri posizionali. L'assegnamento a $0 imposta il nome della shell, che è usato nei messaggi di avvertimento e di errore.
-i
Se è presente l'opzione -i, la shell è interattiva.
-l
fa sì che bash funzioni come se fosse stata invocata come una shell di login (si veda INVOCAZIONE più avanti).
-r
Se l'opzione -r è presente, la shell diventa ristretta (si veda SHELL RISTRETTA più avanti).
-s
Se è presente l'opzione -s, o se non rimane alcun argomento dopo che sono state esaminate le opzioni, i comandi sono letti dallo standard input. Quest'opzione permette di impostare i parametri posizionali quando si invoca una shell interattiva o si legge l'input tramite una pipe.
-D
Una lista di tutte le stringhe fra virgolette preceduta da $ è stampata sullo standard output. Queste sono le stringhe che sono soggette a traduzione di linguaggio quando la localizzazione corrente non è C o POSIX. Questo implica l'opzione -n; nessun comando verrà eseguito.
[-+]O [shopt_option]
shopt_option è una delle opzioni di shell accettate dal comando incorporato shopt (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). Se shopt_option è presente, -O imposta il valore di quella opzione; +O lo rimuove. Se shopt_option non è fornita, i nomi e i valori delle opzioni della shell accettati da shopt sono stampati sullo standard output. Se l'opzione di invocazione è +O, l'output è mostrato in un formato riutilizzabile come input.
--
Un -- segna la fine delle opzioni e disabilita l'ulteriore elaborazione di opzioni. Gli argomenti dopo il -- sono trattati come nomifile e argomenti. Un argomento di - è equivalente a --.

Bash interpreta anche un certo numero di opzioni multicarattere. Queste opzioni devono apparire nella riga di comando prima delle opzioni a carattere singolo.

--debugger
Dispone l'esecuzione del debugger profile prima dell'avvio della shell. Attiva la modalità estesa di debug (si veda la descrizione dell'opzione extdebug al comando incorporato shopt più avanti).
--dump-po-strings
Equivalente a -D, ma l'output è nel formato file GNU gettext po (portable object).
--dump-strings
Equivalente a -D.
--help
Mostra sullo standard output un messaggio sull'uso ed esce con stato di uscita 0.
--init-file file
--rcfile file
Esegue comandi letti da file invece che dal file personale di inizializzazione standard ~/.bashrc INVOCAZIONE più avanti).
--login
Equivalente a -l.
--noediting
Non usa la libreria GNU readline per leggere righe di comando quando la shell è interattiva.
--noprofile
Non legge né il file di inizializzazione generico di sistema /etc/profile né alcuno dei file personali di inizializzazione ~/.bash_profile, ~/.bash_login, o ~/.profile. Per impostazione predefinita bash legge questi file quando è invocata come shell di login (si veda INVOCAZIONE più avanti).
--norc
Non legge né esegue il file personale di inizializzazione ~/.bashrc se la shell è interattiva. Questa opzione è attiva per impostazione predefinita se la shell è invocata come sh.
--posix
Cambia il comportamento di bash dove le operazioni predefinite differiscono dallo standard POSIX, in modo da corrispondere allo standard (modalità posix). Si veda più avanti VEDERE ANCHE dove viene citato un documento che spiega nel dettaglio come la modalità posix influenza il comportamento di bash.
--restricted
La shell diventa ristretta (si veda SHELL RISTRETTA più avanti).
--verbose
Equivalente a -v.
--version
Mostra informazioni sulla versione di questa istanza di bash sullo standard output ed esce con stato d'uscita 0.

Se rimangono argomenti dopo che sono state elaborate le opzioni, e né l'opzione -c né l'opzione -s sono state specificate, il primo argomento si assume sia il nome di un file che contiene dei comandi di shell. Se bash è invocata in questo modo, $0 è impostato al nome del file, e i parametri posizionali sono impostati agli argomenti che lo seguono. Bash legge ed esegue comandi da questo file, poi esce. Lo stato d'uscita di Bash è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito nello script. Se non è eseguito alcun comando lo stato d'uscita è 0. Viene fatto un primo tentativo per aprire il file nella directory corrente, e se non viene trovato il file la shell cerca le directory in PATH per lo script.

Una shell di login è quella in cui il cui primo carattere dell'argomento zero è un -, o una che venga avviata con l'opzione --login.

Una shell è detta interattiva se è stata avviata senza argomenti diversi dalle opzioni (a meno che non venga specificato -s) e senza l'opzione -c i cui standard input e standard error sono entrambi inviati a terminali (come determinato da isatty(3)), o se viene avviata con l'opzione -i. PS1 è impostato e $- include i se bash è interattiva, permettendo a uno script di shell o a un file di inizializzazione di verificare questo stato.

I seguenti paragrafi descrivono come bash esegue i suoi file di inizializzazione. Se qualcuno dei file esiste ma non può essere letto bash riporta un errore. Le tilde sono espanse nei nomifile come descritto più avanti in Espansione della tilde nella sezione ESPANSIONE.

Quando bash è invocata come una shell di login interattiva, o come una shell non interattiva con l'opzione --login, prima legge ed esegue comandi dal file /etc/profile, se quel file esiste. Dopo aver letto quel file, cerca ~/.bash_profile, ~/.bash_login, e ~/.profile, in quest'ordine, e legge ed esegue comandi dal primo file che trova e che è leggibile. L'opzione --noprofile può essere usata quando si avvia la shell per inibire questo comportamento.

Quando una shell di login interattiva esce, o una shell di login non interattiva esegue il comando incorporato exit, bash legge ed esegue comandi dal file ~/.bash_logout, se esiste.

Quando una shell interattiva che non è una shell di login è avviata, bash legge ed esegue comandi da ~/.bashrc, se quel file esiste. Ciò può essere inibito utilizzando l'opzione --norc. L'opzione --rcfile file forza bash a leggere ed eseguire comandi da file invece che da ~/.bashrc.

Quando bash è avviata in modo non interattivo, per eseguire uno script di shell, per esempio, cerca la variabile di ambiente BASH_ENV, espande il suo valore se questo esiste, e utilizza il valore espanso come il nome di un file da leggere ed eseguire. Bash si comporta come se fossero stati eseguiti i seguenti comandi:

if [ -n "$BASH_ENV" ]; then . "$BASH_ENV"; fi

ma il valore della variabile PATH non è usato per cercare il nome-file.

Se bash è invocata col nome sh, tenta di imitare il comportamento di inizializzazione delle vecchie versioni di sh il più fedelmente possibile, e allo stesso tempo si conforma allo standard POSIX. Quando invocata come una shell di login interattiva, o una shell interattiva con l'opzione --login, per prima cosa tenta di leggere ed eseguire i comandi da /etc/profile e ~/.profile, in quest'ordine. L'opzione --noprofile può essere usata per inibire questo comportamento. Quando invocata come una shell interattiva col nome sh, bash cerca la variabile ENV, espande il suo valore se questo è definito, e usa il valore espanso come nome di un file da leggere ed eseguire. Poiché una shell invocata come sh non tenta di leggere ed eseguire comandi da qualsiasi altro file di inizializzazione, l'opzione --rcfile non ha alcun effetto. Una shell non interattiva invocata col nome sh non tenta di leggere nessun altro file di inizializzazione. Quando invocata come sh, bash lavora in modalità posix dopo che i file di inizializzazione sono stati letti.

Quando bash è avviata in modalità posix come con l'opzione --posix della riga di comando, essa segue lo standard POSIX per i file di inizializzazione. In questa modalità la shell interattiva espande la variabile ENV e i comandi sono letti ed eseguiti dal file il cui nome è il valore espanso. Nessun altro file di inizializzazione viene letto.

Bash cerca di determinare quando la si sta eseguendo col suo standard input connesso a una connessione di rete, come quando è eseguita dal demone di shell remota, solitamente rshd, o dal demone di shell sicura sshd. Se bash stabilisce che è eseguita in questo modo, legge ed esegue comandi da ~/.bashrc, se quel file esiste ed è leggibile. Non fa questo se è invocata come sh. L'opzione --norc può essere usata per inibire questo comportamento, e l'opzione --rcfile può essere usata per forzare la lettura di un altro file, ma né rshdsshd invocano la shell con queste opzioni o permettono che siano specificate.

Se la shell è avviata con l'id effettivo dell'utente (gruppo) non uguale all'id reale dell'utente (gruppo), e non viene fornita l'opzione -p, nessun file di inizializzazione viene letto, le funzioni di shell non vengono ereditate dall'ambiente, le variabili SHELLOPTS, BASHOPTS, CDPATH e GLOBIGNORE, se esistono nell'ambiente, vengono ignorate, e l'id effettivo dell'utente è impostato all'id reale dell'utente. Se l'opzione -p è fornita all'invocazione, il comportamento all'avvio è il medesimo, ma l'id effettivo dell'utente non viene reimpostato.

Le seguenti definizioni sono usate nel resto di questo documento.
blank
Uno spazio o carattere di tabulazione (tab).
parola
Una sequenza di caratteri considerata come una singola unità dalla shell. Nota anche come token.
nome
Una parola che consiste solo di caratteri alfanumerici e trattini di sottolineatura, e comincia con un carattere alfabetico o un trattino di sottolineatura. Definita anche un identificatore.
metacarattere
Un carattere che, quando non quotato, separa le parole. Uno dei seguenti:

| & ; ( ) < > space tab newline

operatore di controllo
Un token che realizza una funzione di controllo. È uno dei seguenti simboli:

|| & && ; ;; ;& ;;& ( ) | |& <newline>

Le parole riservate sono parole che hanno un significato speciale per la shell. Le seguenti parole sono riconosciute come riservate quando non quotate e sono o la prima parola di un comando (si veda GRAMMATICA DELLA SHELL più avanti) , la terza parola di un comando case o select ( è valida solo in), o la terza parola di un comando for (sono valide solo in e do):

! case coproc do done elif else esac fi for function if in select then until while { } time [[ ]]

Un comando semplice è una sequenza opzionale di assegnamenti di variabile seguita da parole, separate da blank, e ridirezioni, e terminata da un operatore di controllo. La prima parola specifica il comando che deve essere eseguito, ed è passata come argomento zero. Le rimanenti parole sono passate come argomenti al comando invocato.

Il valore di ritorno di un comando semplice è il suo stato di uscita, o 128+n se il comando è fatto terminare da un segnale n.

Una pipeline è una sequenza di uno o più comandi separati da uno degli operatori di controllo | o |&. Il formato per una pipeline è:

[time [-p]] [ ! ] comando [ [||&] comando2 ... ]

Lo standard output di comando è connesso attraverso una pipe allo standard input di comando2. Questa connessione è effettuata prima di qualsiasi ridirezione specificata dal comando (si veda RIDIREZIONE più avanti). Se viene usato |&, lo standard error di comando, in aggiunta al suo standard output, è connesso allo standard input di comando2 tramite la pipe; è una notazione breve per 2>&1 |. Questa ridirezione implicita dello standard error allo standard output è effettuata dopo qualsiasi ridirezione specificata dal comando.

Lo stato di ritorno di una pipeline è lo stato d'uscita dell'ultimo comando, a meno che l'opzione pipefail non sia abilitata. Se pipefail è abilitata, lo stato di ritorno della pipeline è il valore dell'ultimo comando (il più a destra) che esce con uno stato diverso da zero o zero se tutti i comandi escono con successo. Se la parola riservata ! precede una pipeline, lo stato d'uscita di quella pipeline è la negazione logica dello stato d'uscita come sopra descritto. La shell aspetta che tutti i comandi nella pipeline terminino prima di ritornare un valore.

Se la parola riservata time precede una pipeline, quando la pipeline termina vengono notificati i tempi impiegati dall'utente e dal sistema per la sua esecuzione. L'opzione -p cambia il formato di output con quello specificato da POSIX. Quando la shell è in modalità posix, non riconosce time come una parola riservata se il token successivo inizia con un `-'. La variabile TIMEFORMAT può essere impostata a una stringa di formato che specifica come le informazioni sui tempi dovranno essere mostrate; si veda la descrizione di TIMEFORMAT sotto Variabili di shell più avanti.

Quando la shell è in modalità posix, time può essere seguito da un newline. In questo caso la shell visualizza il tempo totale dell'utente e del sistema utilizzato dalla shell e dai suoi figli. Si può usare la variabile TIMEFORMAT per specificare il formato dell'informazione sul tempo.

Ogni comando in una pipeline è eseguito come un processo separato (cioè in una subshell). Si veda AMBIENTE DI ESECUZIONE DEI COMANDI per la descrizione di un ambiente di subshell. Se è abilitata l'opzione lastpipe usando il comando incorporato shopt (si veda più avanti la descrizione di shopt), l'ultimo elemento di una pipeline può essere eseguito dal processo di shell.

Una lista è una sequenza di una o più pipeline separate da uno degli operatori ;, &, &&, o ||, e facoltativamente fatta terminare da uno fra ;, &, o <newline>.

Di questi operatori di lista, && e || hanno uguale precedenza, seguiti da ; e &, che hanno uguale precedenza.

Per delimitare dei comandi può essere usata in una lista una sequenza di uno o più newline al posto di un punto e virgola.

Se un comando è terminato dall'operatore di controllo &, la shell esegue il comando in background in una subshell. La shell non aspetta che il comando finisca, e lo stato di ritorno è 0. Questi sono detti comandi asincroni. I comandi separati da un ; sono eseguiti sequenzialmente; la shell aspetta che ogni comando, in sequenza, termini. Lo stato di ritorno è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito.

Le liste AND e OR sono sequenze di una o più pipeline separate, rispettivamente, dagli operatori di controllo && e ||. Le liste AND e OR vengono eseguite con associatività a sinistra. Una lista AND ha la forma

comando1 && comando2

comando2 è eseguito se, e solo se, comando1 restituisce uno stato d'uscita di zero (successo).

Una lista OR ha la forma

comando1 || comando2

comando2 è eseguito se e solo se comando1 ritorna uno stato d'uscita diverso da zero. Lo stato di ritorno di liste AND e OR è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito nella lista.

Un comando composto è uno dei seguenti. Nella maggior parte dei casi una lista in una descrizione di comando può essere separata dal resto del comando da uno o più newline, e può essere seguita da un newline al posto di un punto e virgola.
(lista)
lista è eseguita in un ambiente di subshell (si veda AMBIENTE DI ESECUZIONE DEI COMANDI più avanti). Assegnamenti di variabile e comandi incorporati che influenzano l'ambiente della shell non hanno effetto dopo che il comando è completato. Lo stato di ritorno è lo stato d'uscita di lista.
{ lista; }
lista è semplicemente eseguita nell'ambiente di shell corrente. lista deve essere fatta terminare con un newline o un punto e virgola. Questo è conosciuto come group command. Lo stato di ritorno è lo stato d'uscita di lista. Da notare che diversamente dai metacaratteri ( e ), { e } sono parole riservate e devono essere usati quando una parola riservata è ammissibile. Poiché esse non causano una divisione delle parole, devono essere separate da lista con uno spazio o un altro metacarattere di shell.
((espressione))
L'espressione è valutata in accordo con le regole descritte più avanti sotto VALUTAZIONE ARITMETICA. Se il valore dell'espressione è diverso da zero, lo stato di ritorno è 0; altrimenti lo stato di ritorno è 1. Questo è esattamente equivalente a let "espressione".
[[ espressione ]]
Ritorna uno stato di 0 o 1 a seconda della valutazione della espressione condizionale espressione. Le espressioni sono composte dalle primitive descritte più avanti sotto ESPRESSIONI CONDIZIONALI. La suddivisione in parole e l'espansione del nome di percorso non sono effettuate sulle parole fra la [[ e ]]; espansione della tilde, espansione di parametro e di variabile, espansione aritmetica, sostituzione di comando, sostituzione di processo, e rimozione degli apici vengono eseguite. Gli operatori condizionali come -f devono essere senza apici per essere riconosciuti come primitive.

Quando vengono usati con [[, gli operatori < e > vengono ordinati lessicograficamente usando la localizzazione corrente.

Quando vengono usati gli operatori == e !=, la stringa alla destra dell'operatore è considerato un modello ed è confrontata in accordo con le regole descritte più avanti sotto Modelli di ricerca, come se fosse abilitata l'opzione di shell extglob. L'operatore = è eqiovalente a ==. Se l'opzione di shell nocasematch è abilitata, il confronto è effettuato senza distinzione fra maiuscole e minuscole nei caratteri alfabetici. Il valore di ritorno è 0 se la stringa corrisponde (==) o non corrisponde (!=) al modello, e 1 negli altri casi. Ogni parte del modello può essere quotato per forzarlo a essere individuato come una stringa.

Un ulteriore operatore binario, =~, è disponibile con la stessa precedenza di == e !=. Quando viene usato, la stringa alla destra dell'operatore è considerata un'espressione regolare estesa POSIX e confrontata come tale (usando le interfacce POSIX regcomp e regexec usualmente descritte in regex(3)). Il valore di ritorno è 0 se la stringa corrisponde al modello, e 1 negli altri casi. Se l'espressione regolare è sintatticamente scorretta, il valore di ritorno dell'espressione condizionale è 2. Se l'opzione di shell nocasematch è abilitata, il confronto è effettuato senza distinguere le maiuscole dalle minuscole nei caratteri alfabetici. Qualsiasi parte del modello può essere quotato per forzare la porzione quotata a essere individuata come una stringa. Le espressioni fra parentesi nelle espressioni regolari devono essere trattate con attenzione, poiché i normali caratteri di quotatura perdono il loro significato uqando sono fra parentesi graffe. Se il modello è memorizzato in una variabile di shell, quotare l'espansione della variabile forza l'intero modello a essere individuato come stringa.

The pattern will match if it matches any part of the string. Anchor the pattern using the ^ and $ regular expression operators to force it to match the entire string. The array variable BASH_REMATCH records which parts of the string matched the pattern. The element of BASH_REMATCH with index 0 contains the portion of the string matching the entire regular expression. Substrings matched by parenthesized subexpressions within the regular expression are saved in the remaining BASH_REMATCH indices. The element of BASH_REMATCH with index n is the portion of the string matching the nth parenthesized subexpression.

Le espressioni possono essere combinate usando i seguenti operatori, elencati in ordine inverso di precedenza:

( espressione )
Ritorna il valore di espressione. Questo può essere usato per modificare la normale precedenza degli operatori.
! espressione
Vero se espressione è falsa.
espressione1 && espressione2
Vero se entrambe espressione1 e espressione2 sono vere.
espressione1 || espressione2
Vero se almeno una fra espressione1 o espressione2 è vera.

Gli operatori && e || non valutano espressione2 se il valore di espressione1 è sufficiente per determinare il valore di ritorno dell'intera espressione condizionale.

for nome [ [ in [ parola ... ] ] ; ] do lista ; done
La lista di parole che seguono in è espansa, generando una lista di elementi. La variabile nome è impostata, di volta in volta, a ciascun elemento di questa lista e lista è eseguita ogni volta. Se la in parola è omessa, il comando for esegue lista una volta per ogni parametro posizionale esistente (si veda PARAMETRI più avanti). Lo stato di ritorno è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito. Se l'espansione degli elementi che seguono in risultano in una lista vuota, non è eseguito alcun comando, e lo stato di ritorno è 0.
for (( espr1 ; espr2 ; espr3 )) ; do lista ; done
Prima viene valutata l'espressione aritmetica espr1 in accordo con le regole descritte più avanti sotto VALUTAZIONE ARITMETICA. Viene quindi valutata ripetutamente l'espressione aritmetica espr2 finché non assume il valore zero. Ogni volta che espr2 è diverso da zero, lista viene eseguita e l'espressione aritmetica espr3 viene valutata. Se qualche espressione è omessa, si suppone che abbia il valore 1. Il valore di ritorno è lo stato d'uscita dell'ultimo comando in lista che è eseguito, o falso se una qualsiasi delle espressioni non è valida.
select nome [ in parola ] ; do lista ; done
La lista di parole che segue in è espansa, generando una lista di elementi. L'insieme delle parole espanse è stampato sullo standard error, ognuna preceduta da un numero. Se la in parola è omessa, sono stampati i parametri posizionali (si veda PARAMETRI più avanti). È poi mostrato il prompt PS3 ed è letta una riga dallo standard input. Se la riga è contrassegnata da un numero corrispondente a una delle parole mostrate, allora il valore di nome è impostato a quella parola. Se la riga è vuota, le parole e il prompt sono mostrati di nuovo. Se viene immesso EOF [CTRL-D], il comando termina. Qualsiasi altro valore letto fa sì che nome sia impostato al valore nullo. La riga letta è salvata nella variabile REPLY. La lista è eseguita dopo ciascuna selezione fino a che non sia eseguito un comando break. Lo stato d'uscita di select è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito in lista, o zero se nessun comando è stato eseguito.
case parola in [ [(] modello [ | modello ] ... ) lista ;; ] ... esac
Un comando case prima espande parola, e prova a confrontarla, di volta in volta, con ognuno dei modelli, usando le regole di confronto descritte più avanti in Espansione di percorso. La parola è espansa usando espansione della tilde, espansione di parametro e di variabile, espansione aritmetica, sostituzione di comando, sostituzione di processo e rimozione dei simboli di quotatura. Ogni modello esaminato è espanso usando espansione della tilde, espansione di parametro e di variabile, espansione aritmetica, sostituzione di comando e sostituzione di processo. Se l'opzione di shell nocasematch è abilitata, il confronto è effettuato senza distinzione fra maiuscole e minuscole nei caratteri alfabetici. Quando viene trovata una corrispondenza, viene eseguita la lista a essa abbinata. Se viene usato l'operatore ;;, dopo il primo confronto riuscito non ne viene tentato nessun altro. Usando ;& al posto di ;; l'esecuzione continua con la lista associata alla successiva serie di modelli. Se si usa ;;& al posto di ;; la shell analizza il successivo modello di lista nell'istruzione, se ce n'è qualcuno, ed esegue qualsiasi lista associata su una corrispondenza andata a buon fine, continuando l'esecuzione dell'istruzione case come se il modello di lista non abbia trovato corrispondenze . Lo stato d'uscita è zero se nessun modello corrisponde. Altrimenti, è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito in lista.
if lista; then lista; [ elif lista; then lista; ] ... [ else lista; ] fi
La lista if è eseguita. Se il suo stato d'uscita è 0, è eseguita la lista dopo then. Altrimenti, è eseguita a turno ciascuna lista dopo elif, e se il suo stato d'uscita è 0, è eseguita la corrispondente lista dopo then e il comando termina. Altrimenti, se presente, è eseguita, la lista dopo else. Lo stato d'uscita è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito, o zero se nessuna delle condizioni considerate è risultata essere vera.
while lista-1; do lista-2; done
until lista-1; do lista-2; done
Il comando while esegue ripetutamente la lista lista-2 finché l'ultimo comando nella lista lista-1 ritorna uno stato di uscita di zero. Il comando until è identico al comando while, con la sola differenza che il risultato del test è negato: lista-2 è eseguita finché l'ultimo comando in lista-1 ritorna uno stato d'uscita diverso da zero. Lo stato d'uscita dei comandi while e until è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito in lista-2, o zero se non ne è stato eseguito alcuno.

Un coprocesso è un comando di shell preceduto dalla parola riservata coproc. Un coprocesso viene eseguito in modo asincrono in una subshell, come se il comando fosse stato terminato con l'operatore di controllo &, con una pipe a due vie stabilita fra la shell in esecuzione e il coprocesso.

Il formato per un coprocesso è:

coproc [NOME] comando [ridirezioni]

Questo crea un coprocesso chiamato NOME. Se NOME non viene fornito, quello predefinito è COPROC. NOME non dev'essere fornito se comando è un comando semplice (si veda sopra); altrimenti viene interpretato come la prima parola di un comando semplice. Quando il coprocesso viene eseguito, la shell crea una variabile array (si veda Array più avanti) chiamata NOME nel contesto della shell in esecuzione. Lo standard output di comando è connesso tramite una pipe a un descrittore di file nella shell in esecuzione, e il descrittore di file è assegnato a NOME[0]. Lo standard input of comando è connesso tramite una pipe a un descrittore di file nella shell in esecuzione, e tale descrittore è assegnato a NOME[1]. Questa pipe è costituita prima che qualsiasi ridirezione venga specificata dal comando (si veda RIDIREZIONE più avanti). I descrittori di file possono essere utilizzati come argomenti per i comandi di shell e ridirezioni usando comuni espansioni di parola. Oltre a quelli creati per eseguire comandi e sostituzioni di processo, i descrittori di file non sono disponibili nelle subshell. L'ID del processo della shell figlia creata per eseguire il coprocesso è disponibile come valore della variabile NOME_PID. Il comando incorporato wait può essere usato per attendere che il coprocesso sia terminato.

Poiché il coprocesso è creato come comando asincrono, il comando coproc restituisce sempre successo. Lo stato di ritorno di un coprocesso è lo stato di ritorno di comando.

Una funzione di shell è un oggetto che viene chiamato come un comando semplice ed esegue un comando composto con una nuova serie di parametri posizionali. Le funzioni di shell sono dichiarate in questo modo:
fname () comando-composto [ridirezione]
function fname [()] comando-composto [ridirezione]
Qui sopra si definisce una funzione chiamata nome. La parola riservata function è opzionale. Se la parola riservata function è fornita, le parentesi sono opzionali. Il corpo della funzione è il comando composto comando-composto (si veda Comandi composti sopra). Questo comando è usualmente una lista di comandi fra { e }, ma potrebbe essere qualsiasi comando elencato in precedenza, sotto Comandi composti, con una eccezione: se viene usata la parola risevata function ma non vengono fornite le parentesi, sono richieste le parentesi graffe. comando-composto è eseguito ogni volta che nome è specificato come nome di un comando semplice. Quando si è in modalità posix, fname dev'essere un nome di shell valido e non può essere il nome di uno dei comandi interni speciali POSIX. Nella modalità predefinita, un nome di funzione può essere qualsiasi parola di shell non quotata che non contiene $.Ogni ridirezione (si veda RIDIREZIONE più avanti) specificata quando una funzione è definita viene effettuata quando quella funzione viene eseguita. Lo stato d'uscita di una definizione di funzione è 0 tranne quando si verifica un errore di sintassi o una funzione in sola lettura con lo stesso nome è già esistente. Quando eseguita, lo stato d'uscita di una funzione è lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito nel corpo. (Si veda FUNZIONI più avanti).

In una shell non interattiva, o in una shell interattiva in cui l'opzione interactive_comments del comando incorporato shopt è abilitata (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti), una parola che inizia con # fa sì che la parola e tutti i rimanenti caratteri di quella riga siano ignorati. Una shell interattiva senza l'opzione interactive_comments abilitata non permette i commenti. L'opzione interactive_comments è attiva in modo predefinito nelle shell interattive.

La Quotatura è usata per togliere il significato speciale, per la shell, di certi caratteri o parole. La quotatura può essere usata per disabilitare il trattamento speciale per i caratteri speciali, per impedire che le parole riservate siano riconosciute come tali, e per prevenire l'espansione di parametro.

Ciascuno dei metacaratteri elencati prima sotto DEFINIZIONI ha un significato speciale per la shell e deve essere quotato se esso deve rappresentare se stesso.

Quando vengono usati i servizi per l'espansione della cronologia dei comandi (si veda ESPANSIONE DELLA CRONOLOGIA più avanti), il carattere di espansione della cronologia, in genere !, dev'essere quotato per prevenire l'espansione della cronologia.

Vi sono tre meccanismi di quotatura: caratteri di protezione (escape), apostrofi e virgolette.

Una barra inversa (\) non quotata è il carattere di protezione. Esso attribuisce il valore letterale al successivo carattere, con l'eccezione di <newline>. Se vi è una coppia \<newline>, e la barra inversa non è quotata, il \<newline> è trattato come una continuazione di riga (cioè, è rimosso dal flusso di input e viene realmente ignorato).

Racchiudendo dei caratteri in apostrofi si conserva il valore letterale di ogni carattere all'interno degli apostrofi. Un apostrofo non può essere inserito tra apostrofi, nemmeno preceduto da una barra inversa.

Racchiudere caratteri tra virgolette conserva il valore letterale di tutti i caratteri all'interno, con le eccezioni di $, `, \ e, quando l'espansione della cronologia è abilitata, !. Quando la shell è in modaltà posix, ! non ha un significato speciale quando è tra virgolette, anche quando l'espansione della cronologia è abilitata. I caratteri $ e ` conservano il loro significato speciale anche tra virgolette. La barra inversa mantiene il suo significato speciale solo quando seguito da uno dei seguenti caratteri: $, `, ", \, o <newline>. Le virgolette possono essere contenute in una stringa fra virgolette facendole precedere da una barra inversa. Se abilitata, l'espansione della cronologia viene effettuata a meno che un ! tra virgolette non venga protetto da una barra inversa. La barra inversa che precede il ! non viene rimossa.

I parametri speciali * e @ hanno un significato speciale quando sono tra virgolette (si veda PARAMETRI più avanti).

Parole della forma $'stringaP' sono trattate in modo speciale. La parola espande in stringa, coi caratteri protetti da una barra inversa sostituiti come specificato dallo standard ANSI C. Le sequenze di protezione tramite la barra inversa, se presenti, sono decodificate come segue:

\a
avviso (segnale acustico)
\b
backspace
\e
\E
un carattere di escape
\f
salto pagina
\n
codice di fine riga (newline)
\r
ritorno carrello
\t
tabulazione orizzontale
\v
tabulazione verticale
\\
barra inversa
\'
apostrofo
\"
virgolette
\?
punto interrogativo
\nnn
il carattere a otto bit il cui valore è il valore ottale nnn (da una a tre cifre ottali)
\xHH
il carattere a otto bit il cui valore è il valore esadecimale HH (una o due cifre esadecimali)
\uHHHH
il carattere Unicode (ISO/IEC 10646) il cui valore è il valore esadecimale HHHH (da una a quattro cifre esadecimali)
\UHHHHHHHH
il carattere Unicode (ISO/IEC 10646) il cui valore è il valore esadecimale HHHHHHHH (da una a otto cifre esadecimali)
\cx
un carattere control-x

Il risultato espanso è racchiuso fra apostrofi come se il segno del dollaro non fosse presente.

Una stringa fra virgolette preceduta dal segno del dollaro ($"string") causa la traduzione della stringa conformemente alla localizzazione corrente. L'infrastruttura gettext effettua la ricerca e la traduzione del catalogo di messaggi, usando le variabili di shell LC_MESSAGES e TEXTDOMAIN. Se la localizzazione corrente è C o POSIX, o se non ci sono traduzioni disponibili, il segno del dollaro viene ignorato. Se la stringa è tradotta e sostituita, la sostituzione è fra virgolette.

Un parametro è una entità che contiene valori. Può essere un nome, un numero o uno dei caratteri speciali elencati più avanti sotto Parametri speciali. Una variabile è un parametro indicato da un nome. Una variabile ha un valore e zero o più attributi. Gli attributi sono assegnati utilizzando il comando incorporato declare (si veda declare più avanti in COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL).

Un parametro è impostato se a esso è stato assegnato un valore. La stringa nulla è un valore valido. Una volta che una variabile è impostata, essa può essere rimossa solo usando il comando incorporato unset (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).

Una variabile può essere assegnata da una istruzione della forma

nome=[valore]

Se valore è omesso, alla variabile è assegnata la stringa nulla. Tutti i valorisono sottoposti a espansione della tilde, espansione di parametro e variabile, sostituzione di comando, espansione aritmetica e rimozione dei caratteri di quotatura (si veda ESPANSIONE più avanti). Se la variabile ha il suo attributo integer impostato, allora valore è valutato come un'espressione aritmetica anche se l'espansione del $((...)) non è utilizzata (si veda Espansione aritmetica più avanti). La suddivisione in parole non è effettuata, con l'eccezione di $@ come spiegato più avanti sotto Parametri speciali. L'espansione di percorso non è effettuata. Le istruzioni di assegnamento possono anche apparire come argomenti per i comandi incorporati alias, declare, typeset, export, readonly e local (comandi di dichiarazione). Quando è in modalità posix, questi comandi incorporati possono apparire in un comando dopo una o più istanze del comando incorporato comando e mantengono queste proprietà dell'istruzione di assegnamento.

Nel contesto in cui un'istruzione di assegnamento sta assegnando un valore a una variabile di shell o a un indice di array, l'operatore += può essere usato per accodare o aggiungere al precedente valore della variabile. Questo comprende argomenti a comandi incorportati come declare che accettano istruzioni di assegnamento (comandi di dichiarazione). Quando += è applicato a una variabile per la quale l'attributo integer è stato impostato, valore è valutato come un'espressione aritmetica e aggiunto al valore corrente della variabile, che è a sua volta valutata. Quando += è applicato a una variabile array usando assegnamenti composti (si veda Array più avanti), il valore della variabile non è rimosso (com'è quando si usa =), e nuovi valori sono aggiunti alla fine dell'array iniziando dal massimo indice di array aumentato di uno (per array indicizzati) o aggiunti come coppie supplementari di valore-chiave in un array associativo. Quando applicata a una variabile valutata come stringa, valore è espanso e accodato al valore della variabile.

A una variabile può essere assegnato l'attributo nameref con l'opzione -n dei comandi incorporati declare o local (si veda più avanti la descrizione di declare e local) per creare un nameref, o un riferimento a un'altra variabile. Questo permette di manipolare le variabili indirettamente. Ogni volta che la variabile nameref è referenziata o ha avuto un assegnamento, l'operazione è eseguita effettivamente sulla variabile specificata dal valore della variabile nameref. Un nameref è usato comunemente all'interno di funzioni di shell per far riferimento a una variabile il cui nome è passato come argomento alla funzione. Per esempio, se un nome di variabile è passato alla funzione di shell come il suo primo argomento, eseguendo

declare -n ref=$1

all'interno della funzione crea una variabile nameref ref il cui valore è il nome della variabile passato al primo argomento. Riferimenti e assegnamenti a ref sono trattati come riferimenti e assegnamenti alla variabile il cui nome è stato passato come $1. Se la variabile di controllo in un ciclo for ha l'attributo nameref, la lista di parole può essere una lista di variabili di shell, e verrà costituito un riferimento nome per ogni parola della lista, a turno, quando viene eseguito il ciclo. Alle variabili array non è possibile dare l'attributo -n. Comunque, le variabili nameref possono far riferimento a variabili array e a variabili array indicizzate. I nameref possono essere annullati usando l'opzione -n del comando incorporato unset. Altrimenti, se unset viene eseguito col nome di una variabile nameref come argomento, la variabile a cui fa riferimento la variabile nameref verrà annullata.

Un parametro posizionale è un parametro il cui nome è indicato da una o più cifre, diverse dalla singola cifra 0. I parametri posizionali sono assegnati dagli argomenti della shell quando questa è invocata, e possono essere riassegnati usando il comando incorporato set. I parametri posizionali non possono essere assegnati con istruzioni di assegnamento. I parametri posizionali sono temporaneamente sostituiti quando è eseguita una funzione di shell (si veda FUNZIONI più avanti).

Quando si espande un parametro posizionale composto da più di una sola cifra, esso deve essere racchiuso tra parentesi graffe (si veda ESPANSIONE più avanti).

La shell tratta molti parametri in modo speciale. Questi parametri possono solo essere referenziati; la loro modifica non è permessa.
*
Si espande nei parametri posizionali, a partire dal primo. Quando l'espansione non è tra virgolette, ogni parametro posizionale si espande in una parola separata. In contesti in cui è effettuata, queste parole sono soggette a successiva suddivisione in parole ed espansione di percorso. Quando l'espansione avviene tra virgolette, si espande in una singola parola contenente il valore di ciascun parametro separato dagli altri dal primo carattere della variabile speciale IFS. Cioè, "$*" è equivalente a "$1c$2c...", dove c è il primo carattere del valore della variabile IFS. Se IFS viene annullata, i parametri sono separati da spazi. Se IFS è nulla, i parametri sono uniti senza alcun separatore.
@
Si espande nei parametri posizionali, a partire dal primo. In contesti in cui è effettuata la suddiviisone in parole, questo espande ogni parametro posizionale in una parola separata; se non è no è tra virgolette, queste parole sono soggette a suddivisione in parole In contesti in cui non è effettuata la suddivisione in parole. questo si espande una parola singola con ogni parametro posizionale separato da spazio. Quando l'espansione avviene tra virgolette, ogni parametro si espande in una parola separata. Cioè, "$@" è equivalente a "$1" "$2" ... Se l'espansione fra virgolette avviene all'interno di una parola, l'espansione del primo parametro è unita con la parte iniziale della parola originale, e l'espansione dell'ultimo parametro è unita con la parte finale della parola originale. Quando non vi è alcun parametro posizionale, "$@" e $@ si espandono come stringa nulla (cioè, sono rimossi).
#
Si espande nel numero di parametri posizionali espresso come numero decimale.
?
Si espande nello stato di uscita della pipeline eseguita più recentemente senza rilasciare il controllo del terminale.
-
Si espande nei flag di opzione correnti come specificato in base alla chiamata, dal comando incorporato set, o in quelli impostati dalla shell stessa (come l'opzione -i).
$
Si espande nell'ID di processo della shell. In una subshell (), si espande nell'ID di processo della shell corrente, non in quello della subshell.
!
Si espande nell'ID di processo del job più recentemente messo in background, se eseguito come comando asincrono o usando il comando incorporato bg (si veda JOB CONTROL più avanti).
0
Si espande nel nome della shell o script di shell. Questo è impostato alla inizializzazione della shell. Se bash è chiamata con un file di comandi, $0 è impostato al nome di quel file. Se bash è avviata con l'opzione -c, allora $0 è impostato al primo argomento dopo la stringa che deve essere eseguita, se presente. Altrimenti, è impostato al nome-file usato per chiamare bash, come dato dall'argomento zero.

Le seguenti variabili sono impostate dalla shell:
_
All'avvio della shell, impostato al nome di percorso usato per invocare la shell o lo script di shell che è eseguito come passato nell'ambiente o nella lista di argomenti. Successivamente, si espande nell'ultimo argomento del precedente comando semplice eseguito inprimo piano, dopo l'espansione. È anche impostato al nome completo usato per invocare ogni comando eseguito e messo nell'ambiente esportato verso quel comando. Mentre si controlla la posta, questo parametro contiene il nome del file del messaggio attualmente in esame.
BASH
Si espande al nome-file completo usato per chiamare questa istanza di bash.
BASHOPTS
Una lista di opzioni di shell abilitate separate da un due punti. Ogni parola della lista è un argomento valido per l'opzione -s del comando incorporato shopt (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). Le opzioni che appaiono in BASHOPTS sono quelle contrassegnate come on da shopt. Se questa variabile è nell'ambiente quando bash viene avviato, ogni opzione di shell nella lista sarà abilitata prima della lettura di qualsiasi file di avvio. Questa variabile è di sola lettura.
BASHPID
Espande all'ID del processo dell'attuale bash. In determinate circostanze, ciò differisce da $$, come nel caso di subshell che non richiedono che bash sia reinizializzato. Assegnamenti a BASHPID non hanno alcun effetto. Se BASHPID viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
BASH_ALIASES
Una variabile array associativa i cui elementi corrispondono alla lista interna di alias come conservati dal comando incorporato alias. Gli elementi aggiunti a questo array appaiono nella lista degli alias; comunque, togliendo elementi all'array attualmente gli alias non vengono rimossi dalla lista. Se BASH_ALIASES viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
BASH_ARGC
Una variabile array i cui valori sono il numero di parametri in ogni frame del corrente stack delle chiamate di esecuzione di bash. Il numero di parametri della subroutine corrente (funzione di shell o script eseguito con . o source) è in cima allo stack. Quando viene eseguita una subroutine, il numero di parametri passati è messo in cima a BASH_ARGC. La shell imposta BASH_ARGC solo quando è in modalità estesa di debugging (si veda la descrizione dell'opzione extdebug per il comando incorporato shopt più avanti). Impostare extdebug dopo che la shell ha iniziato a eseguire uno script, o referenziare questa variabile quando extdebug non è impostato, può dar luogo a valori incongruenti.
BASH_ARGV
Una variabile array contenente tutti i parametri nel corrente stack delle chiamate di esecuzione di bash. Il parametro finale dell'ultima chiamata di subroutine è in cima allo stack; il primo parametro della chiamata iniziale è in fondo. Quando una subroutine viene eseguita, i parametri forniti sono messi in cima a BASH_ARGV. La shell imposta BASH_ARGV solo quando è in modalità estesa di debugging (si veda la descrizione dell'opzione extdebug al comando incorporato shopt più avanti). Impostare extdebug dopo che la shell ha iniziato a eseguire uno script, o referenziare questa variabile quando extdebug non è impostato, può dar luogo a valori incongruenti.
BASH_ARGV0
When referenced, this variable expands to the name of the shell or shell script (identical to $0; see the description of special parameter 0 above). Assignment to BASH_ARGV0 causes the value assigned to also be assigned to $0. If BASH_ARGV0 is unset, it loses its special properties, even if it is subsequently reset.
BASH_CMDS
Un variabile array associativa i cui elementi corrispondono alla tabella hash interna di comandi come memorizzati dal comando incorporato hash. Gli elementi aggiunti a questo array appaiono nella tabella hash; comunque, togliendo elementi all'array attualmente i nomi dei comandi non saranno rimossi dalla tabella hash. Se BASH_CMDS non è impostata, perde le sue proprietà speciali, anche se è successivamente annullata.
BASH_COMMAND
Il comando attualmente in esecuzione o in procinto di essere eseguito, a meno che la shell non stia eseguendo un comando come risultato di un'intercettazione di segnale (trap), nel qual caso è il comando in esecuzione al momento dell'intercettazione. Se BASH_COMMAND viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
BASH_EXECUTION_STRING
L'argomento per il comando all'invocazione dell'opzione -c.
BASH_LINENO
Una variabile array i cui elementi sono i numeri di riga nei file di origine dove ogni elemento corrispondente di FUNCNAME è stato chiamato. ${BASH_LINENO[$i]} è il numero di riga nel file di origine (${BASH_SOURCE[$i+1]}) dove ${FUNCNAME[$i]} è stato chiamato (o ${BASH_LINENO[$i-1]} se referenziato all'interno di un'altra funzione di shell). Usare LINENO per ottenere il numero di riga corrente.
BASH_LOADABLES_PATH
Un elenco di directory, separate da due punti, nelle quali la shell cerca i comandi incorporato caricabili dinamicamente specificati dal comando enable.
BASH_REMATCH
Una variabile array i cui elementi sono assegnati dall'operatore binario =~ al comando condizionale [[. L'elemento con indice 0 è la porzione della stringa che corrisponde all'intera espressione regolare. L'elemento con indice n è la porzione della stringa che corrisponde alla n-sima sott-espressione fra parentesi.
BASH_SOURCE
Una variabile array i cui elementi sono i nomifile dove sono definiti i nomi delle corrispondenti funzioni di shell nella variabile FUNCNAME. La funzione di shell ${FUNCNAME[$i]} è definita nel file ${BASH_SOURCE[$i]} ed è chiamata da ${BASH_SOURCE[$i+1]}.
BASH_SUBSHELL
Incrementato di uno al'interno di ciascuna subshell o ambiente di subshell quando la shell inizia a essere eseguita in quell'ambiente. Il valore iniziale è 0. Se BASH_SUBSHELL viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
BASH_VERSINFO
Una variabile array in sola lettura i cui elementi danno informazioni sulla versione di quest'istanza di bash. I valori assegnati ai membri dell'array sono come segue:
BASH_VERSINFO[0]
Il numero di versione principale (la release).
BASH_VERSINFO[1]
Il numero di versione secondario (la versione).
BASH_VERSINFO[2]
Il livello di aggiornamento tramite patch.
BASH_VERSINFO[3]
La versione di compilazione.
BASH_VERSINFO[4]
Lo stato della release (ad es., beta1).
BASH_VERSINFO[5]
Il valore di MACHTYPE.
BASH_VERSION
Si espande in una stringa che descrive la versione di questa istanza di bash.
COMP_CWORD
Un indice in ${COMP_WORDS} della parola contenente la posizione corrente del cursore. Questa variabile è disponibile solo nelle funzioni di shell invocate dalle risorse di completamento programmabile (si veda Completamento programmabile più avanti).
COMP_KEY
Il tasto (o il tasto finale di una sequenza) usato per invocare la funzione di completamento corrente.
COMP_LINE
La riga di comando corrente. Questa variabile è disponibile solo nelle funzioni di shell e nei comandi esterni invocati dai servizi di completamento programmabile (si veda Completamento programmabile più avanti).
COMP_POINT
L'indice della posizione corrente del cursore relativa all'inizio del comando corrente. Se la posizione corrente del cursore è alla fine del comando corrente, il valore di questa variabile è uguale a ${#COMP_LINE}. Questa variabile è disponibile solo nelle funzioni di shell e comandi esterni invocati dai servizi di completamento programmabile (si veda Completamento programmabile più avanti).
COMP_TYPE
Impostata a un valore intero corrispondente al tipo di completamento tentato che ha causato la chiamata di una funzione di completamento: TAB, per il completamento normale, ?, per l'elenco dei completamenti dopo tabulazioni successive, !, per l'elenco delle alternative di completamento di una parte di parola, @, per elencare i completamenti se la parola non ha subito modifiche, o %, per il menù del completamento. Questa variabile è disponibile solo nelle funzioni di shell e nei comandi esterni invocati dai servizi di completamento programmabile (si veda Completamento programmabile più avanti).
COMP_WORDBREAKS
L'insieme dei caratteri che la libreria readline tratta come separatori di parola nell'effettuare il completamento di parola. Se COMP_WORDBREAKS viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
COMP_WORDS
Una variabile array (si veda Array più avanti) che è composta dalle singole parole nella riga di comando corrente. La riga è divisa in parole come readline la dividerebbe usando COMP_WORDBREAKS come descritto precedentemente. Questa variabile è disponibile solo nelle funzioni di shell e comandi esterni invocati dai servizi di completamento programmabile (si veda Completamento programmabile più avanti).
COPROC
Una variabile array (si veda Array più avanti) creata per contenere i descrittori di file di uscita e di entrata di un coprocesso senza nome (si veda Coprocessi più avanti).
DIRSTACK
Una variabile array (si veda Array più avanti) che contiene il contenuto corrente dello stack delle directory. Le directory appaiono nello stack nell'ordine in cui sono mostrate dal comando incorporato dirs. L'assegnamento agli elementi di questa variabile array può essere usato per modificare le directory già nello stack, ma i comandi incorporati pushd e popd devono essere usati per aggiungere e rimuovere directory. L'assegnamento a questa variabile non cambia la directory corrente. Se DIRSTACK viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
EPOCHREALTIME
Ogni volta che questo parametro è referenziato, espande al numero di secondi a partire dall'epoca Unix (si veda time(3)) come valore in virgola mobile con grado di frazionamento di microsecondi. Gli assegnamenti a EPOCHREALTIME vengono ignorati. Se EPOCHREALTIME viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
EPOCHSECONDS
Ogni volta che questo parametro è referenziato, espande a un numero di secondi trascorsi dall'epoca Unix (si veda time(3)). Assegnamenti a EPOCHSECONDS vengono ignorati. Se EPOCHSECONDS è annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
EUID
Espande all'ID-utente effettivo dell'utente corrente, inizializzata all'avvio della shell. Questa variabile è in sola lettura.
FUNCNAME
Una variabile array contenente i nomi di tutte le funzioni di shell attualmente nello stack delle chiamate di esecuzione. L'elemento con indice 0 è il nome della funzione di shell attualmente in esecuzione. L'elemento più in basso di tutti (quello con l'indice più alto) è "main". Questa variabile esiste solo quando è in esecuzione una funzione di shell. Assegnamenti a FUNCNAME non hanno alcun effetto. Se FUNCNAME viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.

Questa variabile può essere usata con BASH_LINENO e BASH_SOURCE. Ogni elemento di FUNCNAME ha elementi corrispondenti in BASH_LINENO e BASH_SOURCE per descrivere lo stack delle chiamate. Per esempio, ${FUNCNAME[$i]} è stato chiamato dal file ${BASH_SOURCE[$i+1]} al numero di riga ${BASH_LINENO[$i]}. Il comando incorporato caller visualizza lo stack delle chiamate corrente usando questa informazione.

GROUPS
Una variabile array contenente l'elenco dei gruppi dei quali è membro l'utente corrente. Assegnamenti a GROUPS non hanno alcun effetto. Se GROUPS viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
HISTCMD
Il numero di cronologia, o indice nella lista della cronologia, del comando corrente. Gi assegnamenti a HISTCMD vengono ignorati. Se HISTCMD viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
HOSTNAME
Automaticamente impostata al nome dell'host corrente.
HOSTTYPE
Automaticamente impostata a una stringa che univocamente descrive il tipo di macchina su cui bash è in esecuzione. Il valore predefinito è dipendente dal sistema.
LINENO
Ogni volta che questo parametro è referenziato, la shell gli assegna un numero decimale che rappresenta il numero di sequenza della riga corrente (partendo da 1) all'interno di uno script o funzione. Quando non in uno script o funzione, non è garantito che il valore restituito sia significativo. Se LINENO viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
MACHTYPE
Automaticamente impostata a una stringa che descrive completamente il tipo di sistema sul quale bash è in esecuzione, nel formato standard GNU cpu-company-system. Il valore predefinito è dipendente dal sistema.
MAPFILE
Una variabile array (si veda Array più avanti) creata per contenere il testo letto dal comando incorporato mapfile quando non viene fornito un nome di variabile.
OLDPWD
La precedente directory di lavoro come impostata dal comando cd.
OPTARG
Il valore dell'ultimo argomento opzione elaborato dal comando incorporato getopts (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).
OPTIND
L'indice del prossimo argomento che dev'essere elaborato dal comando incorporato getopts (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).
OSTYPE
Automaticamente impostata a una stringa che descrive il sistema operativo su cui bash è in esecuzione. Il valore predefinito è dipendente dal sistema.
PIPESTATUS
Una variabile array (si veda Array più avanti) contenente un elenco di valori di stato d'uscita dai processi nelle pipeline eseguite più recentemente in primo piano [cioè senza rilasciare il controllo del terminale] (può contenere anche un solo comando).
PPID
L'ID di processo del genitore della shell. Questa variabile è in sola lettura.
PWD
La directory di lavoro corrente come impostata dal comando cd.
RANDOM
Ogni volta che questo parametro è referenziato, si espande a un numero intero casuale fra 0 e 32767. Assegnando un valore a RANDOM viene inizializzata (seed) la sequenza di numeri casuali. Se RANDOM viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
READLINE_LINE
Il contenuto del buffer di riga readline per l'uso con "bind -x" (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).
READLINE_MARK
La posizione della marcatura (punto di inserzione) nel buffer di riga readline per l'uso con "bind -x" (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). I caratteri tra il punto d'inserzione e la marcatura vine chspesso chiamata regione.
READLINE_POINT
La posizione del punto di inserzione nel buffer di riga readline per l'uso con "bind -x" (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).
REPLY
Impostata alla riga di input letta dal comando incorporato read quando nessun argomento è specificato.
SECONDS
Ogni volta che questo parametro è referenziato, viene restituito il numero di secondi trascorsi dalla chiamata della shell. Se un valore è assegnato a SECONDS, il valore restituito in base ai riferimenti successivi è il numero di secondi trascorsi dall'assegnamento più il valore assegnato. Il numero di secondi all'invocazione della shell e il tempo corrente è sempre determinato da una richiesta all'orologio di sistema. Se SECONDS viene annullata, perde le sue proprietà speciali, anche se è poi reimpostata.
SHELLOPTS
Una lista, separata da due punti, di opzioni di shell abilitate. Ogni parola nella lista è un argomento valido per l'opzione -o al comando incorporato set (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). Le opzioni che appaiono in SHELLOPTS sono quelle indicate come on da set -o. Se questa variabile è nell'ambiente quando bash viene avviata, ogni opzione di shell nella lista viene abilitata prima di leggere un qualsiasi file di avvio. Questa variabile è in sola lettura.
SHLVL
È incrementato di uno ogni volta che una istanza di bash viene avviata.
SRANDOM
This variable expands to a 32-bit pseudo-random number each time it is referenced. The random number generator is not linear on systems that support /dev/urandom or arc4random, so each returned number has no relationship to the numbers preceding it. The random number generator cannot be seeded, so assignments to this variable have no effect. If SRANDOM is unset, it loses its special properties, even if it is subsequently reset.
UID
Si espande all'ID-utente dell'utente corrente, inizializzato all'avvio della shell. Questa variabile è in sola lettura.

Le seguenti variabili sono usate dalla shell. In alcuni casi, bash assegna un valore predefinito a una variabile; questi casi sono elencati più avanti.

BASH_COMPAT
Il valore è usato per impostare il livello di compatibilità della shell. Si veda MODALITÀ COMPATIBILE DELLA SHELL per una descrizione dei diversi livelli di compatibilità e dei loro effetti. Il valore può essere un numero decimale (p.es., 4.2) o intero (p.es., 42) corrispondente al livello di compatibiità desiderato. Se BASH_COMPAT non è impostato o è impostato alla stringa vuota, il livello di compatibilità è impostato a quello predefinito per la versione corrente. Se BASH_COMPAT è impostato a un valore che non è uno dei livelli di compatibilità validi, la shell stampa un messaggio di errore e imposta il livello di compatibilità a quello predefinito per la versione corrente. I valori validi corrispondono ai livelli di compatibilità descritti più avanti in MODALITÀ COMPATIBILE DELLA SHELL. Per esempio, 4.2 e 42 sono valori validi che corrispondono all'opzione shopt compat42 e impostano il livello di compatibilità a 42. La versione corrente è anch'esso un valore valido.
BASH_ENV
Se questo parametro è impostato quando bash sta eseguendo uno script di shell, il suo valore è interpretato come un nome-file contenente comandi per inizializzare la shell, come in ~/.bashrc. Il valore di BASH_ENV è soggetto a espansione di parametro, sostituzione di comando ed espansione aritmetica prima di essere interpretato come un nome-file. PATH non è usato per cercare il nome-file risultante.
BASH_XTRACEFD
Se impostata a un valore intero corrispondente a un descrittore di file valido, bash scriverà l'output della traccia generata quando set -x è abilitato a quel descrittore di file. Il descrittore di file viene chiuso quando BASH_XTRACEFD non è impostata o le viene assegnato un nuovo valore. Annullando BASH_XTRACEFD o assegnandole una stringa vuota l'output della traccia verrà inviato allo standard error. Da notare che impostando BASH_XTRACEFD a 2 (il descrittore di file dello standard error) e, successivamente, azzerandola il risultato sarà la chiusura dello standard error.
CDPATH
Il percorso di ricerca per il comando cd. Questo è un elenco di directory, separate da due punti, nelle quali la shell cerca le directory di destinazione specificate dal comando cd. Un valore di esempio è ".:~:/usr".
CHILD_MAX
Imposta il numero di valori dello stato di uscita delle shell figlie da tenere in memoria. Bash non permette che questo valore scenda al di sotto di un minimo imposto da POSIX, e c'è un valore massimo (attualmente 8192) che non può essere superato. Il valore minimo è dipendente dal sistema.
COLUMNS
Usato dal comando composto select per determinare il numero di colonne del terminale nella stampa delle liste di selezione. Automaticamente impostata se l'opzione checkwinsize è abilitata o è in una shell interattiva al ricevimento di un segnale SIGWINCH.
COMPREPLY
Una variabile array dalla quale bash legge i possibili completamenti generati da una funzione di shell invocata dal servizio di completamento programmabile (si veda Completamento programmabile più avanti). Ogni elemento di array contiene un completamento possibile.
EMACS
Se bash trova questa variabile d'ambiente alla partenza della shell col valore "t", presume che la shell sia in esecuzione in un buffer di shell Emacs e disabilita la modifica della riga.
ENV
È espansa ed eseguita similarmente a BASH_ENV (si veda INVOCAZIONE sopra) quando una shell interattiva viene invocata in modalità posix.
EXECIGNORE
A colon-separated list of shell patterns (see Pattern Matching) defining the list of filenames to be ignored by command search using PATH. Files whose full pathnames match one of these patterns are not considered executable files for the purposes of completion and command execution via PATH lookup. This does not affect the behavior of the [, test, and [[ commands. Full pathnames in the command hash table are not subject to EXECIGNORE. Use this variable to ignore shared library files that have the executable bit set, but are not executable files. The pattern matching honors the setting of the extglob shell option.
FCEDIT
L'editor predefinito per il comando incorporato fc.
FIGNORE
Una lista di suffissi, separati da due punti, da ignorare quando si effettua il completamento del nome-file (si veda READLINE più avanti). Un nome-file il cui suffisso corrisponde a una delle voci in FIGNORE è escluso dalla lista dei nomifile individuati. Un valore di esempio è ".o:~".
FUNCNEST
Se impostato a un valore numerico maggiore di 0, definisce un livello massimo di nidificazione per una funzione. Invocazioni di funzione eccedenti questo livello provocheranno l'interruzione del comando corrente.
GLOBIGNORE
Una lista di modelli, separati da due punti, che definiscono l'insieme dei nomi di file che l'espansione del nome di percorso deve ignorare. Se un nome di file individuato da un modello di espansione del percorso corrisponde anche a uno dei modelli in GLOBIGNORE viene rimosso dalla lista dei nomi da individuare.
HISTCONTROL
Una lista di valori, separati da due punti, che controllano come i comandi vengono salvati nell'elenco della cronologia. Se la lista di valori include ignorespace, le righe che iniziano con un carattere di spazio non vengono salvate nell'elenco della cronologia. Un valore di ignoredups fa sì che non venga salvata ogni riga uguale all'elemento precedente della cronologia. Un valore di ignoreboth è la combinazione di ignorespace e ignoredups. Un valore di erasedups fa sì che tutte le righe uguali alla riga corrente vengano rimosse dall'elenco della cronologia prima che la riga venga salvata. Qualsiasi valore che non è nella lista di cui sopra è ignorato. Se HISTCONTROL non è impostato o non include un valore valido, tutte le righe lette dall'analizzatore sintattico della shell sono salvate nell'elenco della cronologia, a meno che non sia stato specificato HISTIGNORE. La seconda riga e le successive di un comando composto multiriga non vengono controllate, e sono aggiunte alla cronologia indipendentemente dal valore di HISTCONTROL.
HISTFILE
Il nome del file nel quale è salvata la cronologia dei comandi (si veda CRONOLOGIA più avanti). Il valore predefinito è ~/.bash_history. Se è annullato la cronologia dei comandi non è salvata al termine di una shell.
HISTFILESIZE
Il numero massimo di righe contenute nel file della cronologia. Quando a questa variabile è assegnato un valore, il file della cronologia è accorciato, se necessario, per contenere non più di quel numero di righe rimuovendo le voci più vecchie. Il file della cronologia è inoltre troncato a questa dimensione dopo la scrittura al termine di una shell. Se il valore è 0, il file della cronologia è troncato alla dimensione zero. Valori non numerici e valori numerici minori di zero inibiscono il troncamento. La shell imposta il valore predefinito al valore di HISTSIZE dopo la lettura di un file di avvio.
HISTIGNORE
Una lista di modelli separati da due punti usata per decidere quali righe di comando devono essehonorsre salvate nell'elenco della cronologia. Ogni modello comincia all'inizio della riga e deve corrispondere alla riga completa (nessun `* implicito è aggiunto). Ogni modello è confrontato con la riga dopo che i controlli specificati da HISTCONTROL sono stati applicati. In aggiunta ai normali modelli di shell che confrontano caratteri, `&' designa la linea precedentedella cronologia. `&' può essere protetto usando una barra inversa; la barra inversa è rimossa prima di eseguire un confronto. La seconda riga e le successive di un comando composto multiriga non vengono controllate, e sono aggiunte alla cronologia indipendentemente dal valore di HISTIGNORE. Il modello di ricerca rispetta l'impostazione dell'opzione di shell extglob .
HISTSIZE
Il numero di comandi da tenere in memoria nella cronologia dei comandi (si veda HISTORY più avanti). Se il valore è 0, i comandi non vengono salvati nell'elenco della cronologia. Con valori numerici minori di zero ogni comando viene salvato nell'elenco della cronologia (non ci sono limiti). La shell imposta il valore predefinito a 500 dopo aver letto i file d'inizializzazione.
HISTTIMEFORMAT
Se questa variabile è impostata e non nulla, il suo valore è usato come stringa di formato per strftime(3) per stampare la marcatura oraria associata a ogni voce della cronologia mostrata dal comando incorporato history. Se questa variabile è impostata, data e ora verranno scritte nel file della cronologia in modo da essere disponibili anche in successive sessioni della shell. Per distinguere la marcatura oraria dalle altre righe della cronologia viene usato il carattere di commento.
HOME
La home directory dell'utente corrente; l'argomento predefinito per il comando incorporato cd. Il valore di questa variabile è anche usata quando si effettua l'espansione della tilde.
HOSTFILE
Contiene il nome di un file nello stesso formato di /etc/hosts che dovrà essere letto quando la shell ha bisogno di completare un nome di host. La lista dei possibili completamenti di nome di host può essere cambiata mentre la shell è in esecuzione; alla prossima occasione in cui si tenta il completamento del nome di host dopo che è cambiato il valore, bash aggiunge il contenuto del nuovo file alla lista esistente. Se HOSTFILE è impostato ma non ha alcun valore, o non contiene il nome di un file leggibile, bash tenta di leggere /etc/hosts per ottenere la lista dei possibili completamenti del nome di host. Quando HOSTFILE viene annullato, la lista dei nomi di host viene pure annullata.
IFS
L'Internal Field Separator (separatore di campo interno) è usato per la suddivisione in parole dopo l'espansione e per dividere le righe in parole quando si esegue il comando incorporato read. Il valore predefinito è “<space><tab><newline>”.
IGNOREEOF
Controlla l'azione della shell al ricevimento di un carattere EOF come unico contenuto di una riga di input. Se impostato, il valore è il numero di caratteri EOF consecutivi da battere come primo carattere su una riga di input prima che bash esca. Se la variabile esiste ma non ha un valore numerico, o non ha alcun valore, il valore predefinito è 10. Se non esiste, EOF indica la fine dell'input per la shell.
INPUTRC
Il nome-file per il file di avvio di readline che prevale sul valore predefinito che è ~/.inputrc (si veda READLINE più avanti).
INSIDE_EMACS
If this variable appears in the environment when the shell starts, bash assumes that it is running inside an Emacs shell buffer and may disable line editing, depending on the value of TERM.
LANG
Usata per determinare la categoria di localizzazione per qualsiasi categoria non specificatamente indicata da una delle variabili che iniziano con LC_.
LC_ALL
Questa variabile prevale sul valore di LANG e su qualsiasi altra variabile LC_ che specifichi una categoria di localizzazione.
LC_COLLATE
Questa variabile determina l'ordine di collazione usato quando vengono ordinati i risultati dell'espansione di nome di percorso, e determina il comportamento di espressioni di intervallo, classi di equivalenza e sequenze di ordinamento all'interno dell'espansione di nome di percorso e della corrispondenza tra stringhe.
LC_CTYPE
Questa variabile determina l'interpretazione di caratteri e il comportamento di classi di caratteri all'interno dell'espansione di nome di percorso e della corrispondenza tra stringhe.
LC_MESSAGES
Questa variabile determina la localizzazione usata per tradurre stringhe tra virgolette precedute da un $.
LC_NUMERIC
Questa variabile determina la categoria di localizzazione usata per la formattazione dei numeri.
LC_TIME
Questa variabile determina la categoria di localizzazione usata per la formattazione di data e ora.
LINES
Usato dal comando composto select per determinare il numero di linee del terminale nella stampa delle liste di selezione. Automaticamente impostata se l'opzione checkwinsize è abilitata o in una shell interattiva al ricevimento di un segnale SIGWINCH.
MAIL
Se questo parametro è impostato a un nome di file o di directory e la variabile MAILPATH non è impostata, bash informa l'utente dell'arrivo di posta nel file specificato o nella directory del formato Maildir.
MAILCHECK
Specifica la frequenza (in secondi) con cui bash controlla la posta. Il valore predefinito è 60 secondi. Quando è il momento di controllare la posta, la shell lo fa prima di mostrare il prompt primario. Se questa variabile non è impostata, o è impostata a un valore che non sia un numero maggiore o uguale a zero, la shell disabilita il controllo della posta.
MAILPATH
Una lista di nomifile separati da due punti, da usare per il controllo della posta. Il messaggio che deve essere stampato all'arrivo dei messaggi in un particolare file può essere specificato separando il nome-file dal messaggio con un `?'. Quando viene usato nel testo del messaggio $_ è espanso al nome del file di posta corrente. Per esempio:

MAILPATH='/var/mail/bfox?"You have mail":~/shell-mail?"$_ has mail!"'

Bash fpuò essere configurato per fornire un valore predefinito per questa variabile non c'è nessun valore predefinito), ma il posizionamento dei file di posta degli utenti utilizzato è dipendente dal sistema (per esempio, /var/mail/$USER).

OPTERR
Se impostato al valore 1, bash mostra i messaggi di errore generati dal comando incorporato getopts (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). OPTERR è inizializzato ad 1 ogni volta che viene invocata la shell o viene eseguito uno script di shell.
PATH
Il percorso di ricerca dei comandi. È un elenco di directory separate da due punti, nelle quali la shell cerca i comandi (si veda ESECUZIONE DEI COMANDI più avanti). Un nome di directory di lunghezza zero (nulla) nel valore di PATH indica la directory corrente. Un nome di directory nullo può apparire come una serie di due punti adiacenti, o come due punti all'inizio o alla fine. Il percorso predefinito è dipendente dal sistema ed è impostato dall'amministratore che installa bash. Un valore frequente è ``/usr/local/bin:/usr/local/sbin:/usr/bin:/usr/sbin:/bin:/sbin''.
POSIXLY_CORRECT
Se questa variabile è presente nell'ambiente quando viene avviata bash, la shell entra in modalità posix prima di leggere i file di avvio, come se l'opzione di invocazione --posix fosse stata specificata. Se è impostata mentre la shell è in esecuzione, bash abilita la modalità posix, come se il comando set -o posix fosse stato eseguito. Quando la shell entra in modalità posix, imposta questa variabile se non fosse già impostata.
PROMPT_COMMAND
If this variable is set, and is an array, the value of each set element is executed as a command prior to issuing each primary prompt. If this is set but not an array variable, its value is used as a command to execute instead.
PROMPT_DIRTRIM
Se impostata a un numero maggiore di zero, il valore è usato come il numero di componenti della directory finale da conservare quando si espandono i caratteri protetti della stringa di prompt \w e \W (si veda PROMPTING più avanti). I caratteri rimossi sono sostituiti da un'ellissi.
PS0
Il valore di questo parametro è espanso (si veda STRINGHE DI PROMPT più avanti) e visualizzato dalle shell interattive dopo aver letto un comando e prima che il comando venga eseguito.
PS1
Il valore di questo parametro è espanso (si veda STRINGHE DI PROMPT più avanti) e usato come stringa del prompt primario. Il valore predefinito è“\s-\v\$”.
PS2
Il valore di questo parametro è espanso allo stesso modo di PS1 ed è usato come stringa di prompt secondario. Il valore predefinito è “> ”.
PS3
Il valore di questo parametro è usato come prompt per il comando select (si veda GRAMMATICA DELLA SHELL sopra).
PS4
Il valore di questo parametro è espanso allo stesso modo di PS1 ed il valore è stampato prima di ogni comando che bash mostra durante un trace di esecuzione. Il primo carattere del valore espanso di PS4 è replicato tante volte, quanto necessario, per indicare livelli multipli di indirezione. Il valore predefinito è “+”.
SHELL
Questa variabile si espande al percorso completo della shell. Se non è impostata quando la shell viene avviata, bash le assegna il percorso completo della shell di login dell'utente corrente.
TIMEFORMAT
Il valore di questo parametro è usato come stringa di formato per specificare come dovrà essere mostrata l'informazione su data e ora per pipeline aventi come prefisso la parola riservata time. Il carattere % introduce una sequenza di formattazione che è espansa a un valore di data e ora o ad altre informazioni. Le sequenze di formattazione e il loro significato sono i seguenti; le parentesi quadre denotano parti opzionali.
%%
Una % letterale.
%[p][l]R
Il tempo trascorso in secondi.
%[p][l]U
Il numero di secondi di utilizzo della CPU in modalità utente.
%[p][l]S
Il numero di secondi di utilizzo della CPU in modalità sistema.
%P
La percentuale di utilizzo della CPU, calcolata come (%U + %S) / %R.
a parte opzionale p è una cifra che specifica la precisione, il numero di cifre frazionali dopo il separatore decimale. Un valore pari a 0 fa sì che nessun separatore decimale o frazione venga inserito nell'output. Possono essere specificate al massimo tre posizioni dopo il separatore decimale; valori di p maggiori di 3 sono cambiati a 3. Se p non è specificato è utilizzato il valore 3.
La parte opzionale l specifica un formato più lungo, inclusi i minuti, nella forma MMmSS.FFs. Il valore di p determina se la frazione è inclusa o meno.
Se questa variabile non è impostata, bash agisce come se avesse il valore $'\nreal\t%3lR\nuser\t%3lU\nsys\t%3lS'. Se il valore è nullo, non viene mostrata alcuna informazione di tempo. Una newline finale è aggiunta quando la stringa di formato è visualizzata.
TMOUT
Se impostato a un valore maggiore di zero, TMOUT è trattato come il tempo limite (timeout) predefinito per il comando incorporato read. Il comando select viene terminato se non riceve input dopo TMOUT secondi quando l'input proviene da un terminale. In una shell interattiva il valore è interpretato come il numero di secondi di attesa per l'input dopo l'emissione del prompt primario. Bash termina dopo aver aspettato per quel numero di secondi se non arriva una riga completa di input.
TMPDIR
Se impostato, bash usa il suo valore come nome della directory nella quale bash crea file temporanei a uso della shell.
auto_resume
Questa variabile controlla il modo con cui la shell interagisce con l'utente e con il job-control. Se questa variabile è impostata, dei comandi semplici composti da una sola parola senza ridirezioni sono considerati come candidati per la ripresa di un job in esecuzione che sia stato sospeso. Non è possibile alcuna ambiguità; se vi è più di un job che comincia con la stringa digitata, è scelto il job su cui si è effettuato l'accesso più recentemente. Il nome di un job sospeso, in questo contesto, è la riga di comando usata per avviarlo. Se impostato al valore exact, la stringa fornita deve essere esattamente uguale al nome di un job fermo; se impostato a substring, la stringa fornita deve combaciare con una sottostringa del nome di un job sospeso. Il valore substring fornisce funzionalità analoghe all'identificatore del job %? (si veda JOB CONTROL più avanti). Se impostato a qualsiasi altro valore, la stringa fornita deve essere un prefisso del nome di un job sospeso; questo consente funzionalità analoghe all'identificatore di job %string.
histchars
Sono i due o tre caratteri che controllano l'espansione della cronologia e la suddivisione in token (si veda ESPANSIONE DELLA CRONOLOGIA più avanti). Il primo carattere è il carattere di espansione della cronologia, il carattere che segnala l'inizio di una espansione della cronologia, normalmente `!'. Il secondo carattere è il carattere di sostituzione rapida, che è usato come scorciatoia per rieseguire il comando precedentemente inserito, sostituendo una stringa con un'altra nel comando. Il valore predefinito è `^'. Il terzo carattere, opzionale, è il carattere che indica che il resto della riga è un commento, quando è trovato come primo carattere di una parola, normalmente `#'. Il carattere di commento della cronologia fa sì che la sostituzione della cronologia venga saltata per le rimanenti parole sulla riga. Esso non fa necessariamente sì che l'analizzatore della shell tratti il resto della riga come un commento.

Bash fornisce variabili array monodimensionali indicizzate e associative. Ogni variabile può essere usata come un array indicizzato; il comando incorporato declare dichiara esplicitamente un array. Non c'è un limite massimo per la dimensione di un array, né alcuna richiesta che gli elementi siano indicizzati o assegnati in modo contiguo. Gli array indicizzati sono referenziati usando numeri interi (incluse le espressioni aritmetiche) e cominciano con l'indice zero. Gli array associativi sono referenziati utilizzando stringhe arbitrarie. Salvo che sia diversamente indicato, gli indici degli array indicizzati devono essre interi non negativi.

Un array indicizzato è creato automaticamente se gli è assegnata una qualsiasi variabile usando la sintassi nome[deponente]=valore. Il deponente (indice dell'array) è trattato come un'espressione aritmetica che deve risultare un numero. Per dichiarare esplicitamente un array indicizzato, usare declare -a nome (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). È anche accettato declare -a nome[deponente]; il deponente viene ignorato.

Array associativi sono creati usando declare -A nome.

Per una variabile array possono essere specificati degli attributi utilizzando i comandi incorporati declare e readonly. Ogni attributo si applica a tutti gli elementi di un array.

Agli elementi dell'array vengono assegnati valori usando assegnamenti composti della forma nome=(valore1 ... valoren), dove ogni valore può essere della forma [deponente]=stringa. Le assegnazioni di array indicizzati non richiedono nient'altro che stringa. Ogni valore nella lista è espanso usando tutte le espansioni della shell descritte più avanti in ESPANSIONE. Quando si fanno assegnamenti ad array indicizzati, se vengono fornite le parentesi opzionali e il deponente, l'elemento viene assegnato a quell'indice; altrimenti l'indice dell'elemento assegnato è l'ultimo indice già utilizzato aumentato di uno. L'indicizzazione parte da zero.

When assigning to an associative array, the words in a compound assignment may be either assignment statements, for which the subscript is required, or a list of words that is interpreted as a sequence of alternating keys and values: name=( key1 value1 key2 value2 ...). These are treated identically to name=( [key1]=value1 [key2]=value2 ...). The first word in the list determines how the remaining words are interpreted; all assignments in a list must be of the same type. When using key/value pairs, the keys may not be missing or empty; a final missing value is treated like the empty string.

Questa sintassi è accettata anche dal comando incorporato declare. Elementi singoli di un array possono essere assegnati con la sintassi nome[deponente]=valore introdotta più sopra. Quando si fanno assegnamenti a un array indicizzato, se nome è indicizzato da un numero negativo, quel numero è interpretato come relativo all' indice massimo di nome aumentato di uno, perciò indici negativi si conteggiano dalla fine dell'array all'indietro, e un indice -1 corrisponde all'ultimmo elemento.

Qualsiasi elemento di un array può essere referenziato con ${nome[deponente]}. Le parentesi sono richieste per evitare conflitti con l'espansione di percorso. Se deponente è @ o *, la parola espande a tutti gli elementi di nome. Questi deponenti differiscono solo quando la parola appare inclusa fra virgolette. Se la parola è quotata con virgolette, ${nome[*]} espande a una singola parola col valore di ogni elemento dell'array separato dal primo carattere della variabile speciale IFS, e ${nome[@]} espande ogni elemento di nome come una parola separata. Quando non c'è l'elemento di array, ${nome[@]} è espanso alla stringa nulla. Se l'espansione quotata con virgolette si trova dentro una parola, l'espansione del primo parametro è legato con la parte iniziale della parola originale, e l'espansione dell'ultimo parametro è legato con l'ultima parte della parola originale. Questo è analogo all'espansione dei parametri speciali * e @ (si veda Parametri speciali sopra). ${#nome[deponente]} espande alla lunghezza di ${nome[deponente]}. Se deponente è * o @, l'espansione è il numero di elementi dell'array. Se il deponente usato per referenziare un elemento di un array indicizzato risulta, dopo l'espansione, un numero minore di zero, è interpretato come relativo all' indice massimo dell'array aumentato di uno, perciò indici negativi si conteggiano dalla fine dell'array all'indietro, e un indice -1 corrisponde all'ultimo elemento.

Referenziare una variabile array senza specificare un deponente equivale a referenziare l'array con un deponente pari a zero. Ogni riferimento a una variabile usando un deponente valido è consentito, e bash creerà un array se necessario

Una variabile array è considerata impostata se ad un deponente è stato assegnato un valore. La stringa nulla è un valore valido.

È possibile ottenere sia le chiavi (indici) che i valori di un array. ${!nome[@]} e ${!nome[*]} espandono agli indici assegnati nella variabile array nome. Quando è fra virgolette il trattamento è simile all'espansione dei parametri speciali @ e * posti tra virgolette.

Il comando incorporato unset è usato per annullare gli array. unset nome[deponente] annulla l'elemento di array a indice deponente, sia per gli array indicizzati sia per quelli associativi. Deponenti negativi di array indicizzati vengono interpretati come descritto in precedenza. Annullare l'ultimo elemento di un array non annulla la variabile. unset nome, dove nome è un array, o unset nome[deponente], dove deponente è * o @, rimuove l'intero array.

When using a variable name with a subscript as an argument to a command, such as with unset, without using the word expansion syntax described above, the argument is subject to pathname expansion. If pathname expansion is not desired, the argument should be quoted.

Ciascuno dei comandi incorporati declare, local e readonly accetta un'opzione -a per specificare un array indicizzato e un'opzione -A per specificare un array associativo. Se vengono fornite entrambe le opzioni, -A ha la precedenza. Il comando incorporato read accetta un'opzione -a per assegnare a un array una lista di parole lette dallo standard input. I comandi incorporati set e declare mostrano i valori di array in modo che da essere riutilizzabili come assegnamenti.

L'espansione è eseguita sulla riga di comando dopo che essa è stata divisa in parole. Vi sono sette tipi di espansione effettuati: espansione delle parentesi graffe, espansione della tilde, espansione di parametro e variabile, sostituzione di comando, espansione aritmetica, suddivisione in parole e espansione di percorso.

L'ordine di espansione è: espansione delle parentesi graffe, espansione della tilde, espansione di parametro e di variabile, espansione aritmetica, e sostituzione di comando (fatta da sinistra a destra); suddivisione in parole; ed espansione di percorso.

Sui sistemi che la supportano, è disponibile un'espansione aggiuntiva: la sostituzione di processo. Questa è effettuata contemporaneamente come espansione della tilde, di parametro, di variabile e aritmetica, e come sostituzione di comando.

Una volta effettuale queste espansioni, i caratteri di quotatura presenti nella parola originale vengono rimossi, a meno che siano essi stessi quotati (rimozione dei segni di quotatura)

Solo l'espansione delle parentesi graffe, la suddivisione in parole e l'espansione di percorso possono cambiare il numero di parole dell'espansione; le altre espansioni espandono una singola parola in una singola parola. La sola eccezione a questo sono le espansioni di “$@” e "${nome[@]}", e in molti casi $* and ${name[*]} come spiegato sopra (si vedi PARAMETRI).

Espansione delle parentesi graffe è un meccanismo con il quale possono essere generate stringhe arbitrarie. Questo meccanismo è simile all'espansione di percorso, ma non è necessario che i file il cui nome è generato esistano. I modelli cui si applica l'espansione delle parentesi graffe hanno la forma di un preambolo opzionale, seguito da una serie di stringhe separate da virgola o una espressione di sequenza racchiusa fra parentesi graffe, seguite da un'appendice opzionale. Il preambolo è preposto a ogni stringa contenuta dentro le parentesi graffe e l'appendice è poi appesa a ogni stringa risultante, espandendo da sinistra a destra.

Le espansioni delle parentesi graffe possono essere nidificate. Il risultato di ogni stringa espansa non viene ordinato; è conservato l'ordine da sinistra a destra. Per esempio, a{d,c,b}e si espande in `ade ace abe'.

Un'espressione di sequenza prende la forma {x..y[..incr]}, dove x e y sono o numeri interi o caratteri singoli e incr, un incremento opzionale, è un numero intero. Se si specificano numeri interi, l'espressione espande a ogni numero fra x e y, incluso,. Ai numeri interi specificati può essere aggiunto uno 0 iniziale per costringere ogni termine ad avere la stessa ampiezza. Quando x o y iniziano con uno zero, la shell tenta di forzare tutti i termini generati a contenere lo stesso numero di cifre, aggiungendo degli zeri ove necessario. Se si specificano caratteri, l'espressione espande a ogni carattere lessicograficamente compreso fra x e y, incluso, usando il C locale predefinito. Da notare che entrambi x e y devono essere dello stesso tipo. Quando fornito, l'incremento è usato per distinguere i termini. L'incremento predefinito è 1 o -1 a seconda del caso.

L'espansione delle parentesi graffe è effettuata prima di qualsiasi altra espansione, e qualunque carattere speciale per uso delle altre espansioni viene lasciato com'era nel risultato. Essa è strettamente testuale. Bash non applica alcuna interpretazione sintattica al contesto dell'espansione o al testo tra parentesi graffe.

Un'espansione delle parentesi graffe correttamente formata deve contenere una parentesi graffa di apertura e una di chiusura, non quotate, e almeno una virgola non quotata. Qualunque espansione delle parentesi graffe erroneamente formata è lasciata inalterata. Una { o , può essere quotata con una barra inversa per evitare che venga considerata parte di un'espressione fra parentesi graffe. Per evitare conflitti con l'espansione di parametro, la stringa ${ non dà luogo all'espansione delle parentesi graffe, e inibisce l'espansione delle parentesi graffe fino alla } di chiusura.

Questo costrutto è tipicamente usato come abbreviazione quando il prefisso comune delle stringhe da generare è più lungo che negli esempi sopra:

mkdir /usr/local/src/bash/{old,new,dist,bugs}

o
chown root /usr/{ucb/{ex,edit},lib/{ex?.?*,how_ex}}

L'espansione delle parentesi graffe introduce una lieve incompatibilità con le versioni tradizionali di sh. sh non tratta le parentesi graffe aperte e chiuse, specialmente quando esse appaiono come parte di una parola, e le conserva in uscita. Bash rimuove le parentesi graffe dalle parole come consequenza dell'espansione delle parentesi graffe. Per esempio, una parola data a sh come file{1,2} appare identica nell'output. La stessa parola è data in output come file1 file2 dopo l'espansione operata da bash. Se si desidera una stretta compatibilità con sh si avvia bash con l'opzione +B o si disabilita l'espansione delle parentesi graffe con l'opzione +B al comando set (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).

Se una parola comincia con un carattere tilde (`~') non quotato, tutti i caratteri che precedono la prima barra [/] non quotata (o tutti i caratteri, se non vi è alcuna barra) sono considerati un prefisso tilde. Se nessuno dei caratteri nel prefisso tilde è quotato, i caratteri nel prefisso tilde che segue la tilde sono trattati come un possibile nome di login. Se questo nome di login è la stringa nulla, la tilde è sostituita con il valore del parametro HOME. Se HOME viene annullato, è invece sostituita la home directory dell'utente che sta eseguendo la shell. Altrimenti, il prefisso tilde è sostituito con la home directory associata al nome di login specificato.

Se il prefisso tilde è un `~+' il valore della variabile di shell PWD sostituisce il prefisso tilde. Se il prefisso tilde è un `~-', il valore della variabile di shell OLDPWD, se impostato, viene sostituito. Se il carattere che segue la tilde nel prefisso tilde è un numero N, con un prefisso opzionale `+' o `-', il prefisso tilde è sostituito dal corrispondente elemento dallo stack di directory, come dovrebbe essere mostrato dal comando incorporato dirs invocato col prefisso tilde come argomento. Se il carattere che segue la tilde nel prefisso tilde è un numero non preceduto da un segno `+' o `-', viene assunto `+'.

Se il nome di login non è valido o l'espansione della tilde non ha successo, la parola rimane invariata.

Ogni assegnamento di variabile è controllato per prefissi tilde non quotati che seguono immediatamente un : o il primo =. In questi casi viene effettuata l'espansione della tilde. Di conseguenza, si possono usare nomi di file con delle tilde negli assegnamenti a PATH, MAILPATH e CDPATH, e la shell assegna il valore espanso.

Bash also performs tilde expansion on words satisfying the conditions of variable assignments (as described above under PARAMETERS) when they appear as arguments to simple commands. Bash does not do this, except for the declaration commands listed above, when in posix mode.

Il carattere `$' introduce l'espansione di parametro, la sostituzione di comando, o l'espansione aritmetica. Il nome o simbolo del parametro che dev'essere espanso può essere racchiuso tra parentesi graffe, che sono opzionali ma servono a proteggere la variabile che deve essere espansa dai caratteri immediatamente seguenti, che potrebbero essere interpretati come parte del nome della variabile stessa.

Quando vengono usate le parentesi graffe, la parentesi graffa finale corrispondente è la prima `}' non protetta da una barra inversa o da stringhe quotate, e non parte di un'espansione aritmetica inclusa, di una sostituzione di comando o di un'espansione di parametro.

${parametro}
Il valore di parametro è sostituito. Le parentesi graffe sono richieste quando parametro è un parametro posizionale con più di una cifra, o quando parametro è seguito da un carattere che non deve essere interpretato come parte del suo nome. Il parametro è un parametro di shell come descritto sopra (PARAMETRI) o un riferimento a un array (Array).

If the first character of parameter is an exclamation point (!), and parameter is not a nameref, it introduces a level of indirection. Bash uses the value formed by expanding the rest of parameter as the new parameter; this is then expanded and that value is used in the rest of the expansion, rather than the expansion of the original parameter. This is known as indirect expansion. The value is subject to tilde expansion, parameter expansion, command substitution, and arithmetic expansion. If parameter is a nameref, this expands to the name of the parameter referenced by parameter instead of performing the complete indirect expansion. The exceptions to this are the expansions of ${!prefix*} and ${!name[@]} described below. The exclamation point must immediately follow the left brace in order to introduce indirection.

In ognuno dei casi sotto riportati, parola è soggetta a espansione della tilde, espansione di parametro, sostituzione di comando ed espansione aritmetica.

Quando non sta effettuando l'espansione della sottostringa, usando le forme documentate più avanti (p.es., :-), Bash controlla se un parametro non è impostato o è nullo. L'omissione dei due punti provoca il solo controllo di un parametro non impostato.

${parametro:-parola}
Usa i valori predefiniti. Se parametro non è impostato o è nullo, è sostituita l'espansione di parola. Altrimenti, il valore di parametro è sostituito.
${parametro:=parola}
Assegna i valori predefiniti. Se parametro non è impostato o è nullo, l'espansione di parola è assegnata a parametro. Il valore di parametro è quindi sostituito. I parametri posizionali e i parametri speciali non possono essere assegnati in questo modo.
${parametro:?parola}
Dà una segnalazione di errore se è nullo o è stato annullato. Se parametro è nullo o è stato annullato, l'espansione di parola (o un messaggio di segnalazione, se parola non è presente) viene scritta sullo standard error e la shell, se non è interattiva, termina. Altrimenti, è sostituito il valore di parametro.
${parametro:+parola}
Se parametro è nullo o è stato annullato, non è sostituito niente, altrimenti è sostituita l'espansione di parola.
${parametro:scostamento}
${parametro:scostamento:lunghezza}
Espansione di sottostringa.Espande i caratteri del valore di parametro fino a lunghezza partendo dal carattere specificato da scostamento. Se parametro è @, un array indicizzato con deponente @ o *, o un nome di un array associativo, il risultato differisce come descritto più avanti. Se lunghezza viene omesso, espande alla sottostringa del valore di parametro partendo dal carattere specificato da scostamento fino alla fine del valore. lunghezza e scostamento sono espressioni aritmetiche (si veda VALUTAZIONE ARITMETICA più avanti).

Se scostamento è un numero minore di zero, il valore viene usato come scostamento nei caratteri dalla fine del valore di parametro. Se lunghezza è un numero minore di zero, viene interpretato come uno scostamento in caratteri dalla finedel valore di parametro piuttosto che come un numero di caratteri, e l'espansione è rappresentata dai caratteri fra lo scostamento e quel risultato. Si noti che uno scostamento negativo dev'essere separato dai due punti da almeno uno spazio per evitare che venga confuso con l'espansione di :-.

Se parametro è @, il risultato è un numero di parametri posizionali pari a lunghezza a partire da scostamento. Uno scostamento negativo è interpretato come relativo al parametro posizionale più grande aumentato di uno, cosicché uno scostamento di -1 corrisponde all'ultimo parametro posizionale. È un errore di espansione se lunghezza risulta un numero minore di zero.

Se parametro è un nome di array indicizzato con deponente @ o *, il risultato è un numero di elementi dell'array pari a lunghezza a partire da ${parametro[scostamento]}. Uno scostamento negativo è inteso come relativo al massimo indice dell'array specificato aumentato di uno. È un errore di espansione se lunghezza è un numero minore di zero.

L'espansione di substringa applicata a un array associativo produce risultati indefiniti.

L'indicizzazione della sottostringa è a base zero a meno che non vengano usati i parametri posizionali, nel qual caso l'indicizzazione parte da 1 come impostazione predefinita. Se scostamento è 0, e vengono usati i parametri posizionali, alla lista è aggiunto il prefisso $0.

${!prefisso*}
${!prefisso@}
Nomi corrispondenti al prefisso. Espande ai nomi delle variabili i cui nomi iniziano con prefisso, separati dal primo carattere della variabile speciale IFS. Quando viene usato @ e l'espansione appare tra virgolette, ogni nome di variabile si espande in una parola separata.
${!nome[@]}
${!nome[*]}
Lista delle chiavi di array. Se nome è una variabile array, espande alla lista degli indici di array (chiavi) assegnati in nome. Se nome non è un array, espande a 0 se nome è impostato ed è nullo in caso contrario. Quando @ è usato e l'espansione appare fra virgolette, ogni chiave espande a una parola separata.
${#parametro}
lunghezza parametro} È sostituita la lunghezza in caratteri del valore di parametro. Se parametro è * o @, il valore sostituito è il numero di parametri posizionali. Se parametro è un nome di array contrassegnato da * o @ il valore sostituito è il numero di elementi nell'array. Se parametro è un nome di array indicizzato con deponente negativo, quel numero è interpretato come relativo al massimo indice di parametro aumentato di uno, perciò indici negativi si conteggiano dalla fine dell'array all'indietro, e un indice -1 corrisponde all'ultimo elemento.
${parametro#parola}
${parametro##parola}
Rimozione del suffisso corrispondente al modello. La parola è espansa per produrre un modello proprio come nell'espansione di percorso, e confrontata col valore espanso di parametro usando le regole descritte più avanti in Modelli di ricerca. Se il modello corrisponde a una parte finale del valore espanso di parametro, il risultato dell'espansione è il valore espanso di parametro con il più corto dei modelli corrispondenti cancellato (nel caso di “#” ) o il più lungo dei modelli corrispondenti cancellato (nel caso di “##”). Se parametro è @ o *, l'operazione di rimozione del modello è applicata a ognuno dei parametri posizionali, e l'espansione è la lista risultante. Se parametro è una variabile array con deponente @ o *, l'operazione di rimozione del modello è applicata a ognuno degli elementi dell'array, e l'espansione è la lista risultante.
${parametro%parola}
${parametro%%parola}
Rimozione del suffisso corrispondente al modello. La parola è espansa per produrre un modello proprio come nell'espansione di percorso, e confrontata col valore espanso di parametro usando le regole descritte più avanti in Modelli di ricerca. Se il modello corrisponde a una parte finale del valore espanso di parametro, il risultato dell'espansione è il valore espanso di parametro con il più corto dei modelli corrispondenti cancellato (nel caso di “%” ) o il più lungo dei modelli corrispondenti cancellato (nel caso di “%%”). Se parametro è @ o *, l'operazione di rimozione del modello è applicata a ognuno dei parametri posizionali, e l'espansione è la lista risultante. Se parametro è una variabile array con deponente @ o *, l'operazione di rimozione del modello è applicata a ognuno degli elementi dell'array, e l'espansione è la lista risultante.
${parameter/modello/stringa}
Sostituzione di modello. Il modello è espanso per produrre un modello proprio come nell'espansione di percorso, Parametro è espanso e il suo valore più lungo che corrisponde a modello è sostituito con stringa. Il confronto è effettuato usando le regole descritte più avanti in Modelli di ricerca. Se modello comincia con /, tutte le corrispondenze di modello sono sostituite con stringa. Normalmente viene sostituita solo la prima corrispondenza. Se modello comincia con #, deve corrispondere all'inizio del valore espanso di parametro. Se modello inizia con %, deve corrispondere alla fine del valore espanso di parametro. Se stringa è nulla, le corrispondenze di modello sono cancellate e la / che segue modello può essere omessa. Se l'opzione di shell nocasematch è abilitata, il confronto è effettuato senza distinzione distinzione tra lettere maiuscole e minuscole. Se parametro è @ o *, l'operazione di sostituzione è applicata a ognuno dei parametri posizionali, e l'espansione è la lista risultante. Se parametro è una variabile array con indice @ o *, l'operazione di sostituzione è applicata a ognuno degli elementi dell'array, e l'espansione è la lista risultante.
${parametro^modello}
${parametro^^modello}
${parametro,modello}
${parametro,,modello}
Modifica minuscolo/maiuscolo. Questa espansione modifica in parametro i caratteri alfabetici da minuscolo a maiuscolo e viceversa. Il modello viene espanso per produrre un modello, proprio come nell'espansione del nome di percorso. Ciascun carattere nel valore espanso di parametro viene confrontato con modello e, se corrisponde al modello, le minuscole/maiuscole vengono convertite. Il modello potrebbe non cercare corrispondenze con più di un carattere. L'operatore ^ converte le lettere minuscole che corrispondono a modello in lettere maiuscole; l'operatore , converte le lettere maiuscole trovate in lettere minuscole. Le espansioni ^^ e ,, convertono ogni carattere trovato nel valore espanso; le espansioni ^ e , trovano e convertono solo il primo carattere nel valore espanso. Se modello è omesso, è trattato come un ?, che individua tutti i caratteri. Se parametro è @ o *, l'operazione di conversione minuscole/maiuscole è applicata a tutti i parametri posizionali successivi, e l'espansione è la lista risultante. Se parametro è una variabile array indicizzata con @ o *, l'operazione di conversione minuscole/maiuscole è applicata a tutti i successivi elementi dell'array, e l'espansione è la lista risultante.
${parametro@operatore}
Trasformazione di parametro. L'espansione è o una trasformazione del valore di parametro o un'informazione su parametro stesso, a seconda del valore di operatore. Ogni operatore è una sola lettera:
U
L'espansione è una stringa che è il valore di parametro coi caratteri alfabetici minuscoli convertiti in maiuscolo.
u
L'espansione è una stringa che è il valore di parametro co primo carattere convertito in maiuscolo, se è alfabetico.
L
L'espansione è una stringa che è il valore di parametro coi caratteri alfabetici maiuscoli convertiti in minuscolo.
Q
L'espansione è una stringa che è il valore di parametro quotato in un formato riutilizzabile come input.
E
L'espansione è una stringa che è il valore di parametro con sequenza di protezione con barra inversa espansa come se fosse il meccanismo di quotatura $'...'.
P
L'espansione è una stringa che è il risutato dell'espansione del valore di parametro come se fosse una stringa di prompt (si veda più avanti STRINGHE D PROMPT).
A
L'espansione è una stringa nella forma di istruzione di assegnamento o di comando declare che, se valutato, ricreerà parametro coi suoi attributi e col suo valore.
K
Produces a possibly-quoted version of the value of parameter, except that it prints the values of indexed and associative arrays as a sequence of quoted key-value pairs (see Arrays above).
a
L'espansione è una stringa consistente di valori di flag che rappresentano attirbuti di parametro.

Se parametro è @ o *, l'operazione è applicata a ognuno dei parametri posizionali, e l'espansione è la lista risultante. Se parametro è una variabile array con deponente @ o *, l'operazione è applicata a ognuno degli elementi dell'array, e l'espansione è la lista risultante.

Il risultato dell'espansione è soggetto alla suddivisione in parole e all'espansione di percorso come descritto più avanti..

La sostituzione di comando permette che l'output di un comando rimpiazzi il nome del comando. Vi sono due forme:

$(comando)

o
`comando`

Bash effettua l'espansione eseguendo il comando in un ambiente di subshell e rimpiazzando la sostituzione di comando con lo standard output del comando, con ogni newline finale cancellato. I newline intermedi non vengono cancellati, ma possono essere rimossi durante la suddivisione in parole. La sostituzione di comando $(cat file) può essere sostituita dall'equivalente ma più veloce $(< file).

Quando è usata la forma di sostituzione in vecchio stile con gli apici rovesciati, la barra inversa conserva il suo significato letterale tranne quando è seguita da $, `, o \. Il primo apice rovesciato non preceduto da una barra inversa fa terminare la sostituzione di comando. Quando si usa la forma $(comando), tutti i caratteri tra le parentesi formano il comando; nessuno è considerato speciale.

La sostituzione di comando può essere nidificata. Per nidificare quando si usa la forma con gli apici rovesciati, bisogna far precedere gli apici rovesciati più interni con una barra inversa di protezione.

Se la sostituzione appare tra virgolette, la suddivisione in parole e l'espansione di percorso non sono effettuate sui risultati.

L'espansione aritmetica permette la valutazione di una espressione aritmetica e la sostituzione del risultato. Il formato per l'espansione aritmetica è:

$((espressione))

L'espressione è trattata come se fosse tra virgolette, ma le virgolette dentro le parentesi non sono trattate in modo speciale. Tutti i token dell'espressione sono assoggettati a espansione di parametro e di variabile, sostituzione di comando e rimozione dei caratteri di quotatura. Il risultato è trattato come espressione aritmetica da valutare. Le espansioni aritmetiche possono essere nidificate.

Il calcolo è effettuato in accordo con le regole elencate più avanti sotto VALUTAZIONE ARITMETICA. Se espressione non è valida, bash stampa un messaggio che indica l'errore e non viene effettuata alcuna sostituzione.

La sostituzione di processo consente di far riferimento a un input o a un output di processo usando un nome-file. Essa prende la forma di <(lista) o >(lista). La lista di processi è eseguita in modalità asincrona, e il suo input o output appare come un nome-file. Il nome di questo file è passato come argomento al comando corrente come risultato dell'espansione. Se è usata la forma >(lista), la scrittura sul file fornisce input per la lista. Se è usata la forma <(lista), il file passato come argomento dovrebbe essere letto per ottenere l'output di lista. La sostituzione di processo è supportata su sistemi che supportano le named pipe (FIFO) o il metodo /dev/fd per denominare i file aperti.

Su sistemi che la supportano, la sostituzione di processo è effettuata allo stesso momento dell'espansione di parametro e di variabile, della sostituzione di comando e dell'espansione aritmetica.

La shell scandisce il risultato dell'espansione di parametro, sostituzione di comando ed espansione aritmetica che non si trovano tra virgolette, per eseguire la suddivisione in parole.

La shell tratta ogni carattere di IFS come un delimitatore, e suddivide in parole i risultati delle altre espansioni usando uno di questi caratteri come delimitatori di campo, Se il valore di IFS non è impostato o il suo valore è esattamente <space><tab><newline>, il valore predefinito, sequenze di <space>, <tab> e <newline> all'inizio e alla fine dei risultati delle precedenti espansioni vengono ignorate, e qualsiasi sequenza di caratteri IFS, che non siano all'inizio o alla fine, servono per delimitare le parole. Se IFS ha un valore diverso da quello predefinito, allora sequenze di caratteri di spaziatura space e tab e newline sono ignorate all'inizio e alla fine della parola, se il carattere di spaziatura è presente nel valore di IFS (un carattere di spaziatura IFS). Qualunque carattere in IFS che non è un carattere di spaziatura IFS, insieme con qualsiasi carattere di spaziatura IFS adiacente, delimita un campo. Una sequenza di caratteri di spaziatura IFS è anche trattata come un delimitatore. Se il valore di IFS è nullo, non avviene alcuna suddivisione in parole.

Argomenti esplicitamente nulli ("" o '') sono conservati e passati ai comandi come stringa vuota. Argomenti non quotati implicitamente nulli, risultanti dall'espansione di parametri con valore nullo, sono rimossi. Se un parametro con valore nullo è espanso fra virgolette, è considerato un argomento nullo ed è conservato e passato a un comando come stringa vuota. Quando un argomento nullo quotato appare come parte di una parola la cui espansione è non-nulla, l'argomento nullo viene rimosso. Cioè, la parola -d'' diventa -d dopo la suddiviisone della parola e la rimozione dell'argomento nullo.

È da notare che se non avviene alcuna espansione non viene effettuata alcuna suddivisione.

Dopo la suddivisione in parole, a meno che non sia stata impostata l'opzione -f, bash scandisce ogni parola alla ricerca di caratteri *, ? e [. Se uno di questi caratteri è presente, e non quotato, la parola è considerata come un modello, e sostituita con una lista in ordine alfabetico di nomi-file che corrispondono al modello (si veda più avanti Modelli di ricerca). Se nessun nome-file corrispondente viene trovato, e l'opzione di shell nullglob non è abilitata, la parola è lasciata inalterata. Se l'opzione nullglob è impostata, e nessuna corrispondenza viene trovata, la parola è rimossa. Se l'opzione di shell failglob è impostata, e non viene trovata alcuna corrispondenza, viene stampato un messaggio di errore e il comando non viene eseguito. Se l'opzione di shell nocaseglob è abilitata, il confronto è effettuato senza distinzione fra maiuscole e minuscole nei caratteri alfabetici. Quando un modello è usato per l'espansione di percorso, il carattere “.” all'inizio di un nome o immediatamente dopo una barra [/] deve essere confrontato esplicitamente, a meno che l'opzione di shell globdot non sia impostata. I nomi-file “.” e “..” devono essere sempre confrontati esplicitamente, anche se dotglob è impostato. In altri casi, il carattere “.” non è trattato in modo speciale. Quando si confronta un percorso, il carattere barra [/] deve sempre essere confrontato esplicitamente con una barra nel modello, ma in altri contesti di confronto può essere confrontato con un carattere speciale nel modello, come descritto più avanti in Modelli di ricerca). Vedere la descrizione di shopt più avanti in COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL per una descrizione delle opzioni di shell nocaseglob, nullglob, failglob e dotglob.considerata come un modello, e sostituita con una lista in ordine alfabetico di nomi di file che corrispondono al modello (si veda più avanti Modelli di ricerca). Se nessun nome di file corrispondente viene trovato, e l'opzione di shell nullglob non è abilitata, la parola è lasciata inalterata. Se l'opzione nullglob è impostata, e nessuna corrispondenza viene trovata, la parola è rimossa. Se l'opzione di shell failglob è impostata, e non viene trovata alcuna corrispondenza, viene stampato un messaggio di errore e il comando non viene eseguito. Se l'opzione di shell nocaseglob è abilitata, il confronto è effettuato senza distinzione fra maiuscole e minuscole nei caratteri alfabetici. Quando un modello è usato per l'espansione di percorso, il carattere “.” all'inizio di un nome o immediatamente dopo una barra [/] deve essere confrontato esplicitamente, a meno che l'opzione di shell globdot non sia impostata. I nomi di file “.” e “..” devono essere sempre confrontati esplicitamente, anche se dotglob è impostato. In altri casi, il carattere “.” non è trattato in modo speciale. Quando si confronta un percorso, il carattere barra [/] deve sempre essere confrontato esplicitamente con una barra nel modello, ma in altri contesti di confronto può essere confrontato con un carattere speciale nel modello, come descritto più avanti in Modelli di ricerca). Vedere la descrizione di shopt più avanti in COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL per una descrizione delle opzioni di shell nocaseglob, nullglob, failglob e dotglob.

La variabile di shell GLOBIGNORE può essere usata per restringere la serie di nomi di file che corrispondono a un modello. Se GLOBIGNORE è impostato, ogni nome di file da confrontare che corrisponde anche a uno dei modelli in GLOBIGNORE è rimosso dalla lista dei nomi che corrispondono al modello. Se è impostata l'opzione nocaseglob , il confronto coi modelli in GLOBIGNORE è effettuata senza distinzione tra minuscole e maiuscole. I nomifile “.” e “..” sono sempre ignorati quando GLOBIGNORE è impostato e non nullo. Comunque, impostare GLOBIGNORE a un valore non nullo ha l'effetto di abilitare l'opzione di shell dotglob, così da cercare una corrispondenza con tutti gli altri nomifile che iniziano con un “.”. Per ottenere il comportamento (usato in precedenti versioni) di ignorare i nomifile che iniziano con “.”, si deve fare un modello “.*” in GLOBIGNORE. L'opzione dotglob è disabilitata quando GLOBIGNORE viene annullato. Il modello di ricerca rispetta l'impostazione dell'opzione di shell extglob.

Modelli di ricerca / espressioni regolari

Ogni carattere che appare in un modello (espressione regolare), tranne quelli speciali descritti qui sotto, corrisponde a se stesso. Il carattere NULL non può far parte di un'espressione regolare. Una barra inversa segnala come speciale il carattere che segue; la barra inversa è ignorata durante il confronto. I caratteri speciali del modello devono essere racchiusi tra apici se si vuole che siano considerati così come sono scritti.

I caratteri speciali nelle espressioni regolari hanno i seguenti significati:

*
Corrisponde a qualsiasi stringa, inclusa la stringa nulla. Quando è abilitata l'opzione di shell globstar, e in un contesto di espansione del nome di percorso viene usato *, due * adiacenti usati come unico criterio di ricerca troveranno tutti i file e zero o più directory e sottodirectory. Se seguito da un /, due * adiacenti troveranno solo directory e sottodirectory.
?
Corrisponde a qualsiasi carattere singolo.
[...]
Corrisponde a uno qualsiasi dei caratteri racchiusi fra parentesi quadre. Una coppia di caratteri separati da un segno meno denota un'espressione di intervallo, che individua ogni carattere che si trova tra quei due caratteri, essi stessi inclusi, usando la sequenza di ordinamento della localizzazione corrente. Se il primo carattere che segue il [ è un ! o un ^ allora qualsiasi carattere non specificato è ritenuto corrispondente. L'ordine di ordinamento dei caratteri nell'espressione di intervallo è determinato dalla localizzazione corrente e dai valori delle variabili di shell LC_COLLATE o LC_ALL , se impostate. Per ottenere l'interpretazione tradizionale delle espressioni d'intervallo, dove [a-d] è equivalente a [abcd], impostare il valore della variabile di shell LC_ALL a C, abilitare l'opzione di shell globasciiranges. Un - può essere specificato includendolo come primo o ultimo carattere nella lista. Una ] può essere specificata includendola come primo carattere nella lista.

All'interno di [ e ], possono essere specificate classi di caratteri usando la sintassi [:classe:], dove classe è una delle seguenti classi definite nello standard POSIX:

alnum alpha ascii blank cntrl digit graph lower print punct space upper word xdigit
Una classe di caratteri trova una corrispondenza con qualsiasi carattere appartenente a quella classe. La classe di caratteri word individua lettere, cifre e il carattere _.

All'interno di [ e ] può essere specificata una classe di equivalenza con la sintassi [=c=], che individua tutti i caratteri con lo stesso grado di ordinamento (come definito dalla localizzazione corrente) del carattere c.

All'interno di [ e ] la sintassi [.symbol.] individua il simbolo di ordinamento symbol.

Se l'opzione di shell extglob è abilitata col comando incorporato shopt, vengono riconosciuti diversi operatori estesi che descrivono modelli. Nella descrizione seguente, una pattern-list è una lista di uno o più modelli separati da una |. Possono essere formati modelli composti usando uno o più dei seguenti sotto-modelli:

?(pattern-list)
Individua zero o una occorrenza dei modelli specificati
*(pattern-list)
Individua zero o più occorrenze dei modelli specificati
+(pattern-list)
Individua una o più occorrenze dei modelli specificati
@(pattern-list)
Individua uno dei modelli specificati
!(pattern-list)
Individua qualsiasi cosa eccetto uno dei modelli specificati

Complicated extended pattern matching against long strings is slow, especially when the patterns contain alternations and the strings contain multiple matches. Using separate matches against shorter strings, or using arrays of strings instead of a single long string, may be faster.

Dopo le precedenti espansioni, tutte le occorrenze non quotate dei caratteri \, ' e " non originate da una delle espansioni di cui sopra sono rimosse.

Prima che un comando sia eseguito, i suoi input e output possono essere ridiretti usando una speciale notazione interpretata dalla shell. La ridirezione permette ai puntatori (handle) ai file di comando di essere duplicati, aperti, chiusi, fatti per far riferimento a file differenti, e può cambiare i file da cui il comando legge o su cui scrive. La ridirezione può anche essere usata per modificare i puntatori ai file nell'ambiente di esecuzione della shell corrente. I seguenti operatori di ridirezione possono precedere o apparire in qualsiasi posizione all'interno di un comando semplice o possono venire dopo un comando. Le ridirezioni sono elaborate nell'ordine in cui compaiono, da sinistra a destra.

Ogni ridirezione che può essere preceduta da un numero di descrittore di file può invece essere preceduta da una parola della forma {varname}. In questo caso, per ogni operatore di ridirezione ad eccezione di >&- e <&-, la shell allocherà un descrittore di file maggiore o uguale a 10 e lo assegnerà a varname. Se >&- o <&- è preceduto da {varname}, il valore di varname definisce il descrittore di file da chiudere. Se viene fornito {varname}, la ridirezione persiste oltre l'ambito del comando, consentendo al programmatore di shell di gestire da sé il descrittore di file.

Nelle seguenti descrizioni, se il numero di descrittore di file è omesso, e il primo carattere dell'operatore di ridirezione è <, la ridirezione si riferisce allo standard input (descrittore di file 0). Se il primo carattere dell'operatore di ridirezione è >, la ridirezione si riferisce allo standard output (descrittore di file 1).

La parola che segue l'operatore di ridirezione nelle seguenti descrizioni, se non diversamente specificato, è sottoposta a espansione delle parentesi graffe, espansione della tilde, espansione di parametro e di variabile, sostituzione di comando, espansione aritmetica, rimozione dei caratteri di quotatura, espansione dei percorsi e suddivisione in parole. Se si espande a più di una parola bash dà una segnalazione di errore.

È da notare che l'ordine delle ridirezioni è significativo. Per esempio, il comando

ls > dirlist 2>&1

dirige sia lo standard output che lo standard error sul file dirlist, mentre il comando

ls 2>&1 > dirlist

dirige solo lo standard output sul file dirlist, poiché lo standard error è stato duplicato dallo standard output prima che lo standard output fosse ridiretto su dirlist.

Bash manipola parecchi nomi-file specialmente quando sono usati in ridirezioni, come descritto nella tavola seguente. Se il sistema operativo nel quale Bash è in esecuzione fornisce questi file speciali, bash userà quelli; altrimenti li emulerà internamente col comportamento descritto più avanti.

/dev/fd/fd
Se fd è un intero valido, il descrittore di file fd è duplicato.
/dev/stdin
Il descrittore di file 0 è duplicato.
/dev/stdout
Il descrittore di file 1 è duplicato.
/dev/stderr
Il descrittore di file 2 è duplicato.
/dev/tcp/host/porta
Se host è un nome di host valido o un indirizzo Internet, e porta è un numero intero di porta o il nome di un servizio, bash tenta di aprire ilsocket TCP corrispondente.
/dev/udp/host/porta
Se host è un nome di host valido o un indirizzo Internet, e porta è un numero intero di porta o il nome di un servizio, bash tenta di aprire il socket UDP corrispondente.

L'insuccesso nell'aprire o creare un file determina l'insuccesso della ridirezione.

Ridirezioni con descrittori di file maggiori di 9 dovrebbero essere usate con attenzione, poiché possono entrare in conflitto coi descrittori di file usati internamente dalla shell.

La ridirezione dell'input fa sì che il file il cui nome risulta dall'espansione di parola venga aperto in lettura sul descrittore di file n, o come standard input (descrittore di file 0) se n non è specificato.

Il formato generico per ridirigere l'input è:

[n]<parola

La ridirezione dell'output fa sì che il file il cui nome risulta dall'espansione di parola venga aperto in scrittura sul descrittore di file n, o come standard output (descrittore di file 1) se n non è specificato. Se il file non esiste viene creato; se esiste viene sovrascritto, come se fosse di dimensione zero.

Il formato generico per ridirigere l'output è:

[n]>parola

Se l'operatore di ridirezione è >, e l'opzione noclobber del comando incorporato set è stata abilitata, la ridirezione non ha successo se il file il cui nome risulta dall'espansione di parola esiste ed è un file regolare. Se l'operatore di ridirezione è >|, o l'operatore di ridirezione è > e l'opzione noclobber del comando incorporato set non è abilitata, la ridirezione è tentata anche se il file denominato da parola esiste.

La ridirezione dell'output in questo modalità fa sì che il file il cui nome risulta dall'espansione di parola venga aperto per accodare sul descrittore di file n, o sullo standard output (descrittore di file 1) se n non è specificato. Se il file non esiste viene creato.

Il formato generico per accodare l'output è:

[n]>>parola

Con questo costrutto, sia l'uscita dello standard output (descrittore di file 1) che quella dello standard error (descrittore di file 2) sono ridirette sul file il cui nome risulta dall'espansione di parola.

Vi sono due formati per ridirigere lo standard output e lo standard error:

&>parola

e
>&parola

Delle due forme, la prima è quella preferita. Questo è semanticamente equivalente a

>parola 2>&1

Usando la seconda forma, parola potrebbe non espandersi a un numero o a -. Se capita, si applicano altri operatori di ridirezione (vedi Duplicazione dei descrittori di file più avanti) per ragioni di compatibilità.

Con questo costrutto, sia l'uscita dello standard output (descrittore di file 1) che quella dello standard error (descrittore di file 2) viene accodata al file il cui nome è l'espansione di parola.

Il formato per accodare lo standard output e lo standard error è:

&>>parola

Questo è semanticamente equivalente a

>>parola 2>&1

(si veda Duplicazione dei descrittori di file più avanti).

Questo tipo di ridirezione istruisce la shell a leggere l'input dall'input corrente, finché non venga incontrata una riga contenente solo delimitatore (senza alcun carattere blank dopo la parola stessa). Tutte le righe lette fino a quel punto sono quindi usate come standard input (o descrittore di file n se è specificato n) per un comando.

Il formato degli here-document è il seguente:

[n]<<[-]word
        here-document
delimitatore

Nessuna espansione di parametro e di variabile, sostituzione di comando, espansione aritmetica o espansione di percorso è effettuata su parola. Se una qualsiasi parte di parola è quotata, il delimitatore è il risultato della rimozione dei caratteri di quotatura da parola, e le righe nel here-document non vengono espanse. Se parola non è quotata, tutte le righe del here-document sono soggette a espansione di parametro, sostituzione di comando ed espansione aritmetica, la sequenza \<newline> è ignorata, e \ deve essere usata per quotare i caratteri \, $ e `.

e l'operatore di ridirezione è <<-, tutti i caratteri tab a inizio riga sono eliminati dalle righe in inpute dalla riga che contiene delimitatore. Questo permette che un here-document dentro uno script di shell possa essere indentato in maniera naturale.

Una variante degli here document, il formato è:
[n]<<<parola

La parola è sottoposta a espansione della tilde, espansione di parametro e di variabile, sostituzione di comando, espansione aritmetica e rimozione dei caratteri di quotatura. L'espanisone di percorso e la suddivisione in parole non vengono effettuate. Il risultato è dato come una stringa singola, con un newline finale, al comando sul suo standard input (o sul descrittore di file n se viene specificato n.

L'operatore di ridirezione

[n]<&parola

è usato per duplicare descrittori di file di input. Se parola si espande in una o più cifre, il descrittore di file indicato da n è fatto diventare una copia di quel descrittore di file. Se le cifre in parola non specificano un descrittore di file aperto per l'input, si verifica un errore di ridirezione. Se parola risulta essere, dopo l'espansione, -, il descrittore di file n viene chiuso. Se n non è specificato, è usato lo standard input (descrittore di file 0).

L'operatore

[n]>&parola

è usato in modo analogo per duplicare i descrittori di file di output. Se n non è specificato, è usato lo standard output (descrittore di file 1). Se le cifre in parola non specificano un descrittore di file aperto in output, si verifica un errore di ridirezione. Se parola risulta essere, dopo l'espansione, -, il descrittore di file file n viene chiuso.Come caso speciale, se n è omesso, e parola non si espande in una o più cifre o in -, lo standard output e lo standard error sono ridiretti come descritto in precedenza.

L'operatore di ridirezione

[n]<&cifra-

muove il descrittore di file cifra al descrittore di file n, o allo standard input (descrittore di file 0) se n non è specificato. cifra è chiuso dopo essere stato duplicato in n.

Analogamente l'operatore di ridirezione

[n]>&cifra-

muove il descrittore di file cifra al descrittore di file n, o allo standard output (descrittore di file 1) se n non è specificato.

L'operatore di ridirezione

[n]<>parola

fa sì che il file il cui nome è l'espansione di parola venga aperto sia in lettura che in scrittura sul descrittore di file n, o sul descrittore di file 0 se n non è specificato. Se il file non esiste, viene creato.

Gli alias consentono di sostituire una stringa con una parola se usata come prima parola di un comando semplice. La shell mantiene una lista di alias che possono essere impostati e rimossi con i comandi incorporati alias e unalias (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). La prima parola di ogni comando, se non quotata, viene controllata per vedere se a essa è associato un alias. Se è questo il caso, la parola è sostituita dal valore dell'alias. I caratteri /, $, ` e =, e ognuno dei metacaratteri della shell o i caratteri di quotatura elencati sopra non possono apparire in un nome di alias. Il testo da sostituire può contenere qualunque input valido per la shell, inclusi i metacaratteri della shell. La prima parola del testo così sostituito è controllata per vedere se contiene alias, ma una parola che coincide con l'alias che si sta espandendo non viene espansa una seconda volta. Questo significa che si può far interpretare ls come ls -F, per esempio, e bash non tenta di espandere ulteriormente il testo così sostituito Se l'ultimo carattere del valore di un alias è un blank, allora la successiva parola di comando che segue l'alias è pure controllata per l'espansione di alias.

Gli alias sono creati ed elencati con il comando alias e rimossi con il comando unalias.

Non vi è alcun meccanismo per usare argomenti nel testo da sostituire. Se servono degli argomenti, si dovrà usare una funzione di shell (si veda FUNZIONI più avanti).

Gli alias non sono espansi quando la shell non è interattiva, a meno che l'opzione di shell expand_aliases non sia impostata mediante shopt (si veda la descrizione di shopt sotto COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).

Le regole che riguardano la definizione e l'uso degli alias possono facilmente generare confusione. Bash legge sempre almeno una riga completa di input, e tutte le righe che costituiscono un comando composto, prima di eseguire qualsiasi comando di quella riga o il comanod composto. Gli alias sono espansi quando un comando è letto, non quando è eseguito. Perciò, una definizione di alias che appaia sulla stessa riga che contiene già un altro comando non ha effetto fino a che non è stata letta la successiva riga di input. I comandi che seguono la definizione di un alias su una data riga non sono influenzati da un nuovo alias. Questo comportamento è un problema anche quando sono eseguite delle funzioni. Gli alias sono espansi quando viene letta una definizione di funzione, non quando la funzione è eseguita, poiché una definizione di funzione è essa stessa un comando. Come conseguenza, gli alias definiti in una funzione sono disponibili solo dopo che quella funzione è eseguita. Per maggior sicurezza, conviene porre sempre le definizioni di alias su una riga separata e non usare alias in comandi composti.

Quasi a tutti gli effetti, le finalità per cui sono usati gli alias possono essere raggiunte usando invece funzioni di shell.

Una funzione di shell, definita come descritto prima in GRAMMATICA DELLA SHELL, immagazzina una serie di comandi per una futura esecuzione. Quando il nome di una funzione di shell è usato come un nome di comando semplice, la lista di comandi associati con quel nome di funzione viene eseguita. Le funzioni sono eseguite nel contesto della shell corrente; nessun nuovo processo è creato per interpretarle (a differenza di quanto avviene eseguendo uno script di shell). Quando una funzione è eseguita, gli argomenti passati alla funzione costituiscono i parametri posizionali della funzione stessa. Il parametro speciale # viene aggiornato per riflettere il cambiamento. Il parametro speciale 0 rimane inalterato. Il primo elemento della variabile FUNCNAME è impostato al nome della funzione durante l'esecuzione della funzione.

Tutti gli altri aspetti dell'ambiente di esecuzione della shell sono identici tra una funzione e il suo chiamante con queste eccezioni: la gestione dei segnali DEBUG e RETURN (si veda la descrizione del comando incorporato trap sotto COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti), i quali non sono ereditati a meno che alla funzione sia stato dato l'attributo trace (si veda la descrizione del comando incorporato declare più avanti) o l'opzione di shell -o functrace sia stata abilitata per mezzo del comando incorporato set (nel qual caso tutte le funzioni ereditano la gestione dei segnali DEBUG e RETURN) e la gestione del segnale ERR non viene ereditata a meno che l'opzione di shell -o errtrace sia stata abilitata.

Variabili locali alla funzione possono essere dichiarate con il comando incorporato local. Di solito, le variabili e i loro valori sono condivise tra la funzione e il suo chiamante. Se una variabile è dichiarata locale, l'ambito visibile delle variabili è ristretto a quella funzione e ai suoi figli (comprese le funzioni che chiama). Le variabili locali oscurano le variabili con lo stesso nome dichiarate negli ambiti precedenti. Per esempio, una variabile locale dichiarata in una funzione nasconde una variabile globale con lo stesso nome; i riferimenti e gli assegnamenti fanno riferimento alla variabile locale, lasciando la variabile globale non modificata. Quando la funzione restituisce un risultato, la variabile globale è nuovamente visibile.

The shell uses dynamic scoping to control a variable's visibility within functions. With dynamic scoping, visible variables and their values are a result of the sequence of function calls that caused execution to reach the current function. The value of a variable that a function sees depends on its value within its caller, if any, whether that caller is the "global" scope or another shell function. This is also the value that a local variable declaration "shadows", and the value that is restored when the function returns.

Per esempio, se una variabile locale var è dichiarata come locale in una funzione func1, e func1 chiama un'altra funzione func2, i riferimenti a var fatti dall'interno di func2 si risolveranno nella variabile locale definita in func1, oscurando qualsiasi variabile globale denominata var.

The unset builtin also acts using the same dynamic scope: if a variable is local to the current scope, unset will unset it; otherwise the unset will refer to the variable found in any calling scope as described above. If a variable at the current local scope is unset, it will remain so until it is reset in that scope or until the function returns. Once the function returns, any instance of the variable at a previous scope will become visible. If the unset acts on a variable at a previous scope, any instance of a variable with that name that had been shadowed will become visible.

La variabie FUNCNEST, se impostata a un valore numerico maggiore di 0, definisce un livello massimo di nidificazione. Le invocazioni di funzione eccedenti tale limite provocano l'interruzione dell'intero comando.

Se il comando incorporato return è eseguito in una funzione, la funzione termina e l'esecuzione riprende con il comando che viene subito dopo la chiamata di funzione. Qualsiasi comando associato con la gestione del segnale RETURN viene eseguito prima di riprendere l'esecuzione. Quando una funzione termina i valori dei parametri posizionali e il parametro speciale # sono ripristinati ai valori che avevano prima dell'esecuzione della funzione.

I nomi delle funzioni e le definizioni possono essere elencati con l'opzione -f dei comandi incorporati declare o typeset. L'opzione -F di declare o typeset elenca solo i nomi di funzione (e opzionalmente il file d'origine e il numero di riga, se l'opzione di shell extdebug è abilitata). Le funzioni possono essere esportate, in modo che le subshell automaticamente le trovino già definite con l'opzione -f del comando incorporato export. Una definizione di funzione può essere cancellata usando l'opzione -f del comando incorporato unset.

Le funzioni possono essere ricorsive. La variabile FUNCNEST può essere usata per limitare la profondità dello stack della chiamata di funzione e restringere il numero di invocazioni della funzione. Come impostazione predefinita, nessun limite è posto sul numero di chiamate ricorsive.

La shell permette di calcolare espressioni aritmetiche, sotto certe circostanze (si veda i comandi incorporati let e declare, il comando composto (( e Espansione aritmetica). Il calcolo viene fatta usando interi a larghezza fissa, senza controllo di supero della capacità, sebbene la divisione per 0 sia intercettata e segnalata come errore. Gli operatori e la loro precedenza, associatività e valori, sono gli stessi del linguaggio C. La seguente lista di operatori è raggruppata per operatori di uguale livello di precedenza. I livelli sono elencati in ordine di precedenza decrescente.
id++ id--
post-incremento e post-decremento di una variabile
- +
meno e più unari
++id --id
pre-incremento e pre-decremento di una variabile
! ~
negazione logica e "bit a bit"
**
elevamento a potenza
* / %
moltiplicazione, divisione, modulo
+ -
addizione, sottrazione
<< >>
scorrimento "bit a bit" a sinistra e a destra
<= >= < >
confronto
== !=
uguaglianza e differenza
&
AND "bit a bit"
^
OR esclusivo "bit a bit"
|
OR "bit a bit"
&&
AND logico
||
OR logico
espr?espr:espr
operatore condizionale
= *= /= %= += -= <<= >>= &= ^= |=
assegnamento
espr1 , espr2
virgola

Le variabili di shell possono essere usate come operandi; l'espansione di parametro è effettuata prima della valutazione dell'espressione. All'interno di un'espressione, le variabili di shell possono essere referenziate anche per nome senza bisogno di usare la sintassi di espansione di parametro. Una variabile di shell nulla o rimossa ha valore 0 se referenziata per nome senza l'uso della sintassi di espansione di parametro. Il valore di una variabile è valutato come un'espressione aritmetica quando è referenziata, o quando a una variabile a cui è stato dato l'attributo integer con declare -i è stato assegnato un valore. Un valore nullo viene considerato come 0. Non c'è bisogno di dichiarare come intera una variabile di shell per poterla usare in un'espressione.

Le costanti intere seguono la definizione del linguaggio C, senza suffissi o o costanti di tipo carattere. Le costanti che iniziano per 0 sono interpretate come numeri ottali. Uno 0x o 0X iniziale si usa per indicare numeri esadecimali. Altrimenti, i numeri prendono la forma [base#]n, dove l'opzionale base è un numero decimale tra 2 e 64 che definisce la base aritmetica, e n è un numero espresso in quella base. Se base# è omessa, è usata la base 10. Quando si specifica n, se è richesto un carattere che non sia una cifra, le cifre maggiori di 9 sono rappresentate dalle lettere minuscole, dalle lettere maiuscole, e da @ e _, in quest'ordine. Se la base è minore o uguale a 36, le lettere minuscole e maiuscole possono essere usate indifferentemente per rappresentare numeri compresi tra 10 e 35.

Gli operatori sono valutati in ordine di precedenza. Le subespressioni tra parentesi sono valutate prima e possono prevalere sulle regole di precedenza di cui sopra.

Le espressioni condizionali sono usate dal comando composto [[ e dai comandi incorporati test e [ per verificare attributi di file ed effettuare comparazioni aritmetiche e fra stringhe. I comandi test e [ determinano il loro comportamento basato sul numero d argomenti; si veda la descrizione di questi comandi per ogni altra azione specifica del comando.

Le espressioni sono formate dalle seguenti primitive unarie o binarie. Bash manipola parecchi nomi-file specialmente quando sono usati in espressioni. Se il sistema operativo nel quale Bash è in esecuzione fornisce questi file speciali, bash userà quelli; altrimenti li emulerà internamente con questo comportamento: se qualsiasi argomento di file di una delle primitive è della forma /dev/fd/n, il descrittore di file n viene controllato. Se l'argomento di file di una delle primitive è uno tra /dev/stdin, /dev/stdout o /dev/stderr, il descrittore di file 0, 1 o 2, rispettivamente, viene controllato.

Se non diversamente specificato, le primitive che operano su file utilizzano eventuali collegamenti simbolici e operano sul file puntato dal collegamento simbolico, invece che sul collegamento simbolico stesso.

Quando vengono usati con [[, gli operatori < e > ordinano lessicograficamente usando la localizzazione corrente. Il comando test usa l'ordinamento ASCII.

-a file
Vero se file esiste.
-b file
Vero se file esiste ed è un file speciale a blocchi.
-c file
Vero se file esiste ed è un file speciale a caratteri.
-d file
Vero se file esiste ed è una directory.
-e file
Vero se file esiste.
-f file
Vero se file esiste ed è un file normale.
-g file
Vero se file esiste ed è impostato il suo bit set-group-id.
-h file
Vero se file esiste ed è un collegamento simbolico.
-k file
Vero se file ha il suo “sticky” bit impostato.
-p file
Vero se file esiste ed è una named pipe (FIFO).
-r file
Vero se file esiste ed è leggibile.
-s file
Vero se file esiste ed è di dimensione maggiore di zero byte.
-t fd
Vero se il descrittore di file fd è aperto e si tratta di un terminale.
-u file
Vero se file esiste ed è impostato il suo bit set-user-id.
-w file
Vero se file esiste ed è scrivibile.
-x file
Vero se file esiste ed è eseguibile.
-G file
Vero se file esiste ed è di proprietà del gruppo effettivo dell'utente.
-L file
Vero se file esiste ed è un collegamento simbolico.
-N file
Vero se file esiste ed è stato modificato dall'ultima volta che è stato letto.
-O file
Vero se file esiste ed è di proprietà dell'id utente effettivo.
-S file
Vero se file esiste ed è un socket.
file1 -ef file2
Vero se file1 e file2 fanno riferimento allo stesso dispositivo e agli stessi numeri di inode.
file1 -nt file2
Vero se file1 è più recente (come data di modifica) di file2 o se file1 esiste e file2 no.
file1 -ot file2
Vero se file1 è più vecchio di file2, o se file2 esiste e file1 no.
-o optname
Vero se l'opzione di shell optname è abilitata. Si veda l'elenco delle opzioni sotto la descrizione dell'opzione -o al comando incorporato set più avanti.
-v varname
Vero se la variabile di shell varname è impostata (le è stato assegnato un valore).
-R varname
Vero se la variabile di shell varname è impostata (le è stato assegnato un valore) ed è un riferimento a un nome.
-z stringa
Vero se la lunghezza di stringa è zero.
stringa
-n stringa
Vero se la lunghezza di stringa è diversa da zero.
stringa1 == stringa2
stringa1 = stringa2
Vero se le stringhe sono uguali. Col comando test dovrebbe essere usato = per conformità con lo standard POSIX. Quando è usato col comando [[, effettua la ricerca di corrispondenze come descritto precedentemente (Comandi composti).
stringa1 != stringa2
Vero se le stringhe non sono uguali.
stringa1 < stringa2
Vero se, lessicograficamente, stringa1 precede come ordine stringa2.
stringa1 > stringa2
Vero se, lessicograficamente, stringa1 segue come ordine stringa2.
arg1 OP arg2
OP è uno tra -eq, -ne, -lt, -le, -gt o -ge. Questi operatori aritmetici binari risultano veri se arg1 è, rispettivamente, uguale, non uguale, minore, minore o uguale, maggiore, o maggiore o uguale ad arg2. Arg1 e arg2 possono essere numeri interi positivi o negativi. Quando è usato col comando [[, Arg1 e Arg2 sono valutati come espressioni aritmetiche (vedi VALUTAZIONE ARITMETICA sopra).

Quando viene eseguito un comando semplice la shell effettua le seguenti espansioni, assegnamenti e ridirezioni, da sinistra a destra, nel seguente ordine.
1.
Le parole che l'analizzatore ha individuato essere assegnamenti di variabile (quelle che precedono il nome di comando) oppure ridirezioni vengono messe da parte per un'elaborazione successiva.
2.
Le parole che non sono assegnamenti di variabile o ridirezioni sono espanse. Se è presente qualche parola dopo l'espansione, la prima parola è considerata essere il nome del comando e le rimanenti parole come argomenti dello stesso.
3.
Le ridirezioni sono effettuate come descritte prima sotto RIDIREZIONE.
4.
Il testo dopo = in ogni assegnamento di variabile è sottoposto a espansione della tilde, sostituzione di comando, espansione aritmetica e rimozione dei caratteri di quotatura prima di venir assegnato alla variabile.

Se non risulta nessun nome di comando, gli assegnamenti di variabile influenzano l'ambiente di shell corrente. Altrimenti, le variabili sono aggiunte all'ambiente del comando eseguito senza influenzare l'ambiente di shell corrente. Se uno qualsiasi degli assegnamenti tenta di assegnare un valore a una variabile in sola lettura, si verifica un errore e il comando è terminato con uno stato diverso da zero.

Se non risulta nessun nome di comando le ridirezioni sono effettuate ma senza influenzare l'ambiente di shell corrente. Se si verifica un errore di ridirezione il comando è terminato con uno stato diverso da zero.

Se è rimasto un nome di comando dopo l'espansione, l'esecuzione procede come descritto sotto. Altrimenti, il comando esce. Se una delle espansioni conteneva una sostituzione di comando lo stato di uscita del comando è lo stato d'uscita dell'ultima sostituzione di comando eseguita. Se non ci sono state sostituzioni di comando il comando esce con uno stato d'uscita di zero.

Dopo che un comando è stato suddiviso in parole, se esso risulta essere un comando semplice e di una lista opzionale di argomenti, sono eseguite le seguenti azioni.

Se il nome del comando non contiene barra [/], la shell tenta di localizzarla. Se esiste una funzione di shell con quel nome, viene invocata quella funzione, come descritto prima in FUNZIONI. Se il nome non corrisponde a una funzione, la shell lo cerca nella lista dei comandi incorporati della shell. Se ne viene trovato uno corrispondente, viene invocato quel comando incorporato.

Se il nome non è né una funzione di shell né un comando incorporato, e non contiene alcuna barra [/], bash cerca tra gli elementi della variabile PATH una directory che contenga un file eseguibile con quel nome. Bash usa una tabella hash [indicizzata] per ricordare i percorsi completi dei file eseguibili (si veda hash sotto COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). Una ricerca completa nelle directory in PATH è effettuata solo se il comando non viene trovato nella tabella hash. Se la ricerca non ha successo, la shell cerca una funzione di shell, già definita, chiamata command_not_found_handle. Se questa funzione esiste, viene invocata in un ambiente di esecuzione separato col comando originale e gli argomenti di quest'ultimo come suoi argomenti, e lo stato d'uscita della funzione diventa lo stato d'uscita di quella subshell. Se quella funzione non è definita, la shell stampa un messaggio di errore e ritorna uno stato d'uscita di 127.

Se la ricerca ha successo, o se il nome del comando contiene uno o più barre [/], la shell esegue il programma indicato in un ambiente di esecuzione separato. L'argomento 0 è impostato al nome specificato, e i rimanenti argomenti del comando sono impostati agli argomenti specificati, se presenti.

Se quest'esecuzione non ha successo perché il file non è in formato eseguibile e il file non è una directory, si suppone che sia uno script di shell, cioè un file che contiene comandi di shell, ed è generata una subshell per eseguirlo. Questa subshell reinizializza se stessa, così che l'effetto è come se fosse stata invocata una nuova shell per gestire lo script, con la differenza che la lista dei nomi completi di comando ricordati dalla shell genitrice (si veda hash più avanti sotto COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL) sono disponibili anche alla shell figlia.

Se il programma è un file che inizia con #!, il resto della prima riga del file stesso specifica un interprete da invocare. La shell esegue l'interprete specificato su sistemi operativi che non gestiscono questo formato eseguibile essi stessi. Gli argomenti per l'interprete consistono di un singolo argomento opzionale che segue il nome dell'interprete sulla prima riga del programma, seguito dal nome del programma, seguito dagli argomenti forniti al comando, se ve ne sono.

La shell ha un ambiente di esecuzione, costituito da:
  • file aperti ereditati dalla shell all'invocazione, come modificati dalle ridirezioni fornite al comando incorporato exec
  • la corrente directory di lavoro come impostata da cd, pushd o popd, o ereditata dalla shell all'invocazione
  • la maschera del modo di creazione dei file come impostata da umask o ereditata dalla shell genitrice
  • i segnali da intercettare impostati da trap
  • parametri di shell che sono stati impostati da un assegnamento di variabile o con set, o ereditati dalla shell genitrice nell'ambiente
  • funzioni di shell definite durante l'esecuzione o ereditate dalla shell genitrice nell'ambiente
  • opzioni abilitate all'invocazione (sia in modo predefinito che con argomenti da riga di comando) o da set
  • opzioni abilitate da shopt
  • alias di shell definiti da alias
  • vari ID di processo, inclusi quelli dei job in background, il valore di $$ e il valore di PPID.

Quando un comando semplice, diverso da una funzione incorporata o da una funzione di shell, dev'essere eseguito, viene invocato in un ambiente di esecuzione separato che comprende tutto quello che viene illustrato qui di seguito. Se non altrimenti notato, i valori sono ereditati dalla shell.

  • i file aperti della shell, più qualsiasi modificazione e aggiunta specificata dalle ridirezioni al comando
  • la directory di lavoro corrente
  • la maschera del modo di creazione dei file
  • variabili di shell e funzioni dichiarate esportabili, insieme alle variabili esportate per il comando, passate nell'ambiente
  • i segnali da intercettare come da comando trap dalla shell sono riportati ai valori ereditati dalla shell genitrice, e i segnali ignorati dalla shell vengono ignorati

Un comando invocato in quest'ambiente separato non può influenzare l'ambiente di esecuzione della shell [genitrice].

Sostituzione di comando, comandi raggruppati fra parentesi e comandi asincroni sono invocati in un ambiente di subshell che è un duplicato dell'ambiente di shell, con l'eccezione che i segnali intercettati dalla shell sono riportati ai valori che la shell eredita dalla shell genitrice all'invocazione. I comandi incorporati che sono invocati come parte di una pipeline sono anch'essi eseguiti in un ambiente di subshell. Modifiche fatte all'ambiente di subshell non possono influenzare l'ambiente di esecuzione della shell [genitrice].

Le subshell create per eseguire sostituzioni di comando ereditano il valore dell'opzione -e dalla shell genitrice. Quando non è in modalità posix, bash toglie l'opzione -e in tali subshell.

Se un comando è invocato da un & e il job-control non è attivo, lo standard input predefinito per il comando è il file vuoto /dev/null. Altrimenti il comando invocato eredita i descrittori di file della shell chiamante come modificati dalle ridirezioni.

Quando viene invocato un programma gli viene dato un array di stringhe chiamato insieme delle variabili di ambiente. Questa è una lista di coppie nome-valore, della forma nome=valore.

La shell consente di manipolare l'ambiente in molti modi. All'invocazione, la shell esamina il suo ambiente e crea un parametro per ogni nome trovato, marcandolo automaticamente per essere esportato ai processi figli. I comandi eseguiti ereditano l'ambiente. I comandi export e declare -x permettono di aggiungere o togliere dall'ambiente parametri e funzioni. Se il valore di un parametro d'ambiente viene modificato, il nuovo valore diventa parte dell'ambiente, sostituendo il valore precedente. L'ambiente ereditato da qualsiasi comando eseguito è costituito dall'ambiente iniziale della shell, i cui valori possono essere modificati nella shell, diminuiti di ogni coppia rimossa dal comando unset, e aumentati da ogni aggiunta attraverso i comandi export e declare -x.

L'ambiente per qualsiasi comando semplice o funzione può essere ampliato temporaneamente premettendo degli assegnamenti di parametro al comando stesso, come descritto prima in PARAMETRI. Queste istruzioni di assegnamento influenzano solo l'ambiente utilizzato da quel comando.

Se è impostata l'opzione -k (si veda il comando incorporato set più avanti), tutti gli assegnamenti di parametro sono resi disponibili nell'ambiente del comando, non solo quelli che precedono il nome del comando.

Quando bash invoca un comando esterno, la variabile _ viene impostata al nome completo del percorso del comando, e passato a quel comando nel suo ambiente.

Lo stato d'uscita di un comando eseguito è il valore ritornato dalla chiamata di sistema waitpid o da una funzione equivalente. Gli stati d'uscita ricadono nell'intervallo fra 0 e 255 anche se, come spiegato più avanti, la shell può usare valori superiori a 125 in casi particolari. Anche gli stati d'uscita dei comandi incorporati della shell e dei comandi composti sono circoscritti in questo intervallo. In casi particolari la shell usa valori speciali per indicare specifiche situazioni di insuccesso.

Ai fini della shell, un comando che termina con uno stato d'uscita zero ha avuto successo. Uno stato d'uscita pari a zero indica successo. Uno stato d'uscita diverso da zero indica errore. Quando un comando termina su un segnale fatale N, bash usa il valore di 128+N come stato d'uscita.

Se un comando non viene trovato, il processo figlio creato per eseguirlo ritorna uno stato pari a 127. Se un comando viene trovato ma non è eseguibile lo stato di ritorno è 126.

Se un comando non ha successo a causa di un errore durante l'espansione o la ridirezione, lo stato d'uscita è maggiore di zero.

I comandi incorporati della shell restituiscono uno stato di 0 (vero) in caso di successo, e diverso da zero (falso) in caso di errore durante l'esecuzione. Tutti i comandi incorporati restituiscono uno stato d'uscita di 2 per indicare l'uso scorretto,, generalmento opzioni non valide o argomenti mancanti.

Bash stessa ritorna lo stato d'uscita dell'ultimo comando eseguito, a meno che non avvenga un errore di sintassi, nel qual caso essa esce con un valore diverso da zero. Si veda anche il comando incorporato exit più avanti.

Quando bash è interattiva, in assenza di ogni segnale da intercettare col comando trap, ignora SIGTERM (così che kill 0 non uccide una shell interattiva), e SIGINT viene intercettato e gestito (così che il comando incorporato wait è interrompibile). In tutti i casi, bash ignora SIGQUIT. Se si usa il job-control, bash ignora SIGTTIN, SIGTTOU e SIGTSTP.

I comandi non incorporati invocati da bash hanno i gestori di segnali impostati sui valori ereditati dalla shell dalla sua genitrice. Quando non si usa il job-control, i comandi asincroni ignorano SIGINT e SIGQUIT. in aggiunta a questi gestori ereditati. I comandi eseguiti come risultato di una sostituzione di comando ignorano i segnali di job-control generati da tastiera SIGTTIN, SIGTTOU e SIGTSTP.

Come comportamento predefinito, la shell esce al ricevimento di un SIGHUP. Prima di uscire, una shell interattiva ri-invia un segnale SIGHUP a tutti i job (richiesti tramite job-control), in esecuzione o sospesi. Ai job sospesi viene inviato un segnale SIGCONT per essere sicuri che ricevano il segnale SIGHUP. Per prevenire l'invio del segnale da parte della shell a un particolare job, quest'ultimo dovrebbe essere rimosso dalla tabella dei job col comando incorporato disown (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti) o contrassegnato per non ricevere SIGHUP usando disown -h.

Se l'opzione di shell huponexit è stata impostata con shopt, bash invia un segnale SIGHUP a tutti i job quando una shell di login interattiva esce.

Se bash è in attesa che un comando finisca e riceve un segnale per il quale è stato impostata un'intercettazione di segnale, il comando relativo alla gestione del segnale viene eseguito solo al termine del comando. Quando bash è in attesa della fine di un comando asincrono attraverso il comando incorporato wait, la ricezione di un segnale per il quale un'intercettazione di segnale è stata impostata fa sì che il comando incorporato wait termini immediatamente con uno stato d'uscita maggiore di 128, e immediatamente dopo viene innescata la gestione del segnale intercettato.

Il termine job-control si riferisce alla capacità di fermare (sospendere) selettivamente l'esecuzione di processi e continuare (riprendere) la loro esecuzione in seguito. Tipicamente, un utente utilizza questa possibilità attraverso un'interfaccia interattiva costituita congiuntamente dal driver del terminale del kernel del sistema operativo e da bash.

La shell associa un job a ogni pipeline. Essa mantiene una tabella dei job correntemente in esecuzione, che può essere visualizzata con il comando jobs. Quando bash avvia un job in modo asincrono (in background), stampa una riga tipo:

[1] 25647

che indica che questo job è il job numero 1 e che l'ID di processo dell'ultimo processo nella pipeline associata a questo job è 25647. Tutti i processi in una singola pipeline fanno parte dello stesso job. Bash usa l'astrazione job come base per il job-control.

Per facilitare l'implementazione dell'interfaccia utente per il job-control, il sistema mantiene la nozione di ID del gruppo di processi del terminale corrente. I membri di questo gruppo di processo (processi il cui ID del gruppo di processo è uguale all'ID del gruppo di processo del terminale corrente) ricevono segnali generati da tastiera, come SIGINT. Si dice che questi processi sono in primo piano (foreground - oppure sincroni). I processi in background (sullo sfondo - oppure asincroni) sono quelli il cui ID del gruppo di processo differisce da quello del terminale; tali processi sono immuni dai segnali generati da tastiera. Solo ai processi in primo piano è permesso di leggere o, se l'utente l'ha specificato con stty tostop, scrivere sul terminale. Ai processi nascosti che tentano di leggere dal terminale (o scriverci sopra quando stty tostop è in azione) è inviato un segnale SIGTTIN (SIGTTOU) dal driver del terminale del kernel, che, se non intercettato, sospende il processo.

Se il sistema operativo sul quale bash è in esecuzione supporta il job-control, bash è in grado di utilizzarlo. Battere il carattere di sospensione (tipicamente ^Z, Control-Z) mentre un processo è in esecuzione, provoca la sospensione di quel processo e restituisce il controllo a bash. Battere il carattere di sospensione ritardata (tipicamente ^Y, Control-Y) provoca la sospensione del processo quando questo tenta di leggere input dal terminale, e la restituzione del controllo a bash. Si può poi cambiare lo stato di questo job, usando il comando bg per continuarlo in background, il comando fg per riportarlo in primo piano, o il comando kill per farlo terminare. Un ^Z ha effetto immediatamente, e ha l'effetto collaterale di causare la perdita dell'output in sospeso e del "type ahead" (caratteri immessi a terminale ma non ancora passati al programma).

Vi sono diversi modi per riferirsi a un job nella shell. Il carattere % designa una specifica di job (jobspec). Un job con numero n può essere indicato come %n. Un job può anche essere indicato usando un prefisso del nome usato per avviarlo, o usando una sottostringa che appare nella sua riga di comando. Per esempio, %ce si riferisce a un job sospeso il cui nome di comando inizia con ce. Se un prefisso corrisponde a più di un job, bash restituisce un messaggio di errore. L'uso di %?ce, d'altra parte, indica qualsiasi job che contiene la stringa ce nella sua riga di comando. Se la sottostringa corrisponde a più di un job, bash restituisce un messaggio di errore. I simboli %% e %+ si riferiscono alla nozione della shell del job corrente, ossia l'ultimo job sospeso mentre era in primo piano o avviato in background. Il job precedente può essere referenziato usando %-. Se c'è un solo job, %+ e %- possono essere usati entrambi per far riferimento a quel job. Nell'output che riguarda i job (per esempio, l'output del comando jobs), il job corrente è sempre segnalato con un +, ed il job precedente con un -. Un singolo % (senza alcuna specificazione associata) è pure un modo per designare il job corrente.

La semplice menzione di un job può essere usata per riportarlo in primo piano: %1 è un sinonimo per “fg %1”, che porta il job 1 dal background al foreground (in primo piano). Nello stesso modo, “%1 &” riprende l'esecuzione del job 1 in background, ossia equivale a “bg %1”.

La shell viene notificata immediatamente ogni volta che un job cambia stato. Normalmente, bash aspetta finché non deve stampare un prompt prima di informare dei cambiamenti nello stato di un job, in modo da non interrompere alcun altro output. Se l'opzione -b del comando incorporato set è impostata, bash riporta tali cambiamenti immediatamente. Delle eventuali istruzioni di intercettazione del segnale SIGCHLD viene eseguita per ogni processo figlio che esce.

Se si tenta di uscire da bash mentre vi sono dei job sospesi(o, se è stata abilitata l'opzione di shell checkjobs usando il comando incorporato shopt, in esecuzione), la shell stampa un messaggio di avvertimento e, se viene abilitata l'opzione checkjobs, elenca i job e i loro stati. Si può quindi usare il comando jobs per controllare il loro stato. Se si fa un secondo tentativo per uscire senza immettere alcun altro comando, non si riceve più il messaggio di avvertimento e ogni job sospeso viene terminato.

Quando la shell è in attesa di un job o di un processo usando il comando incorporato wait e il job-control è abilitato, wait ritornerà lo stato di completamento quando il job cambia stato. Con l'opzione -f wait attende finché il job o il processo termina prima di ritornare.

Quando eseguita interattivamente, bash mostra il prompt primario PS1 quando è pronta per leggere un comando, e il prompt secondario PS2 quando è in attesa di altro input per completare un comando. Bash mostra PS0 dopo aver letto un comando ma prima di eseguirlo. Bash mostra PS4 come descritto sopra prima di tracciare ciascun comando quando è abilitata l'opzione -x. Bash permette di personalizzare queste stringhe di prompt inserendo un certo numero di caratteri speciali preceduti dalla barra inversa che sono decodificati come segue:
\a
un carattere ASCII di campanello (07)
\d
la data nel formato "Giorno-della-settimana Mese Giorno" (ad es., "Tue May 26")
\D{formato}
il formato viene passato a strftime(3) e il risultato è inserito nella stringa di prompt; un formato vuoto genera una rappresentazione di data/ora specifica della localizzazione. Le parentesi graffe sono obbligatorie
\e
un carattere ASCII di escape (033)
\h
il nome dell'host fino al primo `.'
\H
il nome dell'host
\j
il numero di job attualmente gestiti dalla shell
\l
il basename del terminale in cui è eseguita la shell
\n
newline [su una nuova riga]
\r
ritorno carrello
\s
il nome della shell, il basename di $0 (la parte che segue l'ultima barra [/])
\t
l'ora corrente nel formato HH:MM:SS 24 ore
\T
l'ora corrente nel formato HH:MM:SS 12 ore
\@
l'ora corrente nel formato am/pm 12 ore
\A
l'ora corrente nel formato HH:MM 24 ore
\u
il nome-utente dell'utente corrente
\v
la versione di bash (ad es., 2.00)
\V
la release di bash, versione + livello di patch (ad es., 2.00.0)
\w
la directory di lavoro corrente, con $HOME abbreviato da una tilde (usa il valore della variabile PROMPT_DIRTRIM)
\W
il basename della directory di lavoro corrente, con $HOME abbreviato con una tilde
\!
il numero nella cronologia del comando attuale
\#
il numero di comando del comando attuale
\$
se l'UID effettivo è 0, un #, altrimenti un $
\nnn
il carattere [ASCII] che corrisponde al numero ottale nnn
\\
una barra inversa
\[
marca l'inizio di una sequenza di caratteri non stampabili, che può essere usata per includere nel prompt una sequenza di controllo del terminale
\]
marca la fine di una sequenza di caratteri non stampabili

The command number and the history number are usually different: the history number of a command is its position in the history list, which may include commands restored from the history file (see HISTORY below), while the command number is the position in the sequence of commands executed during the current shell session. After the string is decoded, it is expanded via parameter expansion, command substitution, arithmetic expansion, and quote removal, subject to the value of the promptvars shell option (see the description of the shopt command under SHELL BUILTIN COMMANDS below). This can have unwanted side effects if escaped portions of the string appear within command substitution or contain characters special to word expansion.

Questa è la libreria che gestisce la lettura dell'input quando si usa una shell interattiva, a meno che non si specifichi l'opzione --noediting all'invocazione della shell. La modifica di riga è usata anche quando viene passata l'opzione -e al comando incorporato read. Come comportamento predefinito, i comandi per l'editor della riga comandi sono simili a quelli di Emacs. È anche disponibile un'interfaccia per editor di riga in stile vi. La modifica di riga può essere abilitata in ogni momento con le opzioni -o emacs o -o vi del comando incorporato set (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). Per chiudere l'editor di riga dopo l'esecuzione della shell utilizzare l'opzione +o emacs o +o vi del comando incorporato set.

In questa sezione, si usa la notazione in stile Emacs per indicare i tasti da battere. I tasti di controllo sono indicati da C-tasto, per esempio, C-n significa Control-N. In modo simile, i meta tasti sono indicati da M-tasto, cioè M-x significa Meta-X. (Sulle tastiere senza un tasto meta, M-x significa ESC x, cioè, si preme il tasto Escape e poi il tasto x. Questo rende ESC il meta prefisso. La combinazione M-C-x significa ESC-Control-x, ossia si preme il tasto Escape poi si tiene il tasto Control mentre si preme il tasto x).

Ai comandi readline possono essere specificati argomenti numerici, che normalmente sono dei contatori di ripetizione. A volte, tuttavia, è il segno dell'argomento a essere significativo. Passando un argomento negativo a un comando che agisce in avanti (ad es., kill-line), il comando agisce nella direzione opposta. I comandi il cui comportamento con gli argomenti è diverso da questo sono indicati più avanti.

Quando un comando è descritto come eliminazione di testo, il testo cancellato viene salvato per un possibile riutilizzo futuro (yanking). Il testo eliminato viene salvato in un kill-ring. Eliminazioni consecutive provocano l'accumulazione del testo in una unità, che può essere recuperata tutta in una volta. Comandi che non eliminano testo separano parti di testo nel kill-ring.

Readline è personalizzata inserendo comandi in un file di inizializzazione (il file inputrc). Il nome di questo file è preso dal valore della variabile INPUTRC. Se questa variabile non è definita il valore predefinito è ~/.inputrc. Se quel file non esiste o non può essere letto, il valore predefinito ultimo è /etc/inputrc. Quando un programma che usa la libreria readline viene avviato, viene letto il file di inizializzazione, e vengono impostate le associazioni di tasti e assegnate le variabili. Ci sono solo alcuni costrutti base consentiti nel file d'inizializzazione di readline. Le righe vuote sono ignorate. Le righe che iniziano con un # sono commenti. Le righe che iniziano con un $ indicano costrutti condizionali. Le altre righe indicano associazioni di tasti e impostazioni di variabili.

Le associazioni di tasti predefiniti possono essere cambiate con un file inputrc. Altri programmi che usano questa libreria possono aggiungere i loro propri comandi e associazioni.

Per esempio, porre

M-Control-u: universal-argument

o
C-Meta-u: universal-argument
nel file inputrc farebbe eseguire a M-C-u il comando della readline universal-argument.

Sono riconosciuti i seguenti nomi simbolici di carattere: RUBOUT, DEL, ESC, LFD, NEWLINE, RET, RETURN, SPC, SPACE e TAB.

In aggiunta al nome del comando, readline consente che a un tasto corrisponda una stringa che è inserita quando quel tasto è premuto (una macro).

La sintassi per il controllo delle associazioni dei tasti nel file inputrc è semplice. Tutto quel che è richiesto è il nome del comando o il testo di una macro e una sequenza di tasti alla quale dovrà essere associato. Il nome può essere specificato in uno di due modi: come nome simbolico di un tasto, eventualmente con i prefissi Meta- o Control-, o come una sequenza di tasti.

Quando si usa la forma nome-tasto:nome-funzione o macro, nome-tasto è il nome di un tasto in inglese. Per esempio:

Control-u: universal-argument
Meta-Rubout: backward-kill-word
Control-o: "> output"

Negli esempi precedenti, C-u viene collegato alla funzione universal-argument, M-DEL viene collegato alla funzione backward-kill-word, e C-o viene collegato all'esecuzione della macro indicata sul lato destro (cioè, inserire il testo ``> output'' nella riga).

Nella seconda forma, "sequenza-tasti":nome-funzione o macro, sequenza-tasti differisce da nome-tasto visto sopra, per il fatto che la stringa che denota un'intera sequenza di tasti può essere specificata ponendo la sequenza fra virgolette. Alcuni tasti di protezione (escape) nello stile GNU Emacs possono essere usati, come nei seguenti esempi, ma i nomi simbolici dei caratteri non si possono utilizzare.

"\C-u": universal-argument
"\C-x\C-r": re-read-init-file
"\e[11~": "Function Key 1"

In questo esempio, C-u viene ancora collegato alla funzione universal-argument. C-x C-r viene collegato alla funzione re-read-init-file, e ESC [ 1 1 ~ viene collegato all'inserimento del testo ``Function Key 1''.

L'insieme completo delle sequenze di protezione (escape) in stile GNU Emacs è

\C-
prefisso control
\M-
prefisso meta
\e
un carattere di escape
\\
barra inversa
\"
il carattere "
\'
il carattere '

In aggiunta alle sequenze di protezione che iniziano col tasto escape in stile GNU Emacs, è disponibile un secondo insieme di sequenze di protezione che iniziano con la barra inversa:

\a
avviso (segnale acustico)
\b
backspace
\d
cancella [delete - tasto Del o Canc]
\f
salto pagina
\n
newline [su una nuova riga]
\r
ritorno carrello
\t
tabulazione orizzontale
\v
tabulazione verticale
\nnn
il carattere a otto bit il cui valore è il valore ottale nnn (da una a tre cifre)
\xHH
il carattere a otto bit il cui valore è il valore esadecimale HH (una o due cifre esadecimali)

Quando si inserisce il testo di una macro, apostrofi o virgolette devono essere usati per indicare una definizione di macro. Un testo non quotato si suppone che sia un nome di funzione. Nel corpo della macro, i segni di protezione \ idescritti prima vengono espansi. La barra inversa quota qualsiasi altro carattere nel testo della macro, inclusi " e '.

Bash permette di mostrare o modificare le associazioni correnti dei tasti di readline con il comando incorporato bind. La modalità di modifica può essere cambiata durante l'uso interattivo usando l'opzione -o del comando incorporato set (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).

Readline ha delle variabili che possono essere usate per personalizzare ulteriormente il suo comportamento. Una variabile può essere impostata nel file inputrc con un'istruzione della forma

set nome-variabile valore

o usando il comando incorporato bind (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti).

Tranne dove diversamente indicato, le variabili di readline possono avere i valori On o Off (senza distinzione fra maiuscole e minuscole). I nomi di variabile non riconosciuti vengono ignorati. Quando viene letto un valore di variabile, i valori vuoti o nulli, "on" (senza distinzione fra maiuscole e minuscole) o "1" sono equivalenti a On. Tutti gli altri valori sono equivalenti a Off. Le variabili e i loro valori predefiniti sono:

bell-style (audible)
Controlla cosa succede se readline vuole usare il segnalatore acustico del terminale. Se impostato a none, readline non emette alcun segnale. Se impostato a visible, readline usa un segnalatore visivo se disponibile. Se impostato a audible, readline tenta di attivare il segnalatore acustico del terminale.
bind-tty-special-chars (On)
Se impostato a On, readline tenta di associare i caratteri di controllo trattati in modo speciale dal driver del terminale nel kernel agli equivalenti degli stessi come descritti da readline.
blink-matching-paren (Off)
If set to On, readline attempts to briefly move the cursor to an opening parenthesis when a closing parenthesis is inserted.
colored-completion-prefix (Off)
If set to On, when listing completions, readline displays the common prefix of the set of possible completions using a different color. The color definitions are taken from the value of the LS_COLORS environment variable.
colored-stats (Off)
Se impostata a On, readline visualizza i possibili completamenti usando colori diversi per indicare il tipo di file. Le definizioni dei colori sono prese dalla variabile d'ambiente LS_COLORS.
comment-begin (“#”)
La stringa che è inserita quando è eseguito il comando insert-comment. Questo comando è associato a M-# in modalità comandi Emacs e a # in modalità comandi di vi.
completion-display-width (-1)
The number of screen columns used to display possible matches when performing completion. The value is ignored if it is less than 0 or greater than the terminal screen width. A value of 0 will cause matches to be displayed one per line. The default value is -1.
completion-ignore-case (Off)
Se impostato a On, readline effettua l'individuazione dei nomi-file e il completamento senza distinguere le lettere maiuscole dalle lettere minuscole.
completion-map-case (Off)
If set to On, and completion-ignore-case is enabled, readline treats hyphens (-) and underscores (_) as equivalent when performing case-insensitive filename matching and completion.
completion-prefix-display-length (0)
La lunghezza in caratteri del prefisso comune di una lista di possibili completamenti che è visualizzata senza modifiche. Quando è impostata a un valore maggiore di zero, i prefissi comuni più lunghi di questo valore sono rimpiazzati da un'ellissi quando vengono visualizzati possibili completamenti.
completion-query-items (100)
Questo determina a che punto interpellare l'utente per visualizzare i possibili completamenti generati dal comando possible-completions. Può essere impostato a un numero intero maggiore o uguale a zero. Se il numero di possibili completamenti è maggiore o uguale al valore di questa variabile, readline chiederà se l'utente desidera vederli o no; altrimenti essi sono semplicemente elencati sul terminale.
convert-meta (On)
Se impostato a On, readline converte i caratteri con l'ottavo bit uguale a 1 a una sequenza di caratteri ASCII eliminando l'ottavo bit e aggiungendo come prefisso un carattere di protezione (in pratica, usando l'escape come il prefisso meta). Il predefinito è Off, ma readline lo imposterà a On se la localizzazione contiene caratteri a otto bit.
disable-completion (Off)
Se impostato a On, readline inibisce il completamento della parola. I caratteri di completamento saranno inseriti nella riga come se fossero stati mappati come self-insert.
echo-control-characters (On)
Quando è impostato a On, sui sistemi operativi che lo suppportano, readline visualizza un carattere corrispondente a un segnale generato dalla tastiera.
editing-mode (emacs)
Controlla se readline parte con un insieme di associazioni di tasti simile a Emacs o vi. editing-mode (modalità di modifica) può essere impostato a emacs o a vi.
emacs-mode-string (@)
If the show-mode-in-prompt variable is enabled, this string is displayed immediately before the last line of the primary prompt when emacs editing mode is active. The value is expanded like a key binding, so the standard set of meta- and control prefixes and backslash escape sequences is available. Use the \1 and \2 escapes to begin and end sequences of non-printing characters, which can be used to embed a terminal control sequence into the mode string.
enable-bracketed-paste (On)
When set to On, readline will configure the terminal in a way that will enable it to insert each paste into the editing buffer as a single string of characters, instead of treating each character as if it had been read from the keyboard. This can prevent pasted characters from being interpreted as editing commands.
enable-keypad (Off)
Quando impostato a On, readline tenta di abilitare il tastierino numerico se viene utilizzato. Alcuni sistemi richiedono questo per abilitare i tasti-freccia.
enable-meta-key (On)
Quando è impostato a On, readline tenta di abilitare qualsiasi meta tasto modificatore che il terminale dichiara di supportare quando viene chiamato. Su molti terminali il meta tasto è usato per inviare caratteri a otto bit.
expand-tilde (Off)
Se impostato a On, l'espansione della tilde è effettuata quando readline tenta il completamento della parola.
history-preserve-point (Off)
Se impostato a On, il codice che implementa la cronologia tenta di piazzare il cursore nel punto in cui si trovava su ogni riga della cronologia visualizzata con previous-history o next-history.
history-size (unset)
Definisce il numero massimo di voci salvate nella cronologia. Se impostata a zero, vengono cancellate tutte le voci esistenti e nessuna nuova voce viene salvata. Se impostata a un numero minore di zero, il numero di registrazioni è illimitato. Come impostazione predefinita, il numero di voci di cronologia è impostato al valore della variabile di shell HISTSIZE . Se si tenta di impostare history-size a un valore non numerico, il numero massimo di voci della cronologia sarà 500.
horizontal-scroll-mode (Off)
Quando impostato a On, richiede a readline di usare una sola riga per la visualizzazione, facendo scorrere l'input in orizzontale su una sola riga dello schermo quando essa risulti più lunga della larghezza dello schermo, invece che andando a capo su una nuova riga. Qust'impostazione è abilitata automaticamente nei terminali di altezza 1.
input-meta (Off)
Se impostato a On, readline abilita l'input a otto bit (cioè, non toglie l'ottavo bit dai caratteri che legge), indipendentemente da quello che il terminale dichiara di supportare. Il nome meta-flag è un sinonimo per questa variabile. Il predefinito è Off, ma readline lo imposterà a On se la localizzazione contiene caratteri a otto bit.
isearch-terminators (“C-[C-J”)
Una stringa di caratteri che fa terminare una ricerca incrementale senza eseguire successivamente il carattere come se fosse un comando. Se a questa variabile non è stato dato un valore, i caratteri ESC e C-J fanno terminare una ricerca incrementale.
keymap (emacs)
Imposta la mappa corrente dei tasti di readline. Il set dei nomi validi per le mappe dei tasti è emacs, emacs-standard, emacs-meta, emacs-ctlx, vi, vi-command e vi-insert. vi è equivalente a vi-command; emacs è equivalente a emacs-standard. Il valore predefinito è emacs; il valore di editing-mode determina anche la mappa dei tasti predefiniti.
keyseq-timeout (500)
Specifica quanto tempo readline attenderà un carattere quando legge una sequenza di tasti ambigua (una che può formare una sequenza di tasti completa usando l'input letto finora, o può accettare un input aggiuntivo per completare una sequenza di tasti più lunga). Se non riceve nessun input entro il tempo limite, readline userà la sequenza di tasti più corta tra quelle possibili. Il valore è specificato in millisecondi, cosicché un valore di 1000 vuol dire che readline attenderà un secondo per un input aggiuntivo. Se questa variabile è impostata a un valore minore o uguale a zero, o a un valore non numerico, readline attenderà fino a che non sia premuto un altro tasto per decidere quale sequenza di tasti completare.
mark-directories (On)
Se impostata a On, ai nomi delle directory completate è aggiunta una barra [/] alla fine.
mark-modified-lines (Off)
Se impostato a On, le righe della cronologia che sono state modificate sono mostrate precedute da un asterisco (*).
mark-symlinked-directories (Off)
Se impostato a On, i nomi completati che sono collegamenti simbolici a directory hanno una barra [/] alla fine (se richiesto tramite mark-directories).
match-hidden-files (On)
Questa variabile, se impostata a On, fa sì che readline mostri anche i file i cui nomi iniziano con un `.' (file nascosti) quando effettua il completamento del nome-file. Se impostata a Off, il `.' iniziale dev'essere fornito dall'utente come parte del nome-file da completare.
menu-complete-display-prefix (Off)
Se impostato a On, il completamento del menù visualizza il prefisso comune della lista di possibili completamenti (che può essere vuota) prima di scorrere ciclicamente la lista.
output-meta (Off)
Se impostato a On, readline mostra i caratteri con l'ottavo bit impostato direttamente, piuttosto che con una sequenza di protezione avente come prefisso meta. Il predefinito è Off, ma readline lo imposterà a On se la localizzazione contiene caratteri a otto bit.
page-completions (On)
Se impostato a On, readline usa un paginatore interno simile a more per mostrare i possibili completamenti una schermata alla volta.
print-completions-horizontally (Off)
Se impostato a On, readline mostra i completamenti ordinati in ordine alfabetico orizzontalmente, piuttosto che dall'alto in basso.
revert-all-at-newline (Off)
Se impostato a On, readline annulla tutte le modifiche alle righe della cronologia prima di ritornare, quando viene eseguito accept-line. In modo predefinito, le righe della cronologia possono essere modificate e mantengono liste dei singoli anullamenti mediante chiamate a readline.
show-all-if-ambiguous (Off)
Questo cambia il comportamento predefinito delle funzioni di completamento. Se impostato a On, le parole che hanno più di un possibile completamento provocano la visualizzazione immediata delle coincidenze invece che l'attivazione del segnalatore acustico.
show-all-if-unmodified (Off)
Questo cambia il comportamento predefinito delle funzioni di completamento in maniera simile a show-all-if-ambiguous. Se impostato a On, le parole che hanno più di un possibile completamento senza alcun possibile completamento parziale (ovvero i possibili completamenti non hanno alcun prefisso in comune) sono elencate immediatamente invece che provocare l'attivazione del segnalatore acustico.
show-mode-in-prompt (Off)
Se impostata a On, aggiunge una stringa all'inizio del prompt che indica la modalità di modifica: emacs (@), vi comando (:) o vi inserimento (+). Le stringhe della modalità sono impostabili dall'utente (p.es. emacs-mode-string).
skip-completed-text (Off)
Se impostato a On, altera il comportamento predefinito del completamento quando viene inserita una corrispondenza nella riga. È attivo solo quando si effettua il completamento a metà di una parola. Se abilitato, readline non inserisce, dopo il completamento della parola, caratteri provenienti dal completamento che corrispondono ai caratteri della parola da completare che si trovano dopo il cursore; in tal modo porzioni di parola che seguono il cursore non vengono duplicati.
vi-cmd-mode-string ((cmd))
If the show-mode-in-prompt variable is enabled, this string is displayed immediately before the last line of the primary prompt when vi editing mode is active and in command mode. The value is expanded like a key binding, so the standard set of meta- and control prefixes and backslash escape sequences is available. Use the \1 and \2 escapes to begin and end sequences of non-printing characters, which can be used to embed a terminal control sequence into the mode string.
vi-ins-mode-string ((ins))
If the show-mode-in-prompt variable is enabled, this string is displayed immediately before the last line of the primary prompt when vi editing mode is active and in insertion mode. The value is expanded like a key binding, so the standard set of meta- and control prefixes and backslash escape sequences is available. Use the \1 and \2 escapes to begin and end sequences of non-printing characters, which can be used to embed a terminal control sequence into the mode string.
visible-stats (Off)
Se impostato a On, un carattere che denota un tipo di file come riportato da stat(2) è accodato al nome-file durante l'elencazione dei possibili completamenti.

Readline implementa un servizio simile, nello spirito, a quello della compilazione condizionale nel preprocessore C, e che permette di effettuare associazioni di tasti e impostazioni di variabili in base al risultato di test. Vi sono tre direttive di controllo usate.
$if
Il costrutto $if permette che le associazioni siano fatte in base alla modalità di modifica, al terminale in uso o all'applicazione che fa uso di readline. Il testo da verificare, dopo qualsiasi operatore di confronto, arriva fino alla fine della riga; a meno che non sia diversamente specificato, nessun carattere che lo delimiti è richiesto.
mode
La forma mode= della direttiva $if è usata per verificare se readline è in modo emacs o vi. Questo può essere usato in congiunzione con il comando set keymap, per esempio, per impostare le associazioni delle mappe dei tasti di emacs-standard e emacs-ctlx solo se readline è avviata in modo emacs.
term
La forma term= può essere usata per includere associazioni di tasti specifiche per un terminale, magari per associare le sequenze di tasti emesse dai tasti funzione dei terminali. La parola a destra dell' = viene confrontata con il nome completo del terminale e la parte del nome del terminale che precede il primo -. Questo permette, ad esempio, a sun di trovare una corrispondenza sia con sun che con sun-cmd.
version
The version test may be used to perform comparisons against specific readline versions. The version expands to the current readline version. The set of comparison operators includes =, (and ==), !=, <=, >=, <, and >. The version number supplied on the right side of the operator consists of a major version number, an optional decimal point, and an optional minor version (e.g., 7.1). If the minor version is omitted, it is assumed to be 0. The operator may be separated from the string version and from the version number argument by whitespace.
application
Il costrutto application è usato per includere impostazioni specifiche per un'applicazione. Ogni programma che usa la libreria readline imposta il nome applicazione, e un file di inizializzazione può poi fare un test per un particolare valore. Questo può essere usato per associare sequenze di tasti a funzioni utili per uno specifico programma. Per esempio, il comando seguente aggiunge una sequenza di tasti che quota la parola corrente o la parola precedente in bash:
$if Bash
# Quota la parola corrente o precedente
"\C-xq": "\eb\"\ef\""
$endif
variabile
The variable construct provides simple equality tests for readline variables and values. The permitted comparison operators are =, ==, and !=. The variable name must be separated from the comparison operator by whitespace; the operator may be separated from the value on the right hand side by whitespace. Both string and boolean variables may be tested. Boolean variables must be tested against the values on and off.
$endif
Questo comando, come si è visto nell'esempio precedente, fa terminare un comando $if.
$else
I comandi in questa parte della direttiva $if sono eseguiti se il test non risulta verificato.
$include
Questa direttiva prende un unico nome-file come argomento e legge comandi e associazioni da quel file. Per esempio, la seguente direttiva legge /etc/inputrc:
$include  /etc/inputrc

Readline è dotato di comandi per cercare nella cronologia dei comandi (si veda CRONOLOGIA più avanti) righe contenenti una stringa specifica. Ci sono due modalità di ricerca: incrementale e non-incrementale.

La ricerca incrementale inizia prima che l'utente abbia finito di immettere la stringa di ricerca. Mentre ogni carattere della stringa di ricerca viene battuto, readline mostra la prima linea dalla cronologia che corrisponde alla stringa battuta finora. Una ricerca incrementale richiede solamente il numero minimo di caratteri necessari per trovare l'elemento della cronologia desiderato. I caratteri presenti nel valore della variabile isearch-terminators sono usati per delimitare una ricerca incrementale. Se a quella variabile non è stato assegnato un valore, i caratteri di Escape e Control-J fanno arrestare una ricerca incrementale. Control-G interrompe una ricerca incrementale e ripristina la riga originale. Quando è terminata la ricerca, l'elemento della cronologia contenente la stringa di ricerca diventa la riga corrente.

Per trovare altri elementi nell'elenco della cronologia, battere Control-S o Control-R secondo il caso. Viene eseguita così una ricerca all'indietro o in avanti nella cronologia del successivo elemento che corrisponde alla stringa di ricerca che è stata immessa. Ogni altra sequenza di tasti associata a un comando readline pone termine alla ricerca ed esegue il comando presente nella linea. Per esempio, un newline provoca l'interruzione della ricerca e accetta la riga, eseguendo così il comando proveniente dall'elenco della cronologia.

Readline ricorda l'ultima stringa di ricerca incrementale. Se due Control-R vengono battuti senza che siano intervenuti caratteri che definiscono una nuova stringa di ricerca, viene utilizzata la stringa di ricerca memorizzata al momento.

Le ricerche non incrementali leggono l'intera stringa di ricerca prima di avviare la ricerca per individuare righe nella cronologia. La stringa di ricerca può essere battuta dall'utente o essere parte del contenuto della riga corrente.

La seguente è una lista di nomi dei comandi e delle sequenze di tasti predefiniti a cui essi sono collegati. Nomi di comando senza una sequenza di tasti collegata a essi sono scollegati in modo predefinito. Nelle descrizioni seguenti, punto si riferisce alla posizione corrente del cursore e marca alla posizione del cursore salvata col comando set-mark. Il testo fra il punto e la marca è indicato come regione.

beginning-of-line (C-a)
Si sposta all'inizio della riga corrente.
end-of-line (C-e)
Si sposta alla fine della riga.
forward-char (C-f)
Si sposta avanti di un carattere.
backward-char (C-b)
Si sposta indietro di un carattere.
forward-word (M-f)
Si sposta in avanti fino alla fine della parola successiva. Le parole sono composte di caratteri alfanumerici (lettere e cifre).
backward-word (M-b)
Si sposta indietro all'inizio della parola corrente o precedente. Le parole sono composte di caratteri alfanumerici (lettere e cifre).
shell-forward-word
Si sposta in avanti fino alla fine della parola successiva. Le parole sono delimitate da metacaratteri di shell non quotati.
shell-backward-word
Si sposta indietro all'inizio della parola corrente o precedente. Le parole sono delimitate da metacaratteri di shell non quotati.
previous-screen-line
Attempt to move point to the same physical screen column on the previous physical screen line. This will not have the desired effect if the current Readline line does not take up more than one physical line or if point is not greater than the length of the prompt plus the screen width.
next-screen-line
Attempt to move point to the same physical screen column on the next physical screen line. This will not have the desired effect if the current Readline line does not take up more than one physical line or if the length of the current Readline line is not greater than the length of the prompt plus the screen width.
clear-display (M-C-l)
Clear the screen and, if possible, the terminal's scrollback buffer, then redraw the current line, leaving the current line at the top of the screen.
clear-screen (C-l)
Pulisce lo schermo, poi riproduce la riga corrente, lasciando la riga corrente in cima allo schermo. Con un argomento, rilegge la riga corrente senza ripulire lo schermo.
redraw-current-line
Rinfresca la riga corrente.

accept-line (Newline, Return)
Accetta la riga senza curarsi di dove sia il cursore. Se questa riga non è vuota, è aggiunta alla lista della cronologia in accordo con lo stato della variabile HISTCONTROL. Se la riga è una riga di cronologia modificata, allora ripristina la riga di cronologia al suo stato originale.
previous-history (C-p)
Prende il precedente comando dalla lista della cronologia, spostandosi indietro nella lista.
next-history (C-n)
Prende il successivo comando dalla lista della cronologia, spostandosi avanti nella lista.
beginning-of-history (M-<)
Si sposta alla prima riga nella cronologia.
end-of-history (M->)
Si sposta alla fine della cronologia dell'input, cioè, alla riga che si sta inserendo.
reverse-search-history (C-r)
Cerca all'indietro partendo dalla riga corrente spostandosi in `su' attraverso la cronologia come necessario. Questa è una ricerca incrementale.
forward-search-history (C-s)
Cerca in avanti partendo dalla riga corrente e spostandosi in `giù' attraverso la cronologia come necessario. Questa è una ricerca incrementale.
non-incremental-reverse-search-history (M-p)
Cerca all'indietro attraverso la cronologia, partendo dalla riga corrente, una stringa fornita dall'utente, usando una ricerca non incrementale.
non-incremental-forward-search-history (M-n)
Cerca in avanti attraverso la cronologia una stringa fornita dall'utente, usando una ricerca non incrementale.
history-search-forward
Cerca in avanti attraverso la cronologia una stringa di caratteri tra l'inizio della riga corrente e il punto del cursore. Questa è una ricerca non incrementale.
history-search-backward
Cerca all'indietro attraverso la cronologia una stringa di caratteri tra l'inizio della riga corrente e il punto del cursore. Questa è una ricerca non incrementale.
history-substring-search-backward
Cerca all'indietro attraverso la cronologia una stringa di caratteri tra l'inizio della riga corrente e la posizione corrente del cursore (il punto). La stringa di ricerca può cercare corrispondenze dovunque in una riga della cronologia. Questa è una ricerca non incrementale.
history-substring-search-forward
Cerca in avanti attraverso la cronologia una stringa di caratteri tra l'inizio della riga corrente e il punto del cursore. La stringa di ricerca può cercare corrispondenze dovunque in una riga della cronologia. Questa è una ricerca non incrementale.
yank-nth-arg (M-C-y)
Inserisce il primo argomento del comando precedente (generalmente la seconda parola sulla riga precedente) alla posizione del cursore. Con un argomento n, inserisce la n-sima parola del comando precedente (le parole nel comando precedente iniziano con la parola 0). Un argomento negativo inserisce la n-sima parola dalla fine del comando precedente. Una volta che l'argomento n è calcolato, l'argomento è estratto come se l'espansione della cronologia "!n" sia stata specificata.
yank-last-arg (M-., M-_)
Inserisce l'ultimo argomento del comando precedente (l'ultima parola della precedente riga di cronologia). Con un argomento numerico, si comporta esattamente come yank-nth-arg. Chiamate consecutive a yank-last-arg percorrono l'elenco della cronologia all'indietro, inserendo ogni volta l'ultima parola (o la parola specificata dall'argomento della prima chiamata) di ogni riga. Qualsiasi argomento numerico fornito a queste chiamate successive determina la direzione di scorrimento nella cronologia. Un argomento negativo commuta la direzione di scorrimento (all'indietro o in avanti). I servizi dell'espansione della cronologia sono usati per estrarre l'ultima parola, come se fosse stata specificata l'espansione della cronologia "!$".
shell-expand-line (M-C-e)
Espande la riga nello stesso modo in cui lo fa la shell. Questo espande gli alias e la cronologia così come tutte le parole della shell. Si veda ESPANSIONE DELLA CRONOLOGIA più avanti per una descrizione dell'espansione della cronologia.
history-expand-line (M-^)
Effettua l'espansione della cronologia sulla riga corrente. Si veda ESPANSIONE DELLA CRONOLOGIA più avanti per una descrizione dell'espansione della cronologia.
magic-space
Effettua l'espansione della cronologia sulla riga corrente e inserisce uno spazio. Si veda ESPANSIONE DELLA CRONOLOGIA più avanti per una descrizione dell'espansione della cronologia.
alias-expand-line
Effettua l'espansione degli alias sulla riga corrente. Si veda ALIAS sopra per una descrizione dell'espansione degli alias.
history-and-alias-expand-line
Espande la cronologia e gli alias sulla riga corrente.
insert-last-argument (M-., M-_)
Un sinonimo di yank-last-arg.
operate-and-get-next (C-o)
Accetta la riga corrente per l'esecuzione e prende dalla cronologia la riga successiva a quella corrente, per la modifica. Un argomento numerico, se presente, specifica l'elemento della cronologia da usare al posto della riga corrente.
edit-and-execute-command (C-x C-e)
Invoca un editor sulla riga di comando corrente ed esegue il risultato come comandi di shell. Bash tenta di invocare $VISUAL, $EDITOR e emacs come editor, in quest'ordine.

fine-del-file (generalmente C-e)
Il carattere che indica fine-del-file come impostato, per esempio, da ``stty''. Se questo carattere viene letto quando non ci sono caratteri sulla riga, e il punto è all'inizio della riga, Readline lo interpreta come fine dell'input non vi è alcun carattere nella riga, e ritorna EOF.
delete-char (C-d)
Cancella il carattere nel punto del cursore. Se questa funzione è associata allo stesso carattere come il carattere EOF della tty, come C-d normalmente è, si veda sopra per gli effetti.
backward-delete-char (Rubout)
Cancella il carattere dopo il cursore. Quando è dato un argomento numerico, salva il testo cancellato sul kill-ring.
forward-backward-delete-char
Cancella il carattere sotto il cursore, a meno che il cursore non sia alla fine della riga, nel qual caso il carattere dietro al cursore viene cancellato.
quoted-insert (C-q, C-v)
Aggiunge il successivo carattere battuto sulla riga in modo letterale. Questo è il modo per inserire caratteri come C-q, per esempio.
tab-insert (C-v TAB)
Inserisce un carattere tab.
self-insert (a, b, A, 1, !, ...)
Inserisce il carattere battuto.
transpose-chars (C-t)
Trascina il carattere prima del punto del cursore in avanti sopra il carattere nel punto, spostando anche il punto in avanti. Se il punto è alla fine della riga, traspone i due caratteri prima del punto. Argomenti negativi non hanno effetto.
transpose-words (M-t)
Trascina la parola prima del punto del cursore dopo la parola oltre il punto, spostando inoltre il punto sopra quella parola. Se il punto è alla fine della riga, allora traspone le ultime due parole sulla riga.
upcase-word (M-u)
Rende maiuscola la parola corrente (o seguente). Con un argomento negativo, opera sulla parola precedente, ma non sposta il punto del cursore.
downcase-word (M-l)
Rende minuscola la parola corrente (o seguente). Con un argomento negativo, opera sulla parola precedente, ma non sposta il punto del cursore.
capitalize-word (M-c)
Rende maiuscola la prima lettera della parola corrente (o seguente). Con un argomento negativo, opera sulla parola precedente, ma non sposta il punto del cursore.
overwrite-mode
Alterna fra modalità inserimento e modalità di sovrascrittura. Con un argomento numerico esplicito positivo passa alla modalità sovrascrittura. Con un argomento numerico esplicito non positivo passa alla modalità inserimento. Questo comando riguarda solo la modalità emacs; la modalità vi sovrascrive in modo diverso. Ogni chiamata a readline() viene avviata in modalità inserimento. In modalità sovrascrittura i caratteri associati a self-insert sostituiscono il testo nel punto del cursore piuttosto che sospingere il testo verso destra. I caratteri associati a backward-delete-char sostituiscono il carattere prima del punto con uno spazio. Questo comando è non associato in modo predefinito.

kill-line (C-k)
Elimina il testo dal punto del cursore fino alla fine della riga.
backward-kill-line (C-x Rubout)
Elimina all'indietro fino all'inizio della riga.
unix-line-discard (C-u)
Elimina all'indietro dal punto del cursore fino all'inizio della riga. Il testo eliminato viene salvato nel kill-ring.
kill-whole-line
Elimina tutti i caratteri sulla riga corrente, non importa dove sia il punto del cursore.
kill-word (M-d)
Elimina dal punto del cursore fino alla fine della parola corrente o, se tra parole, fino alla fine della successiva parola. I delimitatori di parola sono gli stessi usati da forward-word.
backward-kill-word (M-Rubout)
Elimina la parola dietro il punto del cursore. I delimitatori di parole sono gli stessi usati da forward-word.
shell-kill-word
Elimina dal punto del cursore fino alla fine della parola corrente o, se tra parole, fino alla fine della parola successiva. I delimitatori di parola sono gli stessi usati da shell-forward-word.
shell-backward-kill-word
Elimina la parola dietro il punto del cursore. I delimitatori di parola sono gli stessi usati da shell-backward-word.
unix-word-rubout (C-w)
Elimina la parola dietro il punto del cursore, usando gli spazi bianchi come delimitatori di parola. Il testo eliminato è salvato nel kill-ring.
unix-filename-rubout
Elimina la parola prima del punto del cursore, usando uno spazio bianco e il carattere barra [/] come delimitatori di parola. Il testo eliminato è salvato nel kill-ring.
delete-horizontal-space (M-\)
Cancella tutti gli spazi e i tab attorno al punto del cursore.
kill-region
Elimina il testo nella regione corrente.
copy-region-as-kill
Copia il testo nella regione sul kill buffer.
copy-backward-word
Copia la parola prima del punto del cursore sul kill buffer. I delimitatori di parola sono gli stessi di backward-word.
copy-forward-word
Copia la parola dopo il punto del cursore sul kill buffer. I delimitatori di parola sono gli stessi di forward-word.
yank (C-y)
Copia il contenuto in cima al kill-ring e lo pone nel buffer nel punto del cursore.
yank-pop (M-y)
Ruota il kill-ring, e copia la nuova cima. Funziona solo dopo yank o yank-pop.

digit-argument (M-0, M-1, ..., M--)
Aggiunge questa cifra all'argomento che sta già accumulando, o inizia un nuovo argomento. M-- avvia un argomento negativo.
universal-argument
neitherneitherQuesto è un altro modo per specificare un argomento. Se il comando è seguito da una o più cifre, opzionalmente con un segno meno iniziale, queste cifre definiscono l'argomento. Se il comando è seguito da cifre, eseguendo universal-argument di nuovo termina l'argomento numerico, ma a parte questo viene ignorato. Come caso speciale, se questo comando è seguito immediatamente da un carattere che non è né una cifra né un segno meno, il contatore degli argomenti per il comando successivo è moltiplicato per quattro. Il contatore è inizialmente uno, così eseguendo questa funzione la prima volta il contatore diventa quattro, la seconda volta il contatore diventa sedici, e così via.

complete (TAB)
Tenta di effettuare il completamento del testo che precede il punto del cursore. Bash tenta il completamento trattando il testo, rispettivamente, come una variabile (se il testo inizia con $), nome di utente (se il testo comincia con ~), nome di host (se il testo comincia con @) o comando (inclusi alias e funzioni). Se nessuno di questi produce un risultato, viene tentato il completamento del nome-file.
possible-completions (M-?)
Elenca i possibili completamenti del testo che precede il punto del cursore.
insert-completions (M-*)
Inserisce tutti i completamenti del testo che precede il punto del cursore che sarebbero stati generati da possible-completions.
menu-complete
Simile a complete, ma sostituisce la parola da completare con una corrispondenza singola dalla lista dei possibili completamenti. Un'esecuzione ripetuta di menu-complete scorre la lista dei possibili completamenti, inserendo una corrispondenza alla volta. Alla fine della lista dei completamenti viene emesso un segnale acustico (dipendente dall'impostazione di bell-style) e il testo originale è ripristinato. Con un argomento n si sposta di n posizioni in avanti nella lista dei completamenti individuati; può essere usato un argomento negativo per spostarsi all'indietro nella lista. Questo comando è da associare normalmente al tasto TABP, però non è associato in modo predefinito.
menu-complete-backward
Identico a menu-complete, ma si muove in senso inverso nella lista dei possibili completamenti, come se menu-complete avesse ricevuto un argomento negativo. Come comportamento predefinito, questo comando non ha restrizioni.
delete-char-or-list
Cancella il carattere sotto il cursore se non si trova all'inizio o alla fine della riga (simile a delete-char). Se è alla fine della riga, si comporta in modo identico a possible-completions. Come comportamento predefinito, questo comando non è associato.
complete-filename (M-/)
Tenta il completamento del nome del file sul testo che precede il punto del cursore.
possible-filename-completions (C-x /)
Elenca i possibili completamenti del testo che precede il punto del cursore, trattandolo come un nome-file.
complete-username (M-~)
Tenta il completamento del testo che precede il punto del cursore, trattandolo come un nome di utente.
possible-username-completions (C-x ~)
Elenca i possibili completamenti del testo che precede il punto del cursore, trattandolo come un nome di utente.
complete-variable (M-$)
Tenta il completamento del testo che precede il punto del cursore, trattandolo come una variabile di shell.
possible-variable-completions (C-x $)
Elenca i possibili completamenti del testo che precede il punto del cursore, trattandolo come una variabile di shell.
complete-hostname (M-@)
Tenta il completamento del testo che precede il punto del cursore, trattandolo come un nome di host.
possible-hostname-completions (C-x @)
Elenca i possibili completamenti del testo che precede il punto del cursore, trattandolo come un nome di host.
complete-command (M-!)
Tenta il completamento del testo che precede punto del cursore, trattandolo come nome di comando. Il completamento di comando tenta di far combaciare il testo confrontandolo con alias, parole riservate, funzioni di shell, comandi incorporati di shell e, da ultimo, nomi-file eseguibili, in quest'ordine.
possible-command-completions (C-x !)
Elenca i possibili completamenti del testo che precede il punto del cursore, trattandolo come un nome di comando.
dynamic-complete-history (M-TAB)
Tenta il completamento del testo che precede il cursore, confrontando il testo con le righe della cronologia cercando le possibili corrispondenze di completamento.
dabbrev-expand
Tenta il completamento del menù sul testo che precede il punto del cursore, confrontando il testo con le righe della lista della cronologia cercando le possibili corrispondenze di completamento.
complete-into-braces (M-{)
Effettua il completamento del nome-file e insericse la lista dei possibili completamenti racchiusi tra parentesi graffe, rendendo la lista disponibile per la shell (si veda Espansione delle parentesi graffe sopra).

start-kbd-macro (C-x ()
Inizia a salvare i caratteri battuti nella corrente macro di tastiera.
end-kbd-macro (C-x ))
Smette di salvare i caratteri battuti nella corrente macro di tastiera e memorizza la definizione.
call-last-kbd-macro (C-x e)
Riesegue l'ultima macro di tastiera definita, facendo sì che i caratteri nella macro appaiano come se fossero stati battuti sulla tastiera.
print-last-kbd-macro ()
Stampa l'ultima macro di tastiera definita in un formato adatto per il file inputrc.

re-read-init-file (C-x C-r)
Legge il contenuto del file inputrc, e incorpora ogni associazione o assegnamento di variabile che trova.
abort (C-g)
Annulla il corrente comando di mmodifica ed emette il segnale acustico del terminale (dipendente dall'impostazione di bell-style).
do-lowercase-version (M-A, M-B, M-x, ...)
Se il carattere x battuto assieme al tasto Meta è maiuscolo, esegue il comando collegato al corrispondente carattere minuscolo. Il comportamento è indefinito se x è già minuscolo.
prefix-meta (ESC)
Definisce come tasto Meta il successivo carattere battuto. ESC f è equivalente a Meta-f.
undo (C-_, C-x C-u)
Undo incrementale, memorizzato separatamente per ogni riga.
revert-line (M-r)
Annulla tutti i cambiamenti fatti su questa riga. Questo è come eseguire il comando undo un numero di volte sufficiente a riportare la riga al suo stato iniziale.
tilde-expand (M-&)
Effettua l'espansione della tilde sulla parola corrente.
set-mark (C-@, M-<space>)
Imposta la marca in corrispondenza del punto del cursore. Se viene fornito un argomento numerico la marca viene impostato a quella posizione.
exchange-point-and-mark (C-x C-x)
Scambia il punto del cursore con la marca. La posizione corrente del cursore è impostata alla posizione salvata, e la vecchia posizione del cursore è salvata come marca.
character-search (C-])
Viene letto un carattere e il punto del cursore è spostato all'occorrenza successiva di quel carattere. Un contatore negativo cerca occorrenze precedenti.
character-search-backward (M-C-])
Viene letto un carattere e il punto del cursore è spostato all'occorrenza precedente di quel carattere. Un contatore negativo cerca occorrenze successive.
skip-csi-sequence
Legge abbastanza caratteri da esaurire una sequenza di combinazione di tasti come quelle definite per tasti quali Home e End. Queste sequenze iniziano con un Control Sequence Indicator (CSI), generalmente ESC-[. Se questa sequenza è collegata a "\[", i tasti che producono tali sequenze non hanno alcun effetto, a meno che non siano collegati esplicitamente a un comando readline, invece di inserire caratteri sparsi nel buffer di modifica. Come impostazione predefinita, questo comando non ha restrizioni, ma in genere è collegato a ESC-[.
insert-comment (M-#)
Senza un argomento numerico il valore della variabile readline comment-begin è inserito all'inizio della riga corrente. Se è fornito un argomento numerico questo comando agisce come un interruttore: se i caratteri all'inizio della riga non corrispondono al valore di comment-begin, il valore viene inserito, altrimenti i caratteri in comment-begin vengono cancellati dall'inizio della riga. In entrambi i casi la riga viene accettata come se fosse stato battuto un codice di fine riga (newline). Il valore predefinito di comment-begin fa sì che questo comando trasformi la riga corrente in un commento di shell. Se un argomento numerico provoca la rimozione del carattere di commento, la riga verrà eseguita dalla shell.
glob-complete-word (M-g)
La parola prima del punto del cursore è trattata come un modello per l'espansione del percorso, con un asterisco aggiunto alla fine implicitamente. Questo modello viene usato per generare una lista di nomi di file corrispondenti a possibili completamenti.
glob-expand-word (C-x *)
La parola prima del punto del cursore è trattata come un modello per l'espansione del percorso, e la lista dei nomi-file individuati viene inserita, sostituendo la parola. Se viene fornito un argomento numerico viene aggiunto alla fine un asterisco prima dell'espansione del percorso.
glob-list-expansions (C-x g)
Viene mostrata la lista delle espansioni che sarebbero state generate da glob-expand-word e la riga è ridisegnata. Se viene fornito un argomento numerico, un asterisco è aggiunto prima dell'espansione del percorso.
dump-functions
Stampa tutte le funzioni e le loro associazioni di tasti sul file di output di readline. Se è fornito un argomento numerico, l'output è formattato in modo tale da poter essere inserito in un file inputrc.
dump-variables
Stampa tutte le variabili readline impostabili e i loro valori sul file di output di readline. Se viene fornito un argomento numerico l'output è formattato in modo tale da poter essere inserito in un file inputrc.
dump-macros
Stampa tutte le sequenze di tasti readline associate a macro e le stringhe da loro prodotte. Se viene fornito un argomento numerico l'uscita è formattata in modo tale da poter essere inserito in un file inputrc.
display-shell-version (C-x C-v)
Mostra l'informazione sulla versione della corrente istanza di bash.

Quando viene tentato il completamento della parola per un argomento di un comando per il quale una specifica di completamento (una compspec) è stata definita col comando incorporato complete (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti), vengono invocati i servizi di completamento programmabile.

First, the command name is identified. If the command word is the empty string (completion attempted at the beginning of an empty line), any compspec defined with the -E option to complete is used. If a compspec has been defined for that command, the compspec is used to generate the list of possible completions for the word. If the command word is a full pathname, a compspec for the full pathname is searched for first. If no compspec is found for the full pathname, an attempt is made to find a compspec for the portion following the final slash. If those searches do not result in a compspec, any compspec defined with the -D option to complete is used as the default. If there is no default compspec, bash attempts alias expansion on the command word as a final resort, and attempts to find a compspec for the command word from any successful expansion.

Un volta trovato un comspec, questo è usato per generare la lista delle parole corrispondenti. Se non viene trovato un comspec, viene effettuato il completamento di bash predefinito come descritto in precedenza, sotto Completamento.

Per prima cosa, sono usate le azioni specificate dal comspec. Sono restituite solo le corrispondenze che iniziano con la parola che dev'essere completata. Quando viene usata l'opzione -f o -d per il completamento del nome-file o della directory, la variabile di shell FIGNORE è usata per filtrare le corrispondenze.

In seguito, viene generato qualsiasi completamento specificato da un modello di espansione del nome di percorso all'opzione -G. Le parole generate dal modello non devono necessariamente corrispondere alla parola che dev'essere completata. La variabile di shell GLOBIGNORE non è usata per filtrare le corrispondenze, ma viene usata la variabile FIGNORE.

In seguito, viene considerata la stringa specificata come argomento all'opzione -W. La stringa è prima suddivisa usando i caratteri nella variabile speciale IFS come delimitatori. È rispettata la quotatura della shell. Ogni parola viene poi espansa usando espansione delle parentesi graffe, espansione della tilde, espansione di parametro e di variabile, sostituzione di comando ed espansione aritmetica, come descritto in precedenza, sotto ESPANSIONE. I risultati sono suddivisi usando le regole sopra descritte sotto Suddivisione in parole. I risultati dell'espansione sono confrontati con la parte iniziale della parola che dev'essere completata, e quelli che corrispondono diventano i possibili completamenti.

Dopo che queste corrispondenze sono state generate, viene invocata qualsiasi funzione di shell o comando specificato con le opzioni -F e -C. Quando il comando o funzione viene invocata, alle variabili COMP_LINE, COMP_POINT, COMP_KEY e COMP_TYPE sono assegnati valori come descritto in precedenza, sotto Variabili di shell. Quando una funzione di shell sta per essere invocata, le variabili COMP_WORDS e COMP_CWORD sono pure impostate. Quando viene invocata una funzione o comando, il primo argomento ( $1) è il nome del comando i cui argomenti sono stati completati, il secondo argomento ( $2) è la parola da completare e il terzo argomento ( $3) è la parola che precede la parola da completare sulla riga di comando corrente. Non viene eseguita nessuna azione di filtro sui completamenti generati confrontandoli con la parola da completare; la funzione o comando ha libertà completa nel generare le corrispondenze.

Qualsiasi funzione specificata con -F viene invocata per prima. La funzione può usare uno qualsiasi dei servizi di shell, incluso il comando incorporato compgen descritto più avanti, per generare le corrispondenze. la funzione deve mettere i possibili completamenti della variabile array COMPREPLY, uno per elemento di array.

In seguito, qualsiasi comando specificato con l'opzione -C viene invocato in un ambiente equivalente alla sostituzione di comando. Questo dovrebbe stampare una lista di completamenti, uno per riga, sullo standard output. Una barra inversa può essere usata per proteggere un newline, se necessario.

Una volta generati tutti i possibili completamenti, ogni filtro specificato con l'opzione -X viene applicato alla lista. Il filtro è un modello come quello usato per l'espansione di percorso; una & nel modello è sostituita col testo della parola da completare. Una & letterale si può indicare con una barra inversa di protezione; la barra inversa viene rimossa prima della ricerca di una corrispondenza. Ogni completamento che corrisponde al modello viene rimosso dalla lista. Un ! iniziale nega il modello; in questo caso ogni completamento non corrispondente al modello viene rimosso. Se l'opzione di shell nocasematch è abilitata, il confronto è effettuato senza distinzione fra maiuscole e minuscole nei caratteri alfabetici.

Infine, qualsiasi prefisso e suffisso specificato dalle opzioni -P e -S è aggiunto a ogni membro della lista di completamento e il risultato è restituito al codice di completamento readline come lista di completamenti possibili.

Se le azioni precedentemente applicate non generano corrispondenze, e a complete era stata fornita l'opzione -o dirnames quando era stato definito comspec, viene tentato il completamento come nome di directory.

Se a complete era stata fornita l'opzione -o plusdirs quando era stato definito comspec, viene tentato il completamento come nomi di directory e qualunque corrispondenza è aggiunta ai risultati delle altre azioni.

Come comportamento predefinito, se viene trovato un comspec, qualsiasi cosa generi viene restituito al codice di completamento come insieme completo di completamenti possibili. I completamenti di bash predefiniti non vengono tentati, e la readline predefinita del completamento del nome-file è disabilitata. Se l'opzione -o bashdefault era stata fornita a complete al momento della definizione di comspec, i completamenti predefiniti di bash vengono tentati se il comspec non genera corrispondenze. Se l'opzione -o default era stata fornita a complete al momento della definizione di comspec, i completamenti predefiniti di readline vengono effettuati se il comspec (e, se tentato, il completamento predefinito di bash) non genera corrispondenze.

Quando un comspec indica che è desiderato il completamento come nome di directory, le funzioni di completamento programmabile forzano readline ad aggiungere una barra [/] ai nomi completati che sono collegamenti simbolici a directory, dipendente dal valore della variabile di readline mark-directories, indipendentemente dall'impostazione della variabile di readline mark-symlinked-directories.

Ci sono alcuni metodi per modificare dinamicamente i completamenti. Ciò è molto utile quando usato in combinazione con un completamento predefinito specificato con complete -D. Per le funzioni di shell eseguite come manipolatori di completamento è possibile richiedere di ritentare il completamento indicando il ritorno di uno stato d'uscita di 124. Se una funzione di shell ritorna 124, e cambia il compspec associato al comando sul quale si sta tentando il completamento (fornito come primo argomento quando viene eseguita la funzione), il completamento programmabile riparte dall'inizio, col tentativo di trovare un nuovo compspec per quel comando. Questo permette a una serie di completamenti di venir costruiti dinamicamente al tentativo di completamento, piuttosto che essere caricati tutti in una volta.

Per esempio, ponendo che ci sia una libreria di compspec, ognuno tenuto in un file corrispondente al nome del comando, la seguente funzione di completamento predefinita caricherebbe i completamenti dinamicamente:

_completion_loader()
{
. "/etc/bash_completion.d/$1.sh" >/dev/null 2>&1 && return 124
}
complete -D -F _completion_loader -o bashdefault -o default

Quando l'opzione -o history del comando incorporato set è abilitata, la shell fornisce l'accesso alla cronologia dei comandi, la lista dei comandi precedentemente battuti. Il valore della variabile HISTSIZE è usata come numero di comandi da salvare nell'elenco della cronologia. Il testo degli ultimi HISTSIZE comandi (predefinito 500) viene salvato. La shell immagazzina ogni comando nella lista della cronologia prima dell'espansione di parametro e di variabile (si veda ESPANSIONE sopra) ma dopo che è stata effettuata l'espansione della cronologia, dipendente dai valori delle variabili di shell HISTIGNORE e HISTCONTROL.

On startup, the history is initialized from the file named by the variable HISTFILE (default ~/.bash_history). The file named by the value of HISTFILE is truncated, if necessary, to contain no more than the number of lines specified by the value of HISTFILESIZE. If HISTFILESIZE is unset, or set to null, a non-numeric value, or a numeric value less than zero, the history file is not truncated. When the history file is read, lines beginning with the history comment character followed immediately by a digit are interpreted as timestamps for the following history line. These timestamps are optionally displayed depending on the value of the HISTTIMEFORMAT variable. When a shell with history enabled exits, the last $HISTSIZE lines are copied from the history list to $HISTFILE. If the histappend shell option is enabled (see the description of shopt under SHELL BUILTIN COMMANDS below), the lines are appended to the history file, otherwise the history file is overwritten. If HISTFILE is unset, or if the history file is unwritable, the history is not saved. If the HISTTIMEFORMAT variable is set, time stamps are written to the history file, marked with the history comment character, so they may be preserved across shell sessions. This uses the history comment character to distinguish timestamps from other history lines. After saving the history, the history file is truncated to contain no more than HISTFILESIZE lines. If HISTFILESIZE is unset, or set to null, a non-numeric value, or a numeric value less than zero, the history file is not truncated.

Il comando incorporato fc (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti) può essere usato per elencare o editare e rieseguire una parte della lista della cronologia. Il comando incorporato history può essere usato per mostrare o modificare la lista della cronologia e manipolare il file di cronologia. Quando si usa la modifica della riga di comando, sono disponibili comandi di ricerca in ciascuna modalità di modifica che fornisce accesso alla lista della cronologia.

La shell permette il controllo su quali comandi salvare nella lista della cronologia. Le variabili HISTCONTROL e HISTIGNORE possono essere definite in modo tale che la shell salvi solo un sottoinsieme dei comandi immessi. L'opzione di shell cmdhist, se abilitata, fa sì che la shell tenti di salvare ogni riga di un comando multiriga nello stesso elemento della cronologia, aggiungendo dei punti e virgola dove necessario per preservare le correttezza sintattica. L'opzione di shell lithist chiede alla shell di salvare i comandi con i codici di fine riga (newline) inclusi invece che separare i comandi con dei punti e virgola. Si veda la descrizione del comando incorporato shopt più avanti, sotto COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL per informazioni su come definire e annullare le opzioni di shell.

La shell ha la capacità di espandere la cronologia in maniera simile all'espansione della cronologia in csh. Questa sezione descrive le possibilità di sintassi disponibili. Questa possibilità è abilitata in modo predefinito per le shell interattive, e può essere disabilitata usando l'opzione +H del comando incorporato set (si veda COMANDI INCORPORATI DELLA SHELL più avanti). Le shell non interattive non effettuano l'espansione della cronologia come comportamento predefinito.

Le espansioni della cronologia inseriscono parole dall'elenco della cronologia nel flusso di input, agevolando la ripetizione di comandi, l'inserimento di argomenti di comandi precedenti nella riga di input corrente, o la correzione rapida di errori in comandi già immessi.

History expansion is performed immediately after a complete line is read, before the shell breaks it into words, and is performed on each line individually without taking quoting on previous lines into account. It takes place in two parts. The first is to determine which line from the history list to use during substitution. The second is to select portions of that line for inclusion into the current one. The line selected from the history is the event, and the portions of that line that are acted upon are words. Various modifiers are available to manipulate the selected words. The line is broken into words in the same fashion as when reading input, so that several metacharacter-separated words surrounded by quotes are considered one word. History expansions are introduced by the appearance of the history expansion character, which is ! by default. Only backslash (\) and single quotes can quote the history expansion character, but the history expansion character is also treated as quoted if it immediately precedes the closing double quote in a double-quoted string.

Diversi caratteri inibiscono l'espansione della cronologia quando trovati immediatamente dopo il carattere di espansione della cronologia, anche se non quotato: spazio, carattere di tabulazione, newline, carriage return e =. Se l'opzione di shell estglob è abilitata, anche ( inibisce l'espansione.

Diverse opzioni di shell impostabili col comando incorporato shopt possono essere usate per influenzare il comportamento dell'espansione della cronologia. Se l'opzione di shell histverify è abilitata (si veda la descrizione del comando incorporato shopt più avanti), e si sta usando readline, le sostituzioni della cronologia non vengono passate immediatamente all'analizzatore della shell. Invece, la riga espansa è ricaricata nel buffer di modifica di readline per ulteriori modifiche. Se si sta usando readline ed è abilitata l'opzione di shell histreedit, una sostituzione di cronologia non completata con successo viene ricaricata nel buffer di modifica di readline per essere corretta. L'opzione -p al comando incorporato history può essere usata per vedere cosa farebbe un'espansione della cronologia prima di usarla davvero. L'opzione -s del comando incorporato history può essere usata per aggiungere comandi alla fine della lista della cronologia senza eseguirli veramente, in modo che siano disponibili per essere richiamati in un secondo tempo.

La shell permette il controllo dei vari caratteri usati dal meccanismo di espansione della cronologia (si veda la precedente descrizione di histchars sotto Variabili di shell). La shell usa il carattere di commento per contrassegnare le informazioni di data e ora quando scrive il file della cronologia.

Un designatore di evento è un riferimento a un elemento di riga di comando nella lista della cronologia. A meno che il riferimento non sia assoluto, gli eventi sono relativi alla posizione corrente nell'elenco della cronologia.
!
Inizia una sostituzione di cronologia, tranne quando seguita da un blank, newline, carriage return, = o ( (quando l'opzione di shell extglob è abilitata usando il comando incorporato shopt).
!n
Designa la riga di comando n.
!-n
Designa il comando corrente meno n.
!!
Designa il comando precedente. Questo è un sinonimo per `!-1'.
!stringa
Designa il comando più recente che precede la posizione corrente nell'elenco della cronologia che inizia con stringa.
!?stringa[?]
Designa il comando più recente che precede la posizione corrente nell'elenco della cronologia che contiene stringa. Il ? finale può essere omesso se stringa è seguita immediatamente da un codice di fine riga (newline). Se stringa manca, viene usata la stringa dalla ricerca più recente; è un errore se non ci sono precedenti stringhe di ricerca.
^stringa1^stringa2^
Sostituzione rapida. Ripete il comando precedente, rimpiazzando stringa1 con stringa2. Equivalente a “!!:s^stringa1^stringa2^” (si veda Modificatori più avanti).
!#
L'intera riga di comando battuta fino a questo punto.

I designatori di parola sono usati per selezionare parole dall'evento. Un : separa la specificazione di evento dal designatore di parola. Esso può essere omesso se il designatore di parola inizia con un ^, $, *, - o %. Le parole sono numerate dall'inizio della riga, la prima parola essendo denotata da uno 0 (zero). Le parole sono inserite nella riga corrente separate da spazi singoli.
0 (zero)
La parola numero zero. Per la shell, questa è la parola che costituisce il nome del comando.
n
La n-esima parola.
^
Il primo argomento. Cioè, la parola 1.
$
L'ultima parola. Normalmente questo è l'ultimo argomento, ma si espanderà alla parola numero zero se c'è una sola parola nella riga.
%
La prima parola che combacia con `?stringa?' nella più recente ricerca, se la stringa di ricerca inizia con un carattere che è parte di una parola .
x-y
Un intervallo di parole; `-y' abbrevia `0-y'.
*
Tutte le parole tranne la numero zero. Questo è un sinonimo per `1-$'. Non è un errore usare * se vi è solo una parola nell'evento; in quel caso il risultato è una stringa vuota.
x*
Abbrevia x-$.
x-
Abbrevia x-$ come x*, ma omette l'ultima parola. Se manca x , il valore predefinito è 0.

Se un designatore di parola è fornito senza una specificazione di evento, il comando precedente viene usato come evento.

After the optional word designator, there may appear a sequence of one or more of the following modifiers, each preceded by a `:'. These modify, or edit, the word or words selected from the history event.
h
Rimuove un componente finale in un nome-file, lasciando solo la testa.
t
Rimuove tutti i componenti iniziali in un nome-file, lasciando la coda.
r
Rimuove un suffisso finale della forma .xxx, lasciando il nome base (basename).
e
Rimuove tutto tranne il suffisso finale.
p
Stampa il nuovo comando ma non lo esegue.
q
Quota le parole sostituite, prevenendo ulteriori sostituzioni.
x
Quote the substituted words as with q, but break into words at blanks and newlines. The q and x modifiers are mutually exclusive; the last one supplied is used.
s/vecchio/nuovo/
Substitute new for the first occurrence of old in the event line. Any character may be used as the delimiter in place of /. The final delimiter is optional if it is the last character of the event line. The delimiter may be quoted in old and new with a single backslash. If & appears in new, it is replaced by old. A single backslash will quote the &. If old is null, it is set to the last old substituted, or, if no previous history substitutions took place, the last string in a !?string[?] search. If new is null, each matching old is deleted.
&
Ripete la precedente sostituzione.
g
Fa sì che i cambiamenti siano applicati sull'intera riga di evento. Questo si usa in congiunzione con `:s' (p.es., `:gs/vecchio/nuovo/') o `:&'. Se usato con `:s', qualsiasi delimitatore può essere usato al posto di /, e il delimitatore finale è opzionale se è l'ultimo carattere della riga di evento. Un a può essere usato come sinonimo di g.
G
Applica il modificatore che segue `s' o `&' una volta a ogni parola nella riga di evento.

Se non diversamente indicato, ogni comando incorporato documentato in questa sezione, il quale accetti opzioni precedute da -, accetta -- per indicare la fine delle opzioni. I comandi incorporati :, true, false, e test non accettano opzioni e non trattano -- in modo speciale. I comandi incorporati exit, logout, return, break, continue, let e shift accettano ed elaborano argomenti che iniziano con - senza richiedere --. Altri comandi incorporati che accettano argomenti, ma per i quali non viene specificato che accettano opzioni, interpretano gli argomenti che iniziano con - come opzioni non valide e richiedono -- per impedire questa interpretazione.
: [argomenti]
Nessun effetto; il comando non fa niente, tranne l'espansione degli argomenti e l'effettuazione di ogni ridirezione specificata. Lo stato di ritorno è zero.
. nome-file [argomenti]
source nome-file [argomenti]
Read and execute commands from filename in the current shell environment and return the exit status of the last command executed from filename. If filename does not contain a slash, filenames in PATH are used to find the directory containing filename. The file searched for in PATH need not be executable. When bash is not in posix mode, the current directory is searched if no file is found in PATH. If the sourcepath option to the shopt builtin command is turned off, the PATH is not searched. If any arguments are supplied, they become the positional parameters when filename is executed. Otherwise the positional parameters are unchanged. If the -T option is enabled, source inherits any trap on DEBUG; if it is not, any DEBUG trap string is saved and restored around the call to source, and source unsets the DEBUG trap while it executes. If -T is not set, and the sourced file changes the DEBUG trap, the new value is retained when source completes. The return status is the status of the last command exited within the script (0 if no commands are executed), and false if filename is not found or cannot be read.
alias [-p] [nome[=valore] ...]
Alias senza argomenti o con l'opzione -p stampa la lista degli alias nella forma alias nome=valore sullo standard output. Quando sono forniti argomenti, viene definito un alias per ogni nome per cui è dato il valore. Uno spazio finale a valore fa sì che la parola seguente sia controllata per la sostituzione di alias quando l'alias è espanso. Per ogni nome nella lista di argomenti per cui nessun valore è fornito, è stampato il nome e il valore dell'alias. Alias ritorna 0 (vero) a meno che non venga dato un nome per il quale nessun alias è stato definito.
bg [jobspec ...]
Riprende ogni job sospeso jobspec in background, come se fosse stato avviato con &. Se jobspec non è presente, è usato quello che la shell considera essere il job corrente. bg jobspec ritorna 0 tranne quando viene eseguito con il job-control disabilitato o, se eseguito con il job-control abilitato, se jobspec non è stato trovato o è stato avviato senza usare job-control.
bind [-m keymap] [-lpsvPSVX]
bind [-m keymap] [-q funzione] [-u funzione] [-r keyseq]
bind [-m keymap] -f nome-file
bind [-m keymap] -x keyseq:comando di shell
bind [-m keymap] keyseq:nome-funzione
bind [-m mappa-tasti] sequenza-tasti:comando readline
Mostra le correnti associazioni di tasti e funzioni di readline, associa una sequenza di tasti a una funzione o macro di readline o imposta una variabile readline. Ogni argomento che non sia un'opzione è un comando come apparirebbe in .inputrc, ma ciascuna associazione deve essere passata come argomento separato; per esempio, '"\C-x\C-r": re-read-init-file'. Le opzioni, se fornite, hanno i seguenti significati:
-m keymap
Usa keymap come mappatura della tastiera da modificare nelle successive associazioni. I nomi accettabili per keymap sono emacs, emacs-standard, emacs-meta, emacs-ctlx, vi, vi-move, vi-command e vi-insert. vi è equivalente a vi-command (anche vi-move è un sinonimo) ; emacs è equivalente a emacs-standard.
-l
Elenca i nomi di tutte le funzioni di readline.
-p
Mostra i nomi delle funzioni di readline e delle loro associazioni in modo tale che possano essere riletti.
-P
Elenca i nomi delle funzioni di readline correnti e le loro associazioni.
-s
Mostra sequenze di tasti di readline associati a macro e le stringhe risultanti in modo tale che possano essere rilette.
-S
Mostra sequenze di tasti di readline associate a macro e le stringhe risultanti.
-v
Mostra i nomi delle variabili di readline e i loro valori in modo tale che possano essere riletti.
-V
Elenca i nomi delle variabili di readline correnti e i loro valori.
-f nome-file
Legge le associazioni dei tasti dal file nome-file.
-q funzione
Chiede quali tasti invocano la funzione indicata.
-u funzione
Dissocia tutti i tasti associati alla funzione indicata.
-r keyseq
Rimuove qualsiasi associazione corrente per keyseq.
-x keyseq:comando di shell
Provoca l'esecuzione di comando di shell ogni volta che viene immesso keyseq. Quando comando di shell viene eseguito, la shell imposta la variabile READLINE_LINE al contenuto del buffer di riga readline e le variabili READLINE_POINT e READLINE_MARK rispettivamente alla posizione corrente del punto di inserzione e al punto di inserzione salvato (la marcatura). Se il comando eseguito cambia il valore di READLINE_LINE, READLINE_POINT o READLINE_MARK, i nuovi valori saranno portati nello stato di modifica.
-X
Elenca tutte le sequenze di tasti associati a comandi di shell e i comandi associati in un formato che può essere riusato come input.

Il valore di ritorno è 0 tranne quando si specifica un'opzione non riconosciuta o è avvenuto un errore.

break [n]
Esce dall'interno di un ciclo for, while, until o select. Se n è specificato, interrompe n livelli. n deve essere ≥ 1. Se n è più grande del numero di cicli racchiusi, tutti i cicli racchiusi vengono terminati. Il valore di ritorno è 0 tranne quando n non è maggiore o uguale a 1.
builtin comando-incorporato [argomenti]
Esegue il comando incorporato specificato, passandogli gli argomenti, e ritorna il suo stato d'uscita. Questo è utile quando si desidera definire una funzione il cui nome è lo stesso di un comando incorporato della shell, ottenendo la funzionalità del comando incorporato attraverso la funzione. Il comando incorporato cd è comunemente ridefinito in questo modo. Lo stato di ritorno è falso se comando-incorporato non è un comando incorporato della shell.
caller [espr]
Restituisce il contesto di qualsiasi chiamata di subroutine attiva (una funzione di shell o uno script eseguito coi comandi incorporati . o source. Senza espr, il caller mostra il numero di riga e il nome di file di origine della chiamata di subroutine corrente. Se un intero non negativo è fornito come espr, caller mostra il numero di riga, il nome di subroutine e il file di origine corrispondente a quella posizione nello stack delle chiamate di esecuzione. Questa informazione aggiuntiva può essere usata, per esempio, per stampare una traccia dello stack. Il frame corrente è il frame 0. Il valore di ritorno è 0 tranne quando la shell non sta eseguendo una chiamata di subroutine o quando espr non corrisponde a una posizione valida nello stack delle chiamate.
cd [-L|[-P [-e]] [-@]] [dir]
Change the current directory to dir. if dir is not supplied, the value of the HOME shell variable is the default. Any additional arguments following dir are ignored. The variable CDPATH defines the search path for the directory containing dir: each directory name in CDPATH is searched for dir. Alternative directory names in CDPATH are separated by a colon (:). A null directory name in CDPATH is the same as the current directory, i.e.,.”. If dir begins with a slash (/), then CDPATH is not used. The -P option causes cd to use the physical directory structure by resolving symbolic links while traversing dir and before processing instances of .. in dir (see also the -P option to the set builtin command); the -L option forces symbolic links to be followed by resolving the link after processing instances of .. in dir. If .. appears in dir, it is processed by removing the immediately previous pathname component from dir, back to a slash or the beginning of dir. If the -e option is supplied with -P, and the current working directory cannot be successfully determined after a successful directory change, cd will return an unsuccessful status. On systems that support it, the -@ option presents the extended attributes associated with a file as a directory. An argument of - is converted to $OLDPWD before the directory change is attempted. If a non-empty directory name from CDPATH is used, or if - is the first argument, and the directory change is successful, the absolute pathname of the new working directory is written to the standard output. The return value is true if the directory was successfully changed; false otherwise.
command [-pVv] comando [arg ...]
Esegue comando con gli argomenti sopprimendo la normale ricerca tra le funzione di shell. Sono eseguiti solo i comandi incorporati o comandi trovati in PATH. Se è specificata l'opzione -p, la ricerca di comando viene effettuata usando un valore predefinito per PATH usando il quale è garantito che siano trovate tutte le utilità standard. Se è fornita l'opzione -V o -v, viene stampata una descrizione di comando. L'opzione -v provoca la visualizzazione di una singola parola che indica il comando o il nome-file usato per invocare comando; l'opzione -V produce una descrizione più completa. Se è fornita l'opzione -V o -v, lo stato d'uscita è 0 se comando è stato trovato, e 1 altrimenti. Se nessuna delle due opzioni è fornita e avviene un errore o comando non può essere trovato, lo stato d'uscita è 127. Altrimenti, lo stato d'uscita del comando incorporato command è lo stato d'uscita di comando.
compgen [opzione] [parola]
Genera possibili corrispondenze di completamento per parola in accordo con le opzioni, che possono essere qualsiasi opzione accettata dal comando incorporato complete ad eccezione di -p e -r, e scrive le corrispondenze sullo standard output. Quando si usano le opzioni -F o -C, le diverse variabili di shell impostate dai servizi di completamento programmabile, anche se disponibili, non conterranno valori utili.

Le corrispondenze saranno generate come se il codice di completamento programmabile le avesse generate direttamente da una specifica di completamento con gli stessi flag. Se viene specificata parola, vengono mostrati solo i completamenti disponibili per parola.

Il valore di ritorno è 0 (vero), tranne quando viene fornita un'opzione non valida, o non viene generata alcuna corrispondenza.

complete [-abcdefgjksuv] [-o comp-option] [-DEI] [-A azione] [-G globpat] [-W lista_di_parole]

[-F funzione] [-C comando] [-X filterpat] [-P prefisso] [-S suffisso] nome [nome ...]
complete -pr [-DEI] [nome ...]
Specify how arguments to each name should be completed. If the -p option is supplied, or if no options are supplied, existing completion specifications are printed in a way that allows them to be reused as input. The -r option removes a completion specification for each name, or, if no names are supplied, all completion specifications. The -D option indicates that other supplied options and actions should apply to the “default” command completion; that is, completion attempted on a command for which no completion has previously been defined. The -E option indicates that other supplied options and actions should apply to “empty” command completion; that is, completion attempted on a blank line. The -I option indicates that other supplied options and actions should apply to completion on the initial non-assignment word on the line, or after a command delimiter such as ; or |, which is usually command name completion. If multiple options are supplied, the -D option takes precedence over -E, and both take precedence over -I. If any of -D, -E, or -I are supplied, any other name arguments are ignored; these completions only apply to the case specified by the option.

Il processo per applicare queste specifiche di completamento quando si tenta il completamento della parola è descritto in precedenza, sotto Completamento programmabile.

Altre opzioni, se specificate, hanno i seguenti significati. Gli argomenti alle opzioni -G, -W, e -X (e, se necessario alle opzioni -P e -S) dovrebbero essere quotati per proteggerli dall'espansione prima che venga invocato il comando incorporato complete.

-o comp-option
L'opzione comp-option controlla diversi aspetti del comportamento di comspec oltre la semplice generazione di completamenti. comp-option può essere uno di questi:
bashdefault
Effettua il resto dei completamenti predefiniti di bash se comspec non genera corrispondenze.
default
Usa il completamento del nome-file predefinito di readline se comspec non genera corrispondenze.
dirnames
Effettua il completamento del nome di directory se comspec non genera corrispondenze.
filenames
Dice a readline che il comspec genera nomi-file, consentendo così di effettuare qualsiasi elaborazione di uno specifico nome-file (come aggiungere una barra [/] ai nomi di directory, quotare caratteri speciali o sopprimere gli spazi finali). Fatto per essere usato con le funzioni di shell.
noquote
Dice a readline di non quotare le parole completate se sono nomi-file (la quotatura dei nomi-file è il comportamento predefinito).
nosort
Dice a readline di non ordinare la lista dei possibili completamenti in ordine alfabetico.
nospace
Dice a readline di non aggiungere uno spazio (che viene aggiunto in modo predefinito) alle parole completate alla fine della riga.
plusdirs
Dopo che le corrispondenze definite da comspec sono state generate, viene tentato il completamento dei nomi di directory e il risultato viene aggiunto ai risultati delle altre azioni.
-A azione
L'azione può essere una delle seguenti per generare una lista di possibili completamenti:
alias
Nome di alias. Può anche essere specificata come -a.
arrayvar
Nomi di variabili di array.
binding
Nomi di associazioni di tasti Readline.
builtin
Nomi di comandi incorporati della shell. Può anche essere specificata come -b.
command
Nomi di comandi. Può anche essere specificata come -c.
directory
Nomi di directory. Può anche essere specificata come -d.
disabled
Nomi di comandi incorporati della shell disabilitati.
enabled
Nomi di comandi incorporati della shell abilitati.
export
Nomi di variabili di shell esportate. Può anche essere specificata come -e.
file
Nomi di file. Può anche essere specificata come -f.
function
Nomi di funzioni di shell.
group
Nomi di gruppo. Può anche essere specificata come -g.
helptopic
Argomenti di aiuto come accettati dal comando incorporato help.
hostname
Nomi di host, come presi dal file specificato dalla variabile di shell HOSTFILE.
job
Nomi di job, se il job-control è attivo. Può anche essere specificata come -j.
keyword
Parole riservate della shell. Può anche essere specificata come -k.
running
Nomi di job in esecuzione, se il job-control è attivo.
service
Nome di servizi. Può anche essere specificata come -s.
setopt
Argomenti validi per l'opzione -o del comando incorporato set.
shopt
Nomi di opzioni di shell come accettati dal comando incorporato shopt.
signal
Nomi di segnali.
stopped
Nomi di job sospesi, se il job-control è attivo.
user
Nomi di utente. Può anche essere specificata come -u.
variable
Nomi di variabili di shell. Può anche essere specificata come -v.
-C comando
comando viene eseguito in un ambiente di subshell, e il suo output viene usato come lista di possibili completamenti.
-F funzione
La funzione di shell function viene eseguita nell'ambiente di shell corrente. Quando la funzione è eseguita, il primo argomento ($1) è il nome del comando i cui argomenti devono essere completati, il secondo argomento ($2) è la parola da completare, e il terzo argomento ($3) è la parola che precede la parola da completare sulla riga di comando corrente. Al termine, i completamenti possibili sono recuperati dal valore della variabile array COMPREPLY .
-G globpat
Il modello di espansione dei nomi di percorso globpat viene espanso per generare i possibili completamenti.
-P prefisso
prefisso è aggiunto all'inizio di ogni possibile completamento dopo che sono state applicate tutte le altre opzioni.
-S suffisso
suffisso è aggiunto alla fine di ogni possibile completamento dopo che sono state applicate tutte le altre opzioni.
-W wordlist
The wordlist is split using the characters in the IFS special variable as delimiters, and each resultant word is expanded. Shell quoting is honored within wordlist, in order to provide a mechanism for the words to contain shell metacharacters or characters in the value of IFS. The possible completions are the members of the resultant list which match the word being completed.
-X filterpat
filterpat è un modello come quelli usati per l'espansione del nome di percorso. È applicato all'elenco dei possibili completamenti generati dalle opzioni e dagli argomenti precedenti, e ogni completamento che corrisponde a filterpat viene rimosso dall'elenco. Un ! iniziale in filterpat nega il modello; in questo caso ogni completamento che non concorda con filterpat viene rimosso.

Il valore di ritorno è 0 (vero) tranne quando viene fornita un'opzione non valida, viene fornita un'opzione all'infuori di -p o -r senza un argomento nome, viene fatto un tentativo di rimuovere una specifica di completamento per un nome per il quale non vi sono specifiche, o se si verifica un errore aggiungendo una specifica di completamento.

compopt [-o opzione] [-DEI] [+o opzione] [nome]
Modify completion options for each name according to the options, or for the currently-executing completion if no names are supplied. If no options are given, display the completion options for each name or the current completion. The possible values of option are those valid for the complete builtin described above. The -D option indicates that other supplied options should apply to the “default” command completion; that is, completion attempted on a command for which no completion has previously been defined. The -E option indicates that other supplied options should apply to “empty” command completion; that is, completion attempted on a blank line. The -I option indicates that other supplied options should apply to completion on the initial non-assignment word on the line, or after a command delimiter such as ; or |, which is usually command name completion.

Il valore di ritorno è vero, a meno che non venga fornita un'opzione non valida, venga fatto un tentativo per modificare le opzioni per un nome per il quale non esiste alcuna specifica di completamento, o accada un errore di output.

continue [n]
Riprende la successiva iterazione del ciclo for, while, until o select dentro cui si trova. Se n è specificato, riprende all'n-esima nidificazione del ciclo. n deve essere ≥ 1. Se n è più grande del numero di cicli nidificati, riprende dall'ultimo ciclo esistente (il ciclo a più alto livello). Il valore di ritorno è 0 tranne quando n non è maggiore o uguale a 1.
declare [-aAfFgiIlnrtux] [-p] [nome[=valore] ...]
typeset [-aAfFgiIlnrtux] [-p] [nome[=valore] ...]
Declare variables and/or give them attributes. If no names are given then display the values of variables. The -p option will display the attributes and values of each name. When -p is used with name arguments, additional options, other than -f and -F, are ignored. When -p is supplied without name arguments, it will display the attributes and values of all variables having the attributes specified by the additional options. If no other options are supplied with -p, declare will display the attributes and values of all shell variables. The -f option will restrict the display to shell functions. The -F option inhibits the display of function definitions; only the function name and attributes are printed. If the extdebug shell option is enabled using shopt, the source file name and line number where each name is defined are displayed as well. The -F option implies -f. The -g option forces variables to be created or modified at the global scope, even when declare is executed in a shell function. It is ignored in all other cases. The -I option causes local variables to inherit the attributes (except the nameref attribute) and value of any existing variable with the same name at a surrounding scope. If there is no existing variable, the local variable is initially unset. The following options can be used to restrict output to variables with the specified attribute or to give variables attributes:
-a
Ogni nome è una variabile array indicizzata (si veda Array sopra).
-A
Ogni nome è una variabile array associativa (si veda Array sopra).
-f
Usa solo nomi di funzioni.
-i
La variabile è trattata come un intero; la valutazione aritmetica (si veda VALUTAZIONE ARITMETICA sopra) è effettuata quando alla variabile è assegnato un valore.
-l
Quando alla variabile è assegnato un valore, tutti i caratteri maiuscoli sono convertiti in minuscolo. L'attributo upper-case è disabilitato.
-n
Dà a ogni nome l'attributo nameref, rendendolo un riferimento a un'altra variabile. Quest'altra variabile è definita dal valore di nome. Tutti i riferimenti, gli assegnamenti e le modifiche degli attributi a nome, tranne quelli che usano o cambiano lo stesso attributo -n, sono effettuati sulla variabile referenziata dal valore di nome. L'attributo -n non può essere applicato alle variabili array.
-r
Rende nomi accessibili in sola lettura. A questi nomi non possono quindi essere assegnati valori da successive istruzioni di assegnamento, e i valori assegnati non possono essere rimossi.
-t
Dà a ogni nome l'attributo trace. Le funzioni tracciate ereditano i segnali intercettati DEBUG e RETURN dalla shell chiamante. L'attributo trace non ha un significato speciale per le variabili.
-u
Quando alla variabile è assegnato un valore, tutti i caratteri minuscoli sono convertiti in maiuscolo. L'attributo lower-case è disabilitato.
-x
Marca nomi per l'esportazione ai successivi comandi attraverso l'ambiente.

Usare `+' invece di `-' disattiva l'attributo, con l'eccezione che +a e +A non possono essere usati per eliminare una variabile array e +r non rimuove l'attributo di sola lettura. Quando usate in una funzione, declare e typeset rendono ogni nome locale, come con il comando local, a meno che non venga fornita l'opzione -g. Se un nome di variabile è seguito da =valore, il valore della variabile è impostato a valore. Il valore di ritorno è 0 tranne quando viene incontrata un'opzione non valida, viene fatto un tentativo di definire una funzione usando ``-f foo=bar'', un tentativo per assegnare un valore a una variabile in sola lettura, un tentativo per assegnare un valore a una variabile array senza usare la sintassi di assegnamento composto (si veda Array sopra) - uno dei nomi non è un nome valido di variabile di shell -, un tentativo per disattivare lo stato di sola lettura per una variabile in sola lettura, un tentativo per disattivate lo stato di array per una variabile array, o un tentativo per mostrare una funzione non esistente con -f.

dirs [-clpv] [+n] [-n]
Senza opzioni, mostra la lista delle directory correntemente memorizzate. La visualizzazione predefinita è su un singola riga coi nomi di directory separate da spazi. Le directory sono aggiunte alla lista con il comando pushd; il comando popd rimuove elementi dalla lista. La directory corrente è sempre la prima directory nello stack.
-c
Svuota lo stack delle directory cancellando tutti gli elementi.
-l
Produce un elenco usando il percorso completo; il formato predefinito per l'elencazione usa un carattere tilde per indicare la home directory.
-p
Stampa lo stack delle directory con un elemento per riga.
-v
Stampa lo stack delle directory con un elemento per riga,anteponendo a ogni elemento il suo indice nello stack.
+n
Mostra l'n-esimo elemento contando dalla sinistra della lista mostrata da dirs quando è chiamato senza opzioni, partendo da zero.
-n
Mostra l'n-esimo elemento contando dalla destra della lista mostrata da dirs quando è chiamato senza opzioni, partendo da zero.

Il valore di ritorno è 0 tranne quando viene fornita un'opzione non valida o n un indice oltre la fine dello stack delle directory.

disown [-ar] [-h] [jobspec ... | pid ... ]
Senza opzioni, rimuove ogni jobspec dalla tabella dei job attivi. Se jobspec non è presente, e non viene fornita né l'opizone -a né l'opzione -r, viene usato il job corrente. Se viene data l'opzione -h, ogni jobspec non viene rimosso dalla tabella, ma è marcato in modo che SIGHUP non venga inviato al job se la shell riceve un SIGHUP. Se non è specificata alcuna jobspec l'opzione -a richiede la rimozione o il marcamento di tutti i job; l'opzione -r senza un argomento jobspec restringe l'operazione ai job in esecuzione. Il valore di ritorno è 0 tranne quando jobspec non specifica un job valido.
echo [-neE] [arg ...]
Emette gli arg, separati da spazi, seguiti da un newline. Lo stato di ritorno è 0, a meno che non si verifichi un errore di scrittura. Se è specificato -n, il newline finale è soppresso. Se è data l'opzione -e, viene abilitata l'interpretazione dei successivi caratteri preceduti dal carattere di protezione della barra inversa. L'opzione -E disabilita l'interpretazione di questi caratteri di protezione, anche su sistemi dove essi sono interpretati in modo predefinito. L'opzione di shell xpg_echo può essere usata per determinare dinamicamente se echo espande questi caratteri di protezione in modo predefinito oppure no. echo non interpreta -- come fine delle opzioni. echo interpreta le seguenti sequenze di protezione:
\a
avviso (segnale acustico)
\b
backspace
\c
elimina ulteriore output
\e
\E
un carattere di escape
\f
salto pagina
\n
codice di fine riga (newline)
\r
ritorno carrello
\t
tabulazione orizzontale
\v
tabulazione verticale
\\
barra inversa
\0nnn
il carattere a otto bit il cui valore è il valore ottale nnn (da zero a tre cifre ottali)
\xHH
il carattere a otto bit il cui valore è il valore esadecimale HH (una o due cifre esadecimali)
\uHHHH
il carattere Unicode (ISO/IEC 10646) il cui valore è il valore esadecimale HHHH (da una a quattro cifre esadecimali)
\UHHHHHHHH
il carattere Unicode (ISO/IEC 10646) il cui valore è il valore esadecimale HHHHHHHH (da una a otto cifre esadecimali)
enable [-a] [-dnps] [-f nome-file] [nome ...]
Abilita e disabilita i comandi incorporati della shell. Disabilitare un comando incorporato permette l'esecuzione di un comando residente su disco con lo stesso nome di un comando incorporato della shell senza dover specificare un percorso completo, anche se la shell normalmente cerca i comandi incorporati prima di quelli su disco. Se è usato -n, ogni nome è disabilitato; altrimenti, nomi sono abilitati. Per esempio, per usare il programma binario test trovato attraverso il PATH, invece della versione incorporata nella shell, si esegue ``enable -n test''. L'opzione -f richiede di caricare il nuovo comando incorporato nome dall'oggetto condiviso nome-file, sui sistemi che supportano il caricamento dinamico. L'opzione -d elimina un comando incorporato precedentemente caricato con -f. Se nessun argomento nome è specificato, o se viene fornita l'opzione -p viene stampata una lista di tutti i comandi incorporati della shell. Senza altri argomenti di opzione la lista è formata da tutti i comandi incorporati della shell abilitati. Se è fornito -n, vengono stampati solo i comandi incorporati disabilitati. Se è fornito -a, la lista stampata include tutti i comandi incorporati, con l'indicazione per ciascuno se è abilitato o no. Se viene fornito -s, l'output è ristretto ai comandi incorporati speciali POSIX. Il valore di ritorno è 0 tranne quando nome non è un comando incorporato della shell o si verifica un errore nel caricamento di un nuovo comando incorporato da un oggetto condiviso.
eval [arg ...]
Gli arg sono letti e concatenati insieme formando un singolo comando. Questo comando è quindi letto ed eseguito dalla shell, e il suo stato di uscita è ritornato come valore del comando eval. Se non vi è alcun arg, o vi sono solo argomenti nulli, eval ritorna 0.
exec [-cl] [-a nome] [comando [argomenti]]
Se comando è specificato, esso sostituisce la shell. Nessun nuovo processo viene creato. Gli argomenti diventano gli argomenti per comando. Se viene fornita l'opzione -l la shell pone un trattino all'inizio dell'argomento numero zero passato a comando. Questo è quello che fa login(1). L'opzione -c provoca l'esecuzione di comando con un ambiente vuoto. Se viene fornita -a la shell passa nome come argomento numero zero del comando eseguito. Se comando non può essere eseguito per qualche ragione, una shell non interattiva termina, a meno che non sia abilitata l'opzione di shell execfail, nel qual caso restituisce insuccesso. Una shell interattiva restituisce insuccesso se il file non può essere eseguito. Una subshell esce incondizionatamente se exec fallisce. Se comando non è specificato, qualsiasi ridirezione ha effetto nella shell corrente, e lo stato di ritorno è 0. Se si verifica un errore di ridirezione lo stato di ritorno è 1.
exit [n]
Causa l'uscita della shell con uno stato d'uscita n. Se n è omesso, lo stato d'uscita è quello dell'ultimo comando eseguito. Un'intercettazione di segnale su EXIT è eseguita prima che la shell termini.
export [-fn] [nome[=parola]] ...
export -p
I nomi forniti sono marcati per l'esportazione automatica nell'ambiente dei comandi eseguiti in seguito. Se è specificata l' opzione -f, i nomi si riferiscono a funzioni. Se il nome è omesso o se se è fornita l'opzione -p, viene stampata una lista di nomi di tutte le variabili esportate. L'opzione -n provoca la rimozione della proprietà di esportazione da ogni nome. Se un nome di variabile è seguito da =parola, il valore della variabile è impostato a parola. export ritorna uno stato d'uscita di 0 tranne quando viene trovata un'opzione non valida, uno dei nomi non è un nome valido di variabile di shell, o viene fornita l'opzione -f con un nome che non è il nome di una funzione.
fc [-e nome-editor] [-lnr] [primo] [ultimo]
fc -s [pat=rep] [cmd]
The first form selects a range of commands from first to last from the history list and displays or edits and re-executes them. First and last may be specified as a string (to locate the last command beginning with that string) or as a number (an index into the history list, where a negative number is used as an offset from the current command number). When listing, a first or last of 0 is equivalent to -1 and -0 is equivalent to the current command (usually the fc command); otherwise 0 is equivalent to -1 and -0 is invalid. If last is not specified, it is set to the current command for listing (so that ``fc -l -10'' stampa gli ultimi 10 comandi) e a primo altrimenti. Se primo non è specificato è impostato al precedente comando per la modifica e a -16 per l'elencazione.

L'opzione -n sopprime i numeri dei comandi quando li elenca. L'opzione -r inverte l'ordine dei comandi. Se è specificata l'opzione -l, i comandi sono elencati sullo standard output. Altrimenti, è invocato l'editor indicato da ename su un file che contiene questi comandi. Se ename è omesso, è usato il valore della variabile FCEDIT, e il valore di EDITOR se FCEDIT non è impostata. Se né l'una né l'altra variabile è impostata, è usato vi Quando la modifica è completata, i comandi modificati sono listati ed eseguiti.

Nella seconda forma, comando è rieseguito dopo che ogni istanza di pat è sostituita da rep. Comando è interpretato come primo.Un utile alias da usare con questo è ``r="fc -s"'', così che digitando ``r cc'' si esegue l'ultimo comando che inizia con ``cc'' e battendo ``r'' si riesegue l'ultimo comando.

Se è usata la prima forma, il valore di ritorno è 0 a meno che sia incontrata un'opzione non valida o primo o ultimo specifichino righe di cronologia fuori dall'intervallo esistente. Se è fornita l'opzione -e, il valore di ritorno è il valore dell'ultimo comando eseguito, o insuccesso se avviene un errore con il file temporaneo dei comandi. Se è usata la seconda forma, lo stato di ritorno è quello del comando rieseguito, tranne quando cmd non specifica una riga di cronologia valida, nel qual caso fc ritorna insuccesso.

fg [jobspec]
Riprende jobspec in primo piano, e lo rende il job corrente. Se jobspec non è presente, è usata la nozione della shell di job corrente. Il valore di ritorno è quello del comando posto in primo piano, o insuccesso se eseguito mentre il job-control è disabilitato o, quando eseguito col job-control abilitato, se jobspec non specifica un job valido o jobspec specifica un job che era stato avviato senza job-control.
getopts optstring nome [arg ...]
getopts è usato dalle procedure di shell per analizzare i parametri posizionali. optstring contiene i caratteri delle opzioni che devono essere riconosciuti; se un carattere è seguito da due punti, l'opzione si aspetta di avere un argomento, che dovrà essere separato dalla stessa da spazi bianchi. I due punti e il punto interrogativo non possono essere usati come caratteri di opzione. Ogni volta che è invocato, getopts pone la successiva opzione nella variabile di shell nome, inizializzando nome se non esiste, e l'indice del prossimo argomento da elaborare nella variabile OPTIND. OPTIND è inizializzato a 1 ogni volta che la shell o uno script di shell viene invocato. Quando un'opzione richiede un argomento, getopts pone quell'argomento nella variabile OPTARG. La shell non reimposta OPTIND automaticamente; questa variabile deve essere manualmente reimpostata tra più chiamate a getopts dentro la stessa esecuzione della shell, se deve essere usato un nuovo insieme di parametri.

Quando viene raggiunta la fine delle opzioni getopts esce con un valore di ritorno maggiore di zero. OPTIND è impostato all'indice del primo argomento senza opzioni e nome viene impostato a ?.

getopts normalmente analizza i parametri posizionali, ma se più argomenti vengono dati come valori arg, getopts analizza solo quelli.

getopts può informare degli errori in due modi. Se il primo carattere di optstring è un due punti, è usata un'informazione di errore silenziosa. Normalmente i messaggi diagnostici vengono stampati quando vengono trovate opzioni non valide o mancano argomenti alle opzioni. Se la variabile OPTERR è impostata a 0, nessun messaggio di errore viene mostrato, anche se il primo carattere di optstring non è due punti.

Se è incontrata un'opzione non valida, getopts pone ? nel nome e, se non silenziosa, stampa un messaggio di errore e annulla OPTARG. Se getopts è silenziosa, il carattere di opzione trovato è posto in OPTARG e nessun messaggio diagnostico è stampato.

Se un argomento richiesto non è trovato, e getopts non è silenziosa, un punto interrogativo (?) è posto in nome, OPTARG viene annullato, e viene stampato un messaggio diagnostico. Se getopts è silenziosa, allora un carattere di due punti (:) è posto in nome e OPTARG è impostato al carattere di opzione trovato.

getopts ritorna 0 (vero) se viene trovata un'opzione, specificata o non specificata. Ritorna falso se viene incontrata la fine delle opzioni o avviene un errore.

hash [-lr] [-p nome-file] [-dt] [nome]
Ogni volta che hash viene invocata, il percorso completo del comando nome è determinato ricercando le directory in $PATH e viene memorizzato. Ogni nome di percorso precedentemente memorizzato viene perso. Se viene fornita l'opzione -p, non viene effettuata nessuna ricerca di percorso e nome-file è usato come nome completo del comando. L'opzione -r fa sì che la shell dimentichi tutti i percorsi memorizzati. L'opzione -d fa sì che la shell dimentichi i percorsi memorizzati di ogni nome. Se viene fornita l'opzione -t è stampato il percorso completo al quale corrisponde ogni nome. Se vengono forniti argomenti multipli di nome con -t, il nome viene stampato prima del percorso completo indicizzato. L'opzione -l provoca la visualizzazione dell'output in un formato riutilizzabile come input. Se nessun argomento è dato, ed è fornito solo -l, è stampata l'informazione circa i comandi memorizzati. Lo stato di ritorno è 0 (vero) tranne quando nome è irreperibile o viene fornita un'opzione non valida.
help [-dms] [modello]
Mostra utili informazioni sui i comandi incorporati. Se modello è specificato, help fornisce un aiuto dettagliato su tutti i comandi che corrispondono al modello; altrimenti è stampato l'aiuto per tutti i comandi incorporati e le strutture di controllo della shell.
-d
Visualizza una breve descrizione di ogni modello
-m
Visualizza la descrizione di ogni modello in un formato simile a manpage
-s
Visualizza solo una breve sintassi d'uso per ogni modello

Lo stato di ritorno è 0 tranne quando nessun comando è individuato dal modello.

history [n]
history -c
history -d scostamento
history -d iniziofine
history -anrw [nome-file]
history -p arg [arg ...]
history -s arg [arg ...]
Senza opzioni, mostra la lista della cronologia dei comandi con i numeri di riga. Le righe elencate con un * sono state modificate. Con l'argomento n elenca solo le ultime n righe. Se la variabile di shell HISTTIMEFORMAT è impostata e non nulla, è usata come stringa di formato di strftime(3) per mostrare la data/ora associata a ogni elemento della cronologia. Nessuno spazio è interposto fra la data/ora formattata e la riga della cronologia. Se è fornito nome-file, questo è usato come nome del file di cronologia; altrimenti, è usato il valore di HISTFILE. Le opzioni, se fornite, hanno i seguenti significati:
-c
Svuota l'elenco della cronologia eliminando tutti gli elementi.
-d scostamento
Delete the history entry at position offset. If offset is negative, it is interpreted as relative to one greater than the last history position, so negative indices count back from the end of the history, and an index of -1 refers to the current history -d command.
-d inizio-fine
Cancella gli elementi della cronologia tra le posizioni inizio e fine, incluse. Valori positivi e nagativi per inizio e fine sono interpretati come descritto in precedenza.
-a
Accoda le “nuove” righe al file della cronologia. Queste sono righe della cronologia inserite dall'inizio della corrente sessione di bash, ma non ancora aggiunte al file di cronologia.
-n
Inserisce le righe della cronologia non ancora lette dal file di cronologia nella corrente lista della cronologia. Queste sono le righe accodate al file di cronologia dall'inizio della corrente sessione di bash.
-r
Legge il contenuto del file di cronologia e lo aggiunge alla fine della cronologia corrente.
-w
Scrive la cronologia corrente sul file di cronologia, sovrascrivendo il contenuto del file di cronologia.
-p
Effettua la sostituzione della cronologia sui seguenti arg e mostra il risultato sullo standard output. Non conserva il risultato nell'elenco della cronologia. Ogni arg dev'essere quotato per disabilitare la normale espansione della cronologia.
-s
Memorizza gli arg nell'elenco della cronologia come un singolo comando. L'ultimo comando nell'elenco della cronologia viene rimosso prima che gli arg vengano aggiunti.

Se la variabile HISTTIMEFORMAT è impostata, l'informazione data/ora associata a ogni elemento della cronologia viene scritta nel file della cronologia, marcato col carattere di commento. Quando viene letto il file della cronologia, le righe che iniziano con un carattere di commento seguito immediatamente da una cifra sono interpretate come data e ora della voce di cronologia seguente. Il valore di ritorno è 0 tranne quando viene incontrata un'opzione non valida, avviene un errore mentre si legge o si scrive il file della cronologia, viene fornito uno scostamento non valido come argomento a -d o l'espansione della cronologia fornita come argomento a -p non ha successo.

jobs [-lnprs] [ jobspec ... ]
jobs -x comando [ args ... ]
La prima forma elenca i job attivi. Le opzioni hanno i seguenti significati:
-l
Elenca gli ID dei processi in aggiunta alle normali informazioni.
-n
Mostra le informazioni solo sui job che hanno cambiato stato dall'ultima notifica di stato mostrata all'utente.
-p
Elenca solo l'ID di processo del principale job del gruppo di processo.
-r
Mostra solo i job in esecuzione.
-s
Mostra solo i job sospesi.

Se jobspec è specificato, l'output è limitato alle informazioni su quel job. Lo stato di ritorno è 0 a meno che venga incontrata un'opzione non valida o sia fornito un jobspec non valido.

Se è fornita l'opzione -x, jobs sostituisce qualsiasi jobspec trovato in comando o args con il corrispondente ID del gruppo di processo, ed esegue comando passandogli args, e ritornando il suo stato d'uscita.

kill [-s sigspec | -n signum | -sigspec] [pid | jobspec] ...
kill -l|-L [sigspec | exit_status]
Manda il segnale indicato da sigspec o signum al processo indicato da pid o jobspec. sigspec è o un nome di segnale, senza distinzione tra maiuscole e minuscole, come SIGKILL, (con o senza il prefisso SIG) o un numero di segnale; signum è un numero di segnale. Se sigspec non è presente, si suppone essere SIGTERM. Un argomento -l elenca i nomi dei segnali. Se sono forniti degli argomenti quando è specificata l'opzione -l, sono elencati i nomi dei segnali corrispondenti agli argomenti, e lo stato di ritorno è 0. L'argomento stato d'uscita di -l è un numero che specifica o un numero di segnale o lo stato d'uscita di un processo terminato da un segnale. L'opzione -L è equivalente a -l. kill restituisce 0 (vero) se almeno un segnale è stato inviato con successo, o falso se avviene un errore o se è incontrata un'opzione non valida.
let arg [arg ...]
Ogni arg è un'espressione aritmetica che deve essere valutata (si veda VALUTAZIONE ARITMETICA sopra). Se l'ultimo arg viene valutato 0, let ritorna 1; altrimenti è ritornato 0.
local [opzione] [nome[=valore] ... | - ]
For each argument, a local variable named name is created, and assigned value. The option can be any of the options accepted by declare. When local is used within a function, it causes the variable name to have a visible scope restricted to that function and its children. If name is -, the set of shell options is made local to the function in which local is invoked: shell options changed using the set builtin inside the function are restored to their original values when the function returns. The restore is effected as if a series of set commands were executed to restore the values that were in place before the function. With no operands, local writes a list of local variables to the standard output. It is an error to use local when not within a function. The return status is 0 unless local is used outside a function, an invalid name is supplied, or name is a readonly variable.
logout
Termina una shell di login.
mapfile [-d delim] [-n numero] [-O origine] [-s numero] [-t] [-u fd] [-C callback] [-c quantum] [array]
readarray [-d delim] [-n numero] [-O origine] [-s numero] [-t] [-u fd] [-C callback] [-c quantum] [array]
Legge righe dallo standard input all'interno della variabile array indicizzata array, o dal descrittore di file fd se viene fornita l'opzione -u. La variabile MAPFILE è l'array predefinito. Le opzioni, se fornite, hanno il seguente significato:
-d
The first character of delim is used to terminate each input line, rather than newline. If delim is the empty string, mapfile will terminate a line when it reads a NUL character.
-n
Copia al massimo numero righe. Se numero è 0 vengono copiate tutte le righe.
-O
Inizia assegnando array all'indice origine. L'indice predefinito è 0.
-s
Ignora le prime numero righe lette.
-t
Rimuove il delimitatore (il predefinito è "newline") finale da ogni riga letta.
-u
Legge le righe dal descrittore di file fd invece che dallo standard input.
-C
Valuta callback ogni volta che vengono lette quantum righe. L'opzione -c specifica quantum.
-c
Specifica il numero di righe lette tra una chiamata e l'altra di callback.

Se -C è specificato senza -c, il quantum predefinito è 5000. Quando callback è valutato, viene fornito l'indice del successivo elemento di array da assegnare e la riga da attribuire a quell'elemento come argomenti aggiuntivi. callback viene valutato dopo che la riga è stata letta, ma prima che l'elemento di array sia stato assegnato.

Se non è fornito con un'origine esplicita, mapfile azzera array prima della relativa assegnazione.

mapfile ritorna successo, a meno che non vengano forniti un'opzione o un argomento di opzione non validi, array sia non valido o non assegnabile, oppure se array non è un array indicizzato.

popd [-n] [+n] [-n]
Rimuove degli elementi dallo stack delle directory. Senza argomenti, rimuove la directory in cima allo stack, ed effettua un cd verso la nuova directory in cima allo stack. Gli argomenti, se forniti, hanno il seguente significato:
-n
Sopprime il normale cambiamento di directory quando rimuove directory dallo stack, ossia viene manipolato solo lo stack.
+n
Rimuove l'n-esimo elemento contando dalla sinistra della lista mostrata da dirs, partendo da zero. Per esempio: ``popd +0'' rimuove la prima directory, ``popd +1'' la seconda.
-n
Rimuove l'n-esimo elemento contando dalla destra della lista mostrata da dirs, partendo da zero. Per esempio: ``popd -0'' Rimuove l'ultima directory, ``popd -1'' la penultima.

Se il comando popd ha successo, viene anche effettuato un dirs, e lo stato di ritorno è 0. popd ritorna falso se viene incontrata un'opzione non valida, lo stack delle directory è vuoto, è specificato un elemento non esistente nello stack delle directory, o il cambio di directory non ha successo.

printf [-v var] formato [argomenti]
Scrive gli argomenti formattati sullo standard output sotto il controllo del formato. Con l'opzione -v l'output viene assegnato alla variabile var piuttosto che essere stampato sullo standard output.

Il formato è una stringa di caratteri che contiene tre tipi di oggetti: caratteri semplici, i quali sono semplicemente copiati sullo standard output, sequenze di protezione dei caratteri, che sono convertite e copiate sullo standard output, e specifiche di formato, ognuna delle quali provoca la stampa dell'argomento seguente. Oltre alle specifiche di formato printf(1) standard, printf interpreta le seguenti estensioni:

%b
fa sì che printf espanda sequenze di protezione tramite la barra inversa nell'argomento corrispondente nello stesso modo di echo -e.
%q
fa sì che printf stampi sull'output l'argomento corrispondente in un formato riutilizzabile come input di shell.
%(datefmt)T
causes printf to output the date-time string resulting from using datefmt as a format string for strftime(3). The corresponding argument is an integer representing the number of seconds since the epoch. Two special argument values may be used: -1 represents the current time, and -2 represents the time the shell was invoked. If no argument is specified, conversion behaves as if -1 had been given. This is an exception to the usual printf behavior.

The %b, %q, and %T directives all use the field width and precision arguments from the format specification and write that many bytes from (or use that wide a field for) the expanded argument, which usually contains more characters than the original.

Argomenti alle specifiche di formato non stringa sono trattati come costanti C, con l'eccezione che un segno meno o più iniziale è permesso, e che se il carattere iniziale coincide con un apostrofo o con delle virgolette, il valore è quello ASCII del carattere che segue.

Il formato è riutilizzato più volte fino all'esaurimento degli argomenti. Se il formato richiede più argomenti di quelli forniti, le specifiche di formato extra si comportano come se fosse stato fornito, a seconda del caso, il valore zero o una stringa nulla. Il valore di ritorno è 0 in caso di successo, diverso da zero in caso di insuccesso.

pushd [-n] [+n] [-n]
pushd [-n] [dir]
Aggiunge una directory in cima allo stack delle directory, o ruota lo stack, rendendo la nuova cima dello stack la corrente directory di lavoro. Senza argomenti, pushd scambia le due directory in cima e ritorna 0, a meno che lo stack delle directory non sia vuoto. Gli argomenti, se forniti, hanno il seguente significato:
-n
Sopprime il normale cambio di directory quando si ruotano o si aggiungono directory allo stack, cosicché viene manipolato solo lo stack.
+n
Ruota lo stack così che la n-esima directory (contando dalla sinistra della lista mostrata da dirs, partendo da zero) vada in cima.
-n
Ruota lo stack così che la n-esima directory (contando da destra della lista mostrata da dirs, partendo da zero) vada in cima.
dir
Aggiunge dir in cima allo stack delle directory, rendendola la nuova directory di lavoro corrente come se fosse stato fornito come argomento al comando incorporato cd.

Se il comando pushd ha successo, viene anche effettuato un dirs. Se è usata la prima forma, pushd ritorna 0 a meno che il cd verso dir non abbia successo. Con la seconda forma, pushd ritorna 0 tranne quando lo stack delle directory è vuoto, è specificato un elemento non esistente nello stack delle directory, o il cambiamento di directory verso la nuova directory corrente specificata non ha successo.

pwd [-LP]
Stampa il percorso assoluto della corrente directory di lavoro. Il percorso stampato non contiene alcun collegamento simbolico se è fornita l'opzione -P o l'opzione -o physical al comando incorporato set è abilitata. Se viene usata l'opzione -L il percorso stampato può contenere collegamenti simbolici. Lo stato di ritorno è 0 tranne quando avviene un errore mentre si legge il percorso della directory corrente o viene fornita un'opzione non valida.
read [-ers] [-a aname] [-d delim] [-i testo] [-n nchars] [-N nchars] [-p prompt] [-t tempo_limite] [-u fd] [nome ...]
One line is read from the standard input, or from the file descriptor fd supplied as an argument to the -u option, split into words as described above under Word Splitting, and the first word is assigned to the first name, the second word to the second name, and so on. If there are more words than names, the remaining words and their intervening delimiters are assigned to the last name. If there are fewer words read from the input stream than names, the remaining names are assigned empty values. The characters in IFS are used to split the line into words using the same rules the shell uses for expansion (described above under Word Splitting). The backslash character (\) may be used to remove any special meaning for the next character read and for line continuation. Options, if supplied, have the following meanings:
-a aname
Le parole sono assegnate a indici sequenziali della variabile array aname, partendo da 0. aname viene annullata prima dell'assegnamento dei nuovi valori. Altri argomenti nome vengono ignorati.
-d delim
The first character of delim is used to terminate the input line, rather than newline. If delim is the empty string, read will terminate a line when it reads a NUL character.
-e
Se lo standard input viene da un terminale, readline (si veda READLINE sopra) è usato per ottenere la riga. Readline usa le impostazioni correnti per la modifica (o predefinite, se la modifica di riga non era precedentemente attiva), ma usa il completamento del nome-file predefinito di Readline.
-i testo
Se readline è in uso per leggere la riga, testo viene messo nel buffer di modifica prima che inizi la correzione.
-n nchars
read è considerata completata dopo aver letto nchars caratteri invece di aspettare una riga di input completa, ma rispetta un delimitatore se prima del delimitatore sono letti meno di nchars caratteri.
-N nchars
read returns after reading exactly nchars characters rather than waiting for a complete line of input, unless EOF is encountered or read times out. Delimiter characters encountered in the input are not treated specially and do not cause read to return until nchars characters are read. The result is not split on the characters in IFS; the intent is that the variable is assigned exactly the characters read (with the exception of backslash; see the -r option below).
-p prompt
Visualizza prompt sullo standard error, senza un newline finale, prima di tentare di leggere qualsiasi input. Il prompt è mostrato solo se l'input proviene da un terminale.
-r
La barra inversa non fa da carattere di protezione. La barra inversa è considerata come parte della riga. In particolare, una coppia barra_inversa-newline non può essere usata poi come una continuazione di riga.
-s
Modalità silenziosa. Se l'input viene da un terminale i caratteri immessi non vengono visualizzati sul terminale.
-t tempo_limite
Cause read to time out and return failure if a complete line of input (or a specified number of characters) is not read within timeout seconds. timeout may be a decimal number with a fractional portion following the decimal point. This option is only effective if read is reading input from a terminal, pipe, or other special file; it has no effect when reading from regular files. If read times out, read saves any partial input read into the specified variable name. If timeout is 0, read returns immediately, without trying to read any data. The exit status is 0 if input is available on the specified file descriptor, non-zero otherwise. The exit status is greater than 128 if the timeout is exceeded.
-u fd
Legge l'input dal descrittore di file fd.

If no names are supplied, the line read, without the ending delimiter but otherwise unmodified, is assigned to the variable REPLY. The exit status is zero, unless end-of-file is encountered, read times out (in which case the status is greater than 128), a variable assignment error (such as assigning to a readonly variable) occurs, or an invalid file descriptor is supplied as the argument to -u.

readonly [-aAf] [-p] [nome[=parola] ...]
I nomi dati sono da considerare in sola lettura; i valori di questi nomi non possono essere cambiati dagli assegnamenti successivi. Se è fornita l'opzione -f, sono così marcate le funzioni corrispondenti ai nomi. L'opzione -a restringe le variabili agli array indicizzati; l'opzione -A restringe le variabili agli array associativi. Se vengono fornite entrambe le opzioni, -A ha la precedenza. Se nessun argomento nome è dato, o se è fornita l'opzione -p, viene stampata una lista di tutti i nomi in sola lettura. Le altre opzioni possono essere usate per restringere l'output a una sotto-serie della serie di nomi in sola lettura. L'opzione -p provoca la visualizzazione dell'output in un formato riutilizzabile come input. Se un nome di variabile è seguito da =parola il valore della variabile è impostato a parola. Lo stato di ritorno è 0 tranne quando è incontrata un'opzione non valida, uno dei nomi non è un nome di variabile di shell valido, o viene fornita l'opzione -f con un nome che non è una funzione.
return [n]
Causes a function to stop executing and return the value specified by n to its caller. If n is omitted, the return status is that of the last command executed in the function body. If return is executed by a trap handler, the last command used to determine the status is the last command executed before the trap handler. If return is executed during a DEBUG trap, the last command used to determine the status is the last command executed by the trap handler before return was invoked. If return is used outside a function, but during execution of a script by the . (source) command, it causes the shell to stop executing that script and return either n or the exit status of the last command executed within the script as the exit status of the script. If n is supplied, the return value is its least significant 8 bits. The return status is non-zero if return is supplied a non-numeric argument, or is used outside a function and not during execution of a script by . or source. Any command associated with the RETURN trap is executed before execution resumes after the function or script.
set [--abefhkmnptuvxBCEHPT] [-o opzione-nome] [arg ...]
set [+abefhkmnptuvxBCEHPT] [+o opzione-nome] [arg ...]
Senza opzioni, il nome e il valore di ogni variabile di shell vengono visualizzati in un formato riutilizzabile come input per impostare o reimpostare le variabili attualmente impostate. Le variabili in sola lettura non possono essere reimpostate. In modalità posix sono elencate solo le variabili di shell. L'output è ordinato in base alla localizzazione corrente. Quando sono specificate opzioni, queste impostano o annullano attributi di shell. Gli argomenti che rimangono dopo che le opzioni sono state elaborate sono trattati come valori per i parametri posizionali e vengono assegnati, nell'ordine, a $1, $2, ... $n. Le opzioni, se specificate, hanno i seguenti significati:
-a
Each variable or function that is created or modified is given the export attribute and marked for export to the environment of subsequent commands.
-b
Riporta immediatamente lo stato dei job in background terminati, invece che prima di stampare il prossimo prompt primario. Questo è applicabile solo quando è abilitato il job-control.
-e
Exit immediately if a pipeline (which may consist of a single simple command), a list, or a compound command (see SHELL GRAMMAR above), exits with a non-zero status. The shell does not exit if the command that fails is part of the command list immediately following a while or until keyword, part of the test following the if or elif reserved words, part of any command executed in a && or || list except the command following the final && or ||, any command in a pipeline but the last, or if the command's return value is being inverted with !. If a compound command other than a subshell returns a non-zero status because a command failed while -e was being ignored, the shell does not exit. A trap on ERR, if set, is executed before the shell exits. This option applies to the shell environment and each subshell environment separately (see COMMAND EXECUTION ENVIRONMENT above), and may cause subshells to exit before executing all the commands in the subshell.

e un comando composto o una funzione di shell è eseguito in un contesto in cui -e è ignorato, nessuno dei comandi eseguiti all'interno di un comando composto o nel corpo di una funzione verrà influenzato dall'impostazione di -e, anche se -e è impostato e un comando ritorna uno stato di insucesso. Se un comando composto o una funzione di shell imposta -e durante l'esecuzione in un contesto in cui -e è ignorato, quelle impostazioni non avranno alcun effetto finché il comando composto o il comando contenente la chiamata di funzione sia completato.

-f
Disabilita l'espansione di percorso.
-h
Ricorda la posizione dei comandi man mano che sono ritrovati per l'esecuzione. Questa è abilitata in modo predefinito.
-k
Tutti gli argomenti nella forma di istruzioni di assegnamento sono posti nell'ambiente per un comando, non solo quelli che precedono il nome del comando stesso.
-m
Modo monitor. Il job-control è abilitato. Quest'opzione è attiva in modo predefinito per le shell interattive, su sistemi che lo supportano (si veda JOB-CONTROL sopra). Tutti i processi sono eseguiti in un gruppo di processo separato. Quando un job in background è completato, la shell stampa una riga che contiene il suo stato d'uscita.
-n
Legge i comandi ma non li esegue. Questo può essere usato per controllare uno script di shell per errori di sintassi. Questo viene ignorato se la shell è interattiva.
-o nome-opzione
Il nome-opzione può essere uno dei seguenti:
allexport
Lo stesso di -a.
braceexpand
Lo stesso di -B.
emacs
Usa una interfaccia di modifica della riga di comando in stile emacs. Questo è abilitato in modo predefinito quando la shell è interattiva, a meno che la shell non sia avviata con l'opzione --noediting. Questo inoltre influisce sull'interfaccia di modifica usata per read -e.
errexit
Lo stesso di -e.
errtrace
Lo stesso di -E.
functrace
Lo stesso di -T.
hashall
Lo stesso di -h.
histexpand
Lo stesso di -H.
history
Abilita la cronologia dei comandi, come descritto in precedenza, sotto CRONOLOGIA. Questa opzione è attiva in modo predefinito nelle shell interattive.
ignoreeof
L'effetto è lo stesso come se fosse stato eseguito il comando di shell ``IGNOREEOF=10'' (si veda Variabili di shell sopra).
keyword
Lo stesso di -k.
monitor
Lo stesso di -m.
noclobber
Lo stesso di -C.
noexec
Lo stesso di -n.
noglob
Lo stesso di -f.
nolog
Attualmente ignorato.
notify
Lo stesso di -b.
nounset
Lo stesso di -u.
onecmd
Lo stesso di -t.
physical
Lo stesso di -P.
pipefail
Se impostato, il valore di ritorno di una pipeline è il valore dell'ultimo comando (quello più a destra) che esce con uno stato d'uscita diverso da zero, o zero se tutti i comandi nella pipeline escono con successo. Come comportamento predefinito, questa opzione è disabilitata.
posix
Cambia il comportamento di bash dove le operazioni predefinite differiscono dallo standard POSIX, in modo da corrispondere allo standard (modalità posix). Si veda più avanti VEDERE ANCHE dove viene citato un documento che spiega nel dettaglio come la modalità posix influenza il comportamento di bash.
privileged
Lo stesso di -p.
verbose
Lo stesso di -v.
vi
Usa un'interfaccia di modifica della riga di comando in stile vi. Questo inoltre influisce sull'interfaccia di modifica usata per read -e.
xtrace
Lo stesso di -x.

Se -o è fornito con nessun nome-opzione, sono stampati i valori delle opzioni correnti. Se +o è fornito con nessun nome-opzione, una serie di comandi set per ricreare le impostazioni dell'opzione corrente viene visualizzata sullo standard output.

-p
Attiva il modo privilegiato. In questo modo, i file $ENV e $BASH_ENV non vengono elaborati, le funzioni di shell non sono ereditate dall'ambiente e le variabili SHELLOPTS, BASHOPTS, CDPATH e GLOBIGNORE se appaiono in un ambiente, vengono ignorate. Se la shell è avviata con l'id (gruppo) effettivo dell'utente non uguale all'id (gruppo) reale dell'utente, e non viene fornita l'opzione -p, queste azioni vengono eseguite e l'id effettivo dell'utente è impostato all'id reale dell'utente. Se viene fornita l'opzione -p all'avvio, l'id effettivo dell'utente non è reimpostato. Disattivare questa opzione fa sì che gli id effettivi dell'utente e del gruppo siano impostati agli id reali dell'utente e del gruppo.
-t
Esce dopo aver letto ed eseguito un comando.
-u
Tratta le variabili e i parametri non impostati, diversi dai parametri speciali "@" e "*", come un errore quando effettua l'espansione di parametro. Se l'espansione è tentata su una variabile o parametro non impostato, la shell stampa un messaggio di errore e, se non interattiva, esce con uno stato diverso da zero.
-v
Stampa le righe in input alla shell appena sono lette.
-x
Dopo l'espansione di ogni comando semplice, comando for, comando case, comando select o comando for aritmetico, mostra il valore espanso di PS4, seguito dal comando e dai suoi argomenti espansi o dall'elenco di parole associate.
-B
La shell effettua l'espansione delle parentesi graffe (si veda Espansione delle parentesi graffe sopra). Questo è attivo in modo predefinito.
-C
Se impostato, bash non sovrascrive un file esistente con gli operatori di ridirezione >, >& e <>. Una sovrascrittura può ancora essere ottenuta creando i file di output usando l'operatore di ridirezione >| al posto di >.
-E
Se impostato, ogni segnale intercettato ERR è ereditato dalle funzioni di shell, sostituzioni di comando e comandi eseguiti in un ambiente di subshell. Il segnale intercettato ERR non viene normalmente ereditato in questi casi.
-H
Abilita la sostituzione della cronologia in stile !. Quest'opzione è attiva in modo predefinito quando la shell è interattiva.
-P
Se impostato, non risolve i collegamenti simbolici quando esegue comandi come cd che cambiano la directory di lavoro corrente. È invece usata la struttura di directory fisica. Come comportamento predefinito, bash segue la successione logica delle directory quando si eseguono comandi che cambiano la directory corrente.
-T
Se impostata, i comandi sui segnali intercettati DEBUG e RETURN sono ereditati dalle funzioni di shell, dalle sostituzioni di comando e dai comandi eseguiti in un ambiente di subshell. I segnali intercettati DEBUG e RETURN normalmente non vengono ereditati in questi casi.
--
Se nessun argomento segue questa opzione, allora i parametri posizionali sono assenti. Altrimenti, i parametri posizionali sono impostati agli arg, anche se alcuni di loro iniziano con un -.
-
Segnala la fine delle opzioni, e fa sì che tutti i rimanenti arg siano assegnati ai parametri posizionali. Le opzioni -x e -v sono disattivate. Se non vi è alcun arg, i parametri posizionali rimangono inalterati.

Le opzioni sono disattivate in modo predefinito se non specificato diversamente. Usare + piuttosto che - causa la disattivazione di queste opzioni. Le opzioni possono anche essere specificate come argomenti a un'invocazione della shell. Il corrente insieme di opzioni può essere trovato in $-. Lo stato di ritorno è sempre 0 (vero) a meno che non si incontri un'opzione non valida.

shift [n]
I parametri posizionali da n+1 ... sono rinominati $1 .... I parametri rappresentati dai numeri $# fino a $#-n+1 non sono impostati. n dev'essere un numero non negativo minore o uguale a $#. Se n è 0, nessun parametro viene cambiato. Se n è omesso, è considerato valere 1. Se n è più grande di $#, i parametri posizionali non sono cambiati. Lo stato di ritorno è più grande di 0 se n è più grande di $# o minore di 0; altrimenti 0.
shopt [-pqsu] [-o] [nome-opzione ...]
Attiva/disattiva i valori delle impostazioni che controllano il comportamento opzionale della shell. Le impostazioni possono essere o quelle elencate sotto o, se viene usata l'opzione -o, quelle disponibili con l'opzione -o al comando incorporato set. Senza opzioni, o con l'opzione -p, viene mostrata una lista di tutte le opzioni impostabili, con una indicazione se ognuna è impostata o no; se vengono forniti nomi-opzioni, l'output è ristretto a queste opzioni. L'opzione -p fa sì che l'output sia mostrato in una forma che può essere riutilizzata come input. Altre opzioni hanno il seguente significato:
-s
Abilita (attiva) ogni optname.
-u
Disabilita (disattiva) ogni optname.
-q
Sopprime il normale output (modalità silenziosa); lo stato di ritorno indica se il optname è attivato o non attivato. Se sono dati argomenti optname multipli con -q, lo stato di ritorno è 0 se tutti gli optname sono attivati; diverso da zero altrimenti.
-o
Restringe i valori di optname a quelli definiti per l'opzione -o del comando incorporato set.

Se una delle opzioni -s o -u viene usata senza argomenti optname, shopt mostra solo quelle opzioni che sono, rispettivamente, attivate o non attivate. Se non diversamente indicato le opzioni shopt sono disabilitate (non attivate) in modo predefinito.

Lo stato di ritorno quando vengono elencate delle opzioni è 0 se tutti gli optname sono abilitati, altrimenti è diverso da zero. Quando si impostano o si rimuovono opzioni, lo stato di ritorno è 0 tranne quando optname non è una valida opzione di shell.

L'elenco delle opzioni di shopt è:

assoc_expand_once
If set, the shell suppresses multiple evaluation of associative array subscripts during arithmetic expression evaluation, while executing builtins that can perform variable assignments, and while executing builtins that perform array dereferencing.
autocd
Se impostato, viene eseguito un nome di comando che è il nome di una directory come se fosse un argomento del comando cd. Questa opzione viene usata solo dalle shell interattive.
cdable_vars
Se impostata, un argomento al comando incorporato cd che non sia una directory è considerato come il nome di una variabile il cui valore è la directory verso cui cambiare.
cdspell
Se impostata, vengono corretti errori minori nell'ortografia di un componente di directory in un comando cd. Gli errori ricercati sono caratteri invertiti, mancanza di un carattere e un carattere in più. Se viene trovata una correzione il nome-file corretto viene stampato e il comando prosegue. Quest'opzione è usata solo dalle shell interattive.
checkhash
Se impostata, bash controlla che un comando trovato in una tabella hash esista prima di tentarne l'esecuzione. Se un comando la cui posizione è disponibile in un elemento della tabella hash non esiste più, viene effettuata una normale ricerca di percorso.
checkjobs
Se impostato, bash elenca lo stato dei job in esecuzione e di quelli terminati prima di uscire da una shell interattiva. Se vi sono job in esecuzione, l'uscita verrà rimandata fino a quando non viene tentata una seconda uscita senza che intervenga un comando (si veda JOB CONTROL sopra). La shell ritarda sempre l'uscita se un qualsiasi job viene fermato.
checkwinsize
Se impostata, bash controlla la dimensione della finestra dopo ogni comando esterno (non incorporato) e, se necessario, aggiorna i valori di LINES e COLUMNS. Quest'opzione è abilitata in modo predefinito.
cmdhist
Se impostata, bash tenta di salvare tutte le righe di un comando a riga multipla nello stesso elemento di cronologia. Questo facilita la ripetizione di comandi multiriga. Ques'opzione è abilitata in modo predefinito, ma ha effetto solo se è abilitata la cronologia dei comandi, come descritto sopra in CRONOLOGIA.
compat31
compat32
compat40
compat41
compat42
compat43
compat44
These control aspects of the shell's compatibility mode (see SHELL COMPATIBILITY MODE below).
complete_fullquote
Se impostata, bash quota tutti i metacaratteri di shell nei nomi-file e di directory quando effettua il completamento. Se non è impostata, bash rimuove i metacaratteri come il segno del dollaro dal set di caratteri che saranno quotati nei nomi-file completati quando questi metacaratteri appaiono in riferimenti a variabili di shell nelle parole da completare. Questo vuol dire che i segni del dollaro nei nomi di variabile che si espandono a directory non verranno quotati; comunque, non saranno quotati neanche i segni del dollaro che appaiono nei nomi-file. Questo è attivo solo quando bash usa le barre inverse per quotare i nomi-file completati. Questa variabile è impostata in modo predefinito, che è il comportamento predefinito di bash nelle versioni fino alla 4.2.
direxpand
Se impostata, bash sostituisce i nomi di directory con i risultati dell'espansione di parola mentre effettua il completamento del nome di file. Questo cambia i contenuti del buffer di modifica di readline. Se non è impostata, bash tenta di conservare ciò che ha scritto l'utente.
dirspell
Se impostata, bash tenta la correzione dell'ortografia sui nomi di directory durante il completamento di parola se il nome di directory fornito inizialmente non esiste.
dotglob
Se impostata, bash include i nomi-file che iniziano con un `.' nel risultato dell'espansione del percorso. I nomi-file “.” e “..” devono essere sempre confrontati esplicitamente, anche se dotglob è impostato.
execfail
Se impostata, una shell non interattiva non esce se non può eseguire il file specificato come argomento al comando incorporato exec. Una shell interattiva non esce se exec non ha successo.
expand_aliases
Se impostata, gli alias vengono espansi come descritto in precedenza, sotto ALIASES. Questa opzione è abilitata in modo predefinito per le shell interattive.
extdebug
Se impostata all'invocazione della shell, o in un file di avvio della shell, provvede all'esecuizone del "debugger profile" prima che la shell venga avviata, allo stesso modo dell'opzione --debugger.Se impostata dopo l'invocazione, il comportamento previsto per poter usare dei debugger è abilitato:
1.
L'opzione -F al comando incorporato declare mostra il nome di file di origine e il numero di riga corrispondente a ogni nome di funzione fornita come argomento.
2.
Se il comando eseguito nella gestione del segnale DEBUG ritorna un valore diverso da zero, il comando successivo viene saltato e non è eseguito.
3.
Se il comando eseguito nella gestione del segnale DEBUG ritorna il valore 2, e la shell è in esecuzione in una subroutine (una funzione di shell o uno script di shell eseguito dai comandi incorporati . o source), la shell simula una chiamata a return.
4.
BASH_ARGC e BASH_ARGV sono aggiornati come descritto nelle loro descrizioni viste sopra.
5.
Il tracciamento delle funzioni è abilitato: sostituzione di comando, funzioni di shell, e subshell invocate con ( comando ) ereditano le intercettazione di segnale DEBUG e RETURN.
6.
Il tracciamento degli errori è abilitato: sostituzione di comando, funzioni di shell, e subshell invocate con ( comando ) ereditano le intercettazione di segnale ERR.
extglob
Se impostata, le caratteristiche di corrispondenza estesa di modelli descritte in precedenza, sotto Espansione di percorso, sono abilitate.
extquote
Se impostato, la quotatura $'string' e $"string" è effettuata all'interno delle espansioni di ${parametro} racchiuse tra virgolette. Quest'opzione è abilitata in modo predefinito.
failglob
Se impostata, i modelli che non generano nomi validi di file durante l'espansione del percorso danno come risultato un errore di espansione.
force_fignore
Se impostata, i suffissi specificati dalla variabile di shell FIGNORE fanno si che delle parole vengano ignorate quando viene effettuato il completamento delle parole anche se le parole ignorate sono i soli possibili completamenti. Si veda VARIABILI DELLA SHELL sopra per una descrizione di FIGNORE. Quest'opzione è abilitata in modo predefinito.
globasciiranges
Se impostata, le espressioni di intervallo nelle espressioni tra parentesi graffe nella ricerca di corrispondenze (si veda Modelli di ricerca più sopra) si comportano come nella localizzazione tradizionale C quando effettuano confronti. Cioè, la sequenza di collazione della localizzazione corrente non viene presa in considerazione, cosicché b non collazionerà fra A e B , e i caratteri ASCII maiuscolo e minuscolo verranno collazionati insieme.
globstar
Se impostata, il modello ** usato in un contesto di espansione del nome di percorso trova tutti i file e zero o più directory e sottodirectory che soddisfano i criteri di ricerca. Se il modello è seguito da una /, trova solo le directory e sottodirectory che soddisfano i criteri di ricerca.
gnu_errfmt
Se impostata, i messaggi di errore della shell vengono scritti nel formato GNU standard dei messaggi di errore.
histappend
Se impostata, l'elenco della cronologia è accodato al file indicato dalla variabile HISTFILE all'uscita della shell, invece che sostituire il file preesistente.
histreedit
Se impostata, e readline è in uso, viene data l'opportunità a un utente di ripetere una sostituzione della cronologia che non ha avuto successo.
histverify
Se impostata, e readline è in uso, i risultati della sostituzione della cronologia non sono immediatamente passati all'analizzatore della shell. Invece, la riga risultante viene caricata nel buffer di modifica readline, permettendo ulteriori modifiche.
hostcomplete
Se impostata, e readline è in uso, bash tenta di effettuare il completamento del nome di host quando una parola contenente un @ è in corso di completamento (si veda Completamento in precedenza, sotto READLINE. Questa è abilitata in modo predefinito.
huponexit
Se impostata, bash invia SIGHUP a tutti i job all'uscita di una shell di login interattiva.
inherit_errexit
If set, command substitution inherits the value of the errexit option, instead of unsetting it in the subshell environment. This option is enabled when posix mode is enabled.
interactive_comments
Se impostata, fa sì che, se una parola inizia con #, quella parola e tutti i caratteri rimanenti su quella riga siano ignorati in una shell interattiva (si veda COMMENTI sopra). Quest'opzione è abilitata in modo predefinito.
lastpipe
Se impostata, e job control non è attivo, la shell esegue l'ultimo comando di una pipeline non eseguita in background nell'ambiente di shell corrente.
lithist
Se impostata, e l'opzione cmdhist è abilitata, i comandi multiriga sono salvati nella cronologia includendo i newline, piuttosto che usando come separatori il punto e virgola, dove possibile.
localvar_inherit
If set, local variables inherit the value and attributes of a variable of the same name that exists at a previous scope before any new value is assigned. The nameref attribute is not inherited.
localvar_unset
If set, calling unset on local variables in previous function scopes marks them so subsequent lookups find them unset until that function returns. This is identical to the behavior of unsetting local variables at the current function scope.
login_shell
La shell imposta quest'opzione se viene avviata come shell di login (si veda INVOCAZIONE sopra). Il valore non può essere cambiato.
mailwarn
Se impostata, e un file sul quale bash sta ricercando della posta ha avuto un accesso dall'ultima volta che è stato controllato, viene visualizzato il messagio “The mail in mailfile has been read”.
no_empty_cmd_completion
Se impostata, e readline è in uso, bash non tenta di cercare il PATH per possibili completamenti quando viene tentato il completamento di una riga vuota.
nocaseglob
Se impostata, bash individua i nomi-file senza distinguere le maiuscole dalle minuscole quando effettua l'espansione del percorso (si veda Espansione del percorso sopra).
nocasematch
Se impostata, bash confronta modelli senza distinguere le maiuscole dalle minuscole quando ricerca corrispondenze durante l'esecuzione dei comandi condizionali case o [[, quando effettua espansioni di parola in una sostituzione di modello, o quando filtra possibili completamenti come parte di un completamento programmabile.
nullglob
Se impostata, bash permette ai modelli che non individuano nessun file (si veda Espansione del percorso sopra) di espandere come una stringa nulla, piuttosto che essere presi letteralmente.
progcomp
Se impostata, i servizi di completamento programmabile (si veda Completamento programmabile sopra) vengono abilitati. Quest'opzione è abilitata in modo predefinito.
progcomp_alias
If set, and programmable completion is enabled, bash treats a command name that doesn't have any completions as a possible alias and attempts alias expansion. If it has an alias, bash attempts programmable completion using the command word resulting from the expanded alias.
promptvars
Se impostata, le stringhe di prompt subiscono espansione di parametro, sostituzione di comando, espansione aritmetica e rimozione dei segni di quotatura dopo che sono stati espansi come descritto in STRINGHE DI PROMPT sopra. Quest'opzione è abilitata in modo predefinito.
restricted_shell
La shell imposta quest'opzione se è stata avviata in modalità ristretta (si veda SHELL RISTRETTA più avanti). Il valore non può essere cambiato. Questo non viene reimpostato quando i file di avvio vengono eseguiti, permettendo ai file di avvio di accertare se una shell è ristretta o meno.
shift_verbose
Se impostata, il comando incorporato shift stampa un messaggio di errore quando il numero di comandi shift effettuati eccede il numero dei parametri posizionali.
sourcepath
Se impostata, il comando incorporato source (.) usa il valore di PATH per trovare la directory contenente il file fornito come argomento. Quest'opzione è abilitata in modo predefinito.
xpg_echo
Se impostata, il comando incorporato echo espande sequenze di protezione tramite la barra inversa in modo predefinito.
suspend [-f]
Sospende l'esecuzione di questa shell fino a che non riceve un segnale SIGCONT. Una shell di login non può essere sospesa; l'opzione -f può essere usata per non tener conto di questo e forzare la sospensione. Lo stato di ritorno è 0 tranne quando la shell è una shell di login e non è fornito -f, o se il job-control non è abilitato.
test expr
[ expr ]
Return a status of 0 (true) or 1 (false) depending on the evaluation of the conditional expression expr. Each operator and operand must be a separate argument. Expressions are composed of the primaries described above under CONDITIONAL EXPRESSIONS. test does not accept any options, nor does it accept and ignore an argument of -- as signifying the end of options.

Le espressioni possono essere combinate usando i seguenti operatori, elencati in ordine decrescente di precedenza. La valutazione dipende dal numero di argomenti; si veda più avanti. La precedenza degli operatori è usata quando ci sono cinque o più argomenti.

! expr
Vero se expr è falso.
( expr )
Ritorna il valore di expr. Questo può essere usato per modificare la normale precedenza degli operatori.
expr1 -a expr2
Vero se sia expr1 che expr2 sono vere.
expr1 -o expr2
Vero se o expr1 o expr2 è vera.

test e [ valutano espressioni condizionali usando una serie di regole basate sul numero di argomenti.

0 argomenti
L'espressione è falsa.
1 argomento
L'espressione è vera se e solo se l'argomento non è nullo.
2 argomenti
Se il primo argomento è !, l'espressione è vera se e solo se il secondo argomento è nullo. Se il primo argomento è uno degli operatori condizionali elencati in precedenza, sotto ESPRESSIONI CONDIZIONALI, l'espressione è vera se il test unario è vero. Se il primo argomento non è un operatore condizionale unario valido, l'espressione è falsa.
3 argomenti
Le seguenti condizioni sono applicate nell'ordine elencato. Se il secondo argomento è uno degli operatori binari condizionali elencati in precedenza, sotto ESPRESSIONI CONDIZIONALI, il risultato dell'espressione è il risultato del test binario che usa gli argomenti primo e terzo come operandi. Quando ci sono tre argomenti, -a e -o sono considerati operatori binari. Se il primo argomento è !, il valore è la negazione del test con due argomenti costituito dagli argomenti secondo e terzo. Se il primo argomento è esattamente ( e il terzo argomento è esattamente ), il risultato è il test, con 1 argomento, del secondo argomento. Altrimenti, l'espressione è falsa.
4 argomenti
Se il primo argomento è !, il risultato è la negazione dell'espressione composta dai rimanenti argomenti. Altrimenti, l'espressione è analizzata e valutata secondo le precedenze usando le regole elencate sopra.
5 o più argomenti
L'espressione è analizzata e valutata secondo le precedenze usando le regole elencate sopra.

Quando sono usati con test o [, gli operatori < e > vengono ordinati lessicograficamente secondo l'ordinamento ASCII.

times
Stampa i tempi spesi come utente e come sistema per la shell e per i processi eseguiti dalla shell. Lo stato di ritorno è 0.
trap [-lp] [[arg] sigspec ...]
Il comando arg dev'essere letto e eseguito quando la shell riceve il segnale(i) sigspec. Se arg è assente (e c'è un singolo sigspec) o -, ogni segnale specificato è riportato alla sua configurazione originale (il valore che aveva al momento dell'ingresso nella shell). Se arg è la stringa nulla il segnale specificato da ogni sigspec è ignorato dalla shell e dai comandi che essa invoca. Se arg non è presente e -p è stato fornito, allora i comandi di intercettazione di segnale associati a ogni sigspec vengono visualizzati. Se non viene fornito alcun argomento o se è dato solo -p, trap stampa la lista dei comandi associati a ogni segnale. L'opzione -l fa sì che la shell stampi una lista di nomi di segnale e i numeri a loro corrispondenti. Ogni sigspec è o un nome di segnale definito in <signal.h>, o un numero di segnale. I nomi di segnale possono essere scritti sia in minuscolo che in maiuscolo e il prefisso SIG è opzionale.

Se un sigspec è EXIT (0) il comando arg è eseguito all'uscita della shell. Se un sigspec è DEBUG, il comando arg viene eseguito prima di ogni comando semplice, comando for, comando case, comando select, ogni comando for aritmetico, e prima di eseguire il primo comando in una funzione di shell (si veda GRAMMATICA DELLA SHELL sopra). Fare riferimento alla descrizione dell'opzione extdebug del comando incorporato shopt per dettagli sul suo effetto nella gestione del segnale DEBUG. Se un sigspec è RETURN, il comando arg viene eseguito ogni volta che una funzione di shell o uno script eseguito coi comandi incorporati . o source completa l'esecuzione.

If a sigspec is ERR, the command arg is executed whenever a pipeline (which may consist of a single simple command), a list, or a compound command returns a non-zero exit status, subject to the following conditions. The ERR trap is not executed if the failed command is part of the command list immediately following a while or until keyword, part of the test in an if statement, part of a command executed in a && or || list except the command following the final && or ||, any command in a pipeline but the last, or if the command's return value is being inverted using !. These are the same conditions obeyed by the errexit (-e) option.

I segnali ignorati al momento dell'ingresso della shell non possono essere intercettati o resettati. I segnali intercettati non ignorati sono riportati al loro valore originale in una subshell o in un ambiente di subshell quando ne è stato creato uno. Lo stato di ritorno è falso se un sigspec non è valido; altrimenti trap ritorna 0 (vero).

type [-aftpP] nome [nome ...]
Senza opzioni, indica come dovrà essere interpretato ciascun nome se usato come un nome di comando. Se è usata l'opzione -t, type stampa una stringa che è una fra alias, keyword, function, builtin o file se nome è, rispettivamente, un alias, una parola riservata della shell, una funzione, un comando incorporato, o un file su disco. Se il nome non è trovato, non viene stampato nulla, ed è ritornato uno stato d'uscita di falso Se viene usata l'opzione -p, type ritorna o il nome del file su disco che dovrebbe essere eseguito se nome fosse specificato come nome di comando, o nulla se ``type -t name'' non avesse ritornato file. L'opzione -P forza PATH a ricercare ogni nome, anche se ``type -t name'' non dovesse ritornare file. Se un comando è nella tabella hash, -p e -P stampano il valore nella tabella hash, che non necessariamente è il file che appare per primo in PATH. Se viene usata l'opzione -a, type stampa tutti le posizioni che corrispondono a un eseguibile chiamato nome. Questo include alias e funzioni, se e solo se non viene usata anche l'opzione -p. La tabella hash dei comandi non è consultata quando si usa -a. L'opzione -f sopprime la ricerca della funzione di shell, come col comando incorporato command. type ritorna 0 [vero] se tutti argomenti vengono trovati, falso se non ne viene trovato alcuno.
ulimit [-HS] -a
ulimit [-HS] [-bcdefiklmnpqrstuvxPRT [limite]]
Fornisce controllo sulle risorse disponibili per la shell e per i processi avviati da essa, sui sistemi che consentono un tale controllo. Le opzioni -H e -S specificano che viene impostato il limite hard o limite soft per la data risorsa. Un limite hard non può essere aumentato da un utente comune una volta impostato; un limite soft può essere aumentato fino al valore del limite hard. Se né -H-S sono specificati, vengono impostati entrambi i limiti, hard e soft. Il valore di limite può essere un numero nell'unità specificata per la risorsa, o uno dei valori speciali hard, soft o unlimited. che stanno rispettivamente per limite hard corrente, limite soft corrente e nessun limite. Se limite è omesso, viene stampato il valore corrente del limite soft della risorsa, a meno che non venga data l'opzione -H. Quando è specificata più di una risorsa, il nome del limite e l'unità, se appropriati, vengono stampati prima del valore. Le altre opzioni sono interpretate come segue:
-a
Sono riportati tutti i limiti correnti; nessun limite viene impostato
-b
La dimensione massima del buffer del socket
-c
la dimensione massima dei file core creati
-d
la dimensione massima del segmento dati di un processo
-e
La priorità massima di schedulazione dei processi ("nice")
-f
la dimensione massima dei file scritti dalla shell e dai suoi figli
-i
Il numero massimo di segnali pendenti
-k
Il numero massimo di kqueue (code degli eventi del kernel) che possono essere allocate
-l
la dimensione massima di memoria che può essere bloccata
-m
la dimensione massima della memoria occupata (molti sistemi non rispettano questo limite)
-n
il numero massimo di descrittori di file aperti (la maggior parte dei sistemi non permette che questo valore sia cambiato)
-p
la dimensione delle pipe in blocchi da 512 byte (questo non può essere cambiato)
-q
Il numero massimo di byte nelle code dei messaggi POSIX
-r
La priorità massima di schedulazione dei processi in tempo reale
-s
la dimensione massima dello stack
-t
il massimo quantitativo di tempo macchina utilizzabile, in secondi
-u
il numero massimo di processi disponibili per un singolo utente
-v
Il massimo ammontare di memoria virtuale disponibile per la shell e, su alcunisistemi, ai suoi figli
-x
Il numero massimo di file lock
-P
Il numero massimo di pseudoterminali
-R
The maximum time a real-time process can run before blocking, in microseconds
-T
Il numero massimo di thread

Se limite è dato, e non viene usata l'opzione -a, limite è il nuovo valore della risorsa specificata. Se nessuna opzione è data, si considera impostata l'opzione -f. I valori sono in multipli di 1024 byte, tranne che per -t, che è in secondi, -R, che è in microsecondi;-p, che è in unità di blocchi da 512 byte; -P, -T, -b , -k, -n e -u, che sono numeri puri e , quando si è in modalità posix, -c e -f, che sono in multipli di 512 byte. Lo stato di ritorno è 0 tranne quando viene incontrata un'opzione o un argomento non valido, o avvenga un errore mentre si imposta un nuovo limite.

umask [-p] [-S] [modo]
La maschera di creazione dei file dell'utente è impostata a modo. Se modo inizia con una cifra, è interpretato come numero ottale; altrimenti è interpretato come una maschera in modalità simbolica simile a quelle accettate da chmod(1). Se modo è omesso, viene stampato il valore corrente della maschera. L'opzione -S fa sì che la maschera venga stampata in formato simbolico; l'output predefinito è un numero ottale. Se viene fornita l'opzione -p e modo è omesso, l'output è in una forma riutilizzabile come input. Lo stato di ritorno è 0 se il modo è stato cambiato con successo o se nessun argomento modo era stato fornito, e falso altrimenti.
unalias [-a] [nome ...]
Rimuove ciascun nome dalla lista degli alias definiti. Se si specifica -a, sono rimosse tutte le definizioni di alias. Il valore di ritorno è 0 (vero) tranne quando un nome fornito non è un alias attualmente definito.
unset [-fv] [-n] [nome ...]
Per ciascun nome, rimuove la corrispondente variabile o funzione. Se è specificata l'opzione -v, ogni nome designa una variabile di shell, e quella variabile viene rimossa. Le variabili in sola lettura non possono essere rimosse. Se viene specificata -f, ogni nome designa una funzione di shell, e la definizione di funzione viene rimossa. Se è impostata l'opzione -n, e nome è una variabile con l'attributo nameref, verrà annullata nome piuttosto che la variabile a cui fa riferimento. -n non ha nessun effetto se è impostata l'opzione -f. Se non viene impostata nessuna opzione, ogni nome fa riferimento a una variabile; se non ci sono variabili con quel nome, ogni funzione con quel nome viene annullata. Ogni variabile o funzione annullata è eliminata dall'ambiente passato ai comandi successivi. Se una qualsiasi fra BASH_ALIASES, BASH_ARGV0, BASH_CMDS, BASH_COMMAND, BASH_SUBSHELL, BASHPID, COMP_WORDBREAKS, DIRSTACK, EPOCHREALTIME, EPOCHSECONDS, FUNCNAME, GROUPS, HISTCMD, LINENO, RANDOM, SECONDS o SRANDOM è annullata, perde la sua speciale proprietà, anche se viene successivamente ridefinita. Lo stato d'uscita è 0 (vero) a meno che un nome non sia in sola lettura.
wait [-fn] [-p varname] [id ...]
Wait for each specified child process and return its termination status. Each id may be a process ID or a job specification; if a job spec is given, all processes in that job's pipeline are waited for. If id is not given, wait waits for all running background jobs and the last-executed process substitution, if its process id is the same as $!, and the return status is zero. If the -n option is supplied, wait waits for a single job from the list of ids or, if no ids are supplied, any job, to complete and returns its exit status. If none of the supplied arguments is a child of the shell, or if no arguments are supplied and the shell has no unwaited-for children, the exit status is 127. If the -p option is supplied, the process or job identifier of the job for which the exit status is returned is assigned to the variable varname named by the option argument. The variable will be unset initially, before any assignment. This is useful only when the -n option is supplied. Supplying the -f option, when job control is enabled, forces wait to wait for id to terminate before returning its status, instead of returning when it changes status. If id specifies a non-existent process or job, the return status is 127. Otherwise, the return status is the exit status of the last process or job waited for.

Bash-4.0 introduced the concept of a `shell compatibility level', specified as a set of options to the shopt builtin compat31, compat32, compat40, compat41, and so on). There is only one current compatibility level -- each option is mutually exclusive. The compatibility level is intended to allow users to select behavior from previous versions that is incompatible with newer versions while they migrate scripts to use current features and behavior. It's intended to be a temporary solution.

This section does not mention behavior that is standard for a particular version (e.g., setting compat32 means that quoting the rhs of the regexp matching operator quotes special regexp characters in the word, which is default behavior in bash-3.2 and above).

If a user enables, say, compat32, it may affect the behavior of other compatibility levels up to and including the current compatibility level. The idea is that each compatibility level controls behavior that changed in that version of bash, but that behavior may have been present in earlier versions. For instance, the change to use locale-based comparisons with the [[ command came in bash-4.1, and earlier versions used ASCII-based comparisons, so enabling compat32 will enable ASCII-based comparisons as well. That granularity may not be sufficient for all uses, and as a result users should employ compatibility levels carefully. Read the documentation for a particular feature to find out the current behavior.

Bash-4.3 introduced a new shell variable: BASH_COMPAT. The value assigned to this variable (a decimal version number like 4.2, or an integer corresponding to the compatNN option, like 42) determines the compatibility level.

Starting with bash-4.4, Bash has begun deprecating older compatibility levels. Eventually, the options will be removed in favor of BASH_COMPAT.

Bash-5.0 is the final version for which there will be an individual shopt option for the previous version. Users should use BASH_COMPAT on bash-5.0 and later versions.

The following table describes the behavior changes controlled by each compatibility level setting. The compatNN tag is used as shorthand for setting the compatibility level to NN using one of the following mechanisms. For versions prior to bash-5.0, the compatibility level may be set using the corresponding compatNN shopt option. For bash-4.3 and later versions, the BASH_COMPAT variable is preferred, and it is required for bash-5.1 and later versions.

compat31
quoting the rhs of the [[ command's regexp matching operator (=~) has no special effect
compat32
interrupting a command list such as "a ; b ; c" causes the execution of the next command in the list (in bash-4.0 and later versions, the shell acts as if it received the interrupt, so interrupting one command in a list aborts the execution of the entire list)
compat40
the < and > operators to the [[ command do not consider the current locale when comparing strings; they use ASCII ordering. Bash versions prior to bash-4.1 use ASCII collation and strcmp(3); bash-4.1 and later use the current locale's collation sequence and strcoll(3).
compat41
  • in posix mode, time may be followed by options and still be recognized as a reserved word (this is POSIX interpretation 267)
  • in posix mode, the parser requires that an even number of single quotes occur in the word portion of a double-quoted parameter expansion and treats them specially, so that characters within the single quotes are considered quoted (this is POSIX interpretation 221)
compat42
  • the replacement string in double-quoted pattern substitution does not undergo quote removal, as it does in versions after bash-4.2
  • in posix mode, single quotes are considered special when expanding the word portion of a double-quoted parameter expansion and can be used to quote a closing brace or other special character (this is part of POSIX interpretation 221); in later versions, single quotes are not special within double-quoted word expansions
compat43
  • the shell does not print a warning message if an attempt is made to use a quoted compound assignment as an argument to declare (declare -a foo='(1 2)'). Later versions warn that this usage is deprecated
  • word expansion errors are considered non-fatal errors that cause the current command to fail, even in posix mode (the default behavior is to make them fatal errors that cause the shell to exit)
  • when executing a shell function, the loop state (while/until/etc.) is not reset, so break or continue in that function will break or continue loops in the calling context. Bash-4.4 and later reset the loop state to prevent this
compat44
  • the shell sets up the values used by BASH_ARGV and BASH_ARGC so they can expand to the shell's positional parameters even if extended debugging mode is not enabled
  • a subshell inherits loops from its parent context, so break or continue will cause the subshell to exit. Bash-5.0 and later reset the loop state to prevent the exit
  • variable assignments preceding builtins like export and readonly that set attributes continue to affect variables with the same name in the calling environment even if the shell is not in posix mode
compat50
  • Bash-5.1 changed the way $RANDOM is generated to introduce slightly more randomness. If the shell compatibility level is set to 50 or lower, it reverts to the method from bash-5.0 and previous versions, so seeding the random number generator by assigning a value to RANDOM will produce the same sequence as in bash-5.0
  • If the command hash table is empty, bash versions prior to bash-5.1 printed an informational message to that effect, even when producing output that can be reused as input. Bash-5.1 suppresses that message when the -l option is supplied.

Se bash è avviata col nome rbash, o l'opzione -r viene fornita all'invocazione, la shell diventa ristretta. Una shell ristretta è usata per impostare un ambiente più controllato di quello della shell standard. Si comporta identicamente a bash con l'eccezione che quel che segue è o non permesso o non effettuato:
  • cambiare le directory con cd
  • impostare o rimuovere i valori di SHELL, PATH, HISTFILE, ENV o BASH_ENV
  • specificare nomi di comando contenenti una /
  • specificare un nome di file contenente una / come argomento al comando incorporato .
  • specificare un nome-file contenente una barra obliqua come argomento al comando incorporato history
  • specificare un nome di file contenente una barra [/] come argomento all'opzione -p del comando incorporato hash
  • importare definizioni di funzione dall'ambiente della shell all'avvio
  • analizzare il valore di SHELLOPTS dall'ambiente di shell all'avvio
  • ridirigere l'output usando gli operatori di ridirezione >, >|, <>, >&, &> e >>
  • usare il comando incorporato exec per sostituire la shell con un altro comando
  • aggiungere o eliminare comandi incorporati con le opzioni -f e -d del comando incorporato enable
  • usare il comando incorporato enable per abilitare comandi incorporati della shell che sono disabilitati
  • specificare l'opzione -p al comando incorporato command
  • disattivare la modalità ristretta con set +r o set +o restricted.

Queste restrizioni sono imposte dopo aver letto eventuali file di avvio.

When a command that is found to be a shell script is executed (see COMMAND EXECUTION above), rbash rimuove ogni restrizione nella shell creata dalla shell genitrice per eseguire lo script.

Bash Reference Manual, Brian Fox e Chet Ramey
The Gnu Readline Library, Brian Fox e Chet Ramey
The Gnu History Library, Brian Fox e Chet Ramey
Portable Operating System Interface (POSIX) Part 2: Shell and Utilities, IEEE --
http://pubs.opengroup.org/onlinepubs/9699919799/
http://tiswww.case.edu/~chet/bash/POSIX -- una descrizione della modalità posix
sh(1), ksh(1), csh(1)
emacs(1), vi(1)
readline(3)

/bin/bash
L'eseguibile bash
/etc/profile
Il file di inizializzazione generale di sistema, eseguito per le shell di login
~/.bash_profile
Il file di inizializzazione personale, eseguito per le shell di login
~/.bashrc
Il file di inizializzazione individuale per ogni shell interattiva
~/.bash_logout
Il file di pulizia della shell di login individuale, eseguito quando una shell di login termina
~/.inputrc
Il file di inizializzazione individuale per readline

Brian Fox, Free Software Foundation
bfox@gnu.org

Chet Ramey, Case Western Reserve University
chet.ramey@case.edu

Se trovate un "bug" in bash, dovreste segnalarlo. Ma prima, dovreste assicurarvi che sia veramente un "bug", e che appaia nella versione più recente di bash. L'ultima versione è sempre disponibile da ftp://ftp.gnu.org/pub/gnu/bash/.

Una volta determinato che avete individuato realmente un "bug", usate il comando bashbug per inviare una notifica del "bug". Se avete una correzione, siete invitati a inviare anche quella! Suggerimenti e rapporti su "bug" 'filosofici' possono essere inviati a bug-bash@gnu.org o inviati al newsgroup su Usenet gnu.bash.bug.

TUTTI i rapporti sui "bug" dovranno includere:

Il numero di versione di bash
L'hardware e il sistema operativo
Il compilatore usato per compilare
Una descrizione del comportamento anomalo
Un breve script o `ricetta' che produca il "bug"

bashbug inserisce le prime tre voci automaticamente nel modello che fornisce per compilare una notifica di "bug".

Commenti e notifiche su "bug" riguardanti questa pagina di manuale dovranno essere indirizzati a chet.ramey@case.edu.

È troppo grande e troppo lenta.

Vi sono alcune sottili differenze tra bash e le versioni tradizionali di sh, soprattutto per via delle specifiche POSIX.

In alcuni casi gli alias possono essere causa di confusione.

Comandi incorporati della shell e funzioni non sono sospendibili/riavviabili.

Comandi composti e sequenze di comandi nella forma di `a ; b ; c' non sono trattati in modo completamente corretto quando viene richiesta la sospensione di un processo. Quando un processo viene sospeso, la shell esegue immediatamente il comando che lo segue immediatamente. Basta mettere una sequenza di comandi fra parentesi per forzarla in una subshell, che può essere sospesa come se fosse un'unica entità.

Le variabili di array non possono essere esportate (per il momento).

Ci può essere solo un coprocesso attivo alla volta.

La traduzione italiana di questa pagina di manuale è stata creata da Augusto Lenardi <augusto@comune.modena.it>, Antonio Giovanni Colombo <azc100@gmail.com>, Silvano Sallese <silvano@pluto.it> e Marco Curreli <marcocurreli@tiscali.it>

Questa traduzione è documentazione libera; leggere la GNU General Public License Versione 3 o successiva per le condizioni di copyright. Non ci assumiamo alcuna responsabilità.

Per segnalare errori nella traduzione di questa pagina di manuale inviare un messaggio a pluto-ildp@lists.pluto.it.

29 ottobre 2020 GNU Bash 5.1